Magazine Martedì 12 giugno 2007

Baci e abbracci, Claudia

Ebbene lo confesso. Non ho mai letto Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Mi manca assolutamente. Mea culpa. E devo rimediare. Oggi vado e me lo compro. Ray Bradbury, scrittore nordamericano di fama, ha scritto questo geniale romanzo nel 1951 (mi sono informata) con il titolo The fireman. È stato pubblicato poi nel 1953 con il titolo definitivo, che si riferisce alla temperatura in gradi fahrenheit alla quale brucia la carta.

Ma ieri sera ho visto il film di Francois Truffaut, con Cyril Cusack, Julie Christie, che dura 112 minuti ed è una produzione franco-britannica del 1966, la prima “straniera” per il regista francese. Ed era la prima volta che lo vedevo, anche se ne ho sempre sentito parlare. Il Morandini, il manuale-bibbia che consulto spesso quando vedo un film, gli dà solo due stellette e mezzo di giudizio critico. Ma non sono d’accordo.
A me è piaciuto moltissimo.

La storia si svolge in un futuro non ben definito, in un regime altrettanto non precisato, dove la cultura e i libri e addirittura le parole scritte sono bandite dalla società, con la scusa che causano l’infelicità, perché chi legge e chi si istruisce aspira poi a cose diverse da quelle che ha. In effetti nella nostra storia queste cose sono esistite ed esistono. Ci sono ancora libri banditi, censurati, vietati in molti paesi.

Ma qui è ancora diverso. Non si può leggere nulla, neanche le favole, niente che possa scatenare la fantasia. In compenso, per tenere a bada le emozioni, il regime permette agli uomini di prendere delle pillole. Alcune eccitanti, se si sentono tristi, altre calmanti se si sentono troppo inquieti. Insomma sono bandite le emozioni, tutte. E cosa rimane? Un popolo di vegetali, che vive con la televisione, con trasmissioni del genere Grande Fratello, che entrano nelle case della gente e con le quali gli utenti possono interagire.
Solo che nel film questa si chiama La Grande Famiglia, della quale ognuno si sente un membro, nonostante ci sia di mezzo uno schermo e sia tutto finto. Insomma, mi fa venire i brividi.
Penso ai nostri reality show. Bradbury è stato geniale. Ha previsto il futuro. Oggi milioni di persone accendono la tivù quando si svegliano per spegnerla prima di dormire. Forse per non pensare e non sentire le proprie emozioni. Drogati da soap opera, reality show, dalla pubblicità pure. Trasmissioni assolutamente mediocri, dove è proprio la banalità a farla da padrone e ad assicurare il successo. Per carità, non tutto è da buttare via in televisione. Ci sono trasmissioni fatte bene e intelligenti. Non sono la maggioranza, però.

Ma torniamo alla storia. Ai protagonisti veri. I pompieri. Gli uomini della vigilanza. Che fanno indagini, arrestano tutti coloro che posseggano libri, che poi vengono bruciati.
La vicenda ha come protagonista un pompiere, appunto. Montag, un uomo rigido e integerrimo, ligio al suo dovere, con una moglie di plastica, Linda, perfetta, curata, che si impasticca tutto il giorno, guarda la tivù per tutto il tempo, e come massima aspirazione ha quella di avere un mega-schermo in più in casa.

Montag vive la sua vita in questo modo. Perché Montag crede di essere nel giusto, nelle regole del regime e non si fa troppe domande. In attesa della promozione, fa il pompiere e brucia libri senza pietà. E la sera guarda fumetti, rigorosamente privi di dialogo.
Fino a quando non incontra una donna, Clarissa, che gli smuove qualcosa dentro. È diversa dagli altri e Montag questo lo capisce. Infatti dapprima sta alla larga, ma poi si innamora di una donna che domande gliene fa. Fin troppe. «Ma tu leggi mai i libri che bruci?», «Ma tu sei felice?».
L’uomo cade in un profondo conflitto. Capisce di non essere felice affatto. Che gli manca qualcosa di importante, che gli è stato rubato. E allora comincia a rubare libri sequestrati, e la sera, di nascosto, li legge. Il primo è la storia di David Copperfield. E in quelle pagine di Charles Dickens, Montag ritrova un mondo sopito dal quale non potrà più fuggire.

Lo so che voi tutti l’avete visto, sono io l’analfabeta, ma il finale non lo scrivo, casomai qualcuno, come me, l’avesse perso per strada. È un film ben congegnato, attento ai particolari, che tra l’altro mi ha ricordato un altro film visto di recente. Le vite degli altri. Il messaggio più o meno è lo stesso. Da non perdere. Fahrenheit 451 è un vero omaggio alla letteratura, alla cultura, alla libertà e alla lettura.
Perché i libri salvano la vita.
E come diceva Gustave Flaubert: Leggete per vivere.

Strabaci,
Claudia
di Claudia Priano

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