Concerti Magazine Giovedì 14 giugno 2007

Suq: un incontro con Gualtiero Bertelli

Magazine - Mercoledì 13 giugno ho rivisto al , dopo una vita, Gualtiero Bertelli. Colpa mia che non lo vidi in occasione dello spettacolo che tenne, sempre al Suq e ancora con Gian Antonio Stella, nel 2004 dal titolo: .
Quest’anno ha presentato con la lo spettacolo ispirato al romanzo , ispirato all’omonimo romanzo di Gian Antonio Stella, che racconta il dopoguerra attraverso l’amore tra Osto e Ines, una coppia che, con le sue vicissitudini, presenta un’Italia tanto incredibile quanto vera: un'occasione speciale per fare memoria. Una rappresentazione che racconta un passato sconosciuto eppure vicino: ci sono immagini sorprendenti e grazie alla magia degli autori, di Paolo Favorido alle tastiere, Maurizio Camardi al sax, Michele Troncon alla batteria e le voci di Giuseppina Casarin e Sandra Mangini, veniamo trasportati in un mondo da ricordare. Un’altra Italia. Bertelli è voce, fisarmonica e chitarra.

Il musicista sostiene che, per conoscerlo, bisogna avere più di cinquant’anni ed essere di sinistra. Ebbene, io appartengo alla descrizione. L’avevo ascoltato per la prima volta moltissimi anni fa ascoltando una ‘cassetta’, un audio-nastro dove insieme a Contessa, Cara moglie ed altri canti di lotta e protesta del ’68 c’erano due sue canzoni: le versioni personali di Bandiera Rossa, e . Erano gli anni di Ivan Della Mea, di Giovanna Marini, Claudio Lolli che riprendevano la testimonianza nata negli anni ’60 dei grandi Fausto Amodei - autore della canzone - - , Michele Straniero e Sergio Liberovici (padre di ).

Incontrai Bertelli cantò in una fabbrica occupata, che produceva ferri da stiro e impiegava molte donne; io andai là a portare la solidarietà dell’azienda in cui lavoravo in quegli anni. Non sapevo che poi in quello stabilimento ci sarei finito io, dopo che quella fabbrica fu chiusa definitivamente: l’azienda grafica editoriale, dove lavoravo, acquistò lo stabile e si trasferì lì.
Ebbene, in quella occasione Gualtiero presentò canzoni diverse, di un taglio intimista-sociale e politico che mi piacquero molto. Confesso che le imparai a memoria e le cantai spesso: ‘Nina’, ‘Nina no te vedevo’, ‘Nina ti te ricordi’ cantava l’amore, l’amore semplice in dialetto veneto, ma si capiva tutto. Come può chiamarsi popolare una canzone che non affonda nello spirito di una lingua nostrana? È la cultura del popolo, della gente che abita il mondo, anche se il mondo è ridotto ad un paese o una città.

Ma dove era finito Bertelli? Oggi scopro che ha fatto molte cose: oltre al musicista, ha fatto l’assessore alla cultura e alla pubblica istruzione a Mira, il suo comune di residenza. Nel 1985 ha lavorato all'IRRSAE del Veneto occupandosi, fino al 1994, della formazione di insegnanti e dirigenti scolastici in servizio. Oggi lavora in una società di consulenza.
Ma cossa dirte - potrebbe rispondermi - mi so qua e son sempre lo steso e non so più di cosa parlar. Ieri, come dicevo, ho incontrato Gualtiero Bertelli al Festival del Suq. Abbiamo parlato come due amici e gli ho offerto volentieri da bere:
«Una birra è il minimo che ti devo per le emozioni che mi hai regalato tanto tempo fa»
«Grazie», mi ha risposto sorridendomi.

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