Magazine Sabato 9 giugno 2007

Rossana Campo racconta i deliri d'amore

Ah ma che vita è questa. Quando ho iniziato a leggere Più forte di me (Feltrinelli, 276 pgg., 16 Euro), il nuovo libro di Rossana Campo, ho pensato che un incipit del genere non è davvero niente male. Mi ha incuriosita subito, e ciò che ho letto dopo non mi ha delusa.
Innanzi tutto c’è lo stile: niente virgolette che segnalino l’inizio di un discorso diretto, poche virgole e un linguaggio che è quello di tutti i giorni. Fatto sta che da subito mi sono sentita in sintonia con la protagonista del libro: una donna fragile e scostante, vittima della propria paura di restare sola. Ancora una volta il mondo degli emarginati è in primo piano. E una donna costretta a lottare contro i propri fantasmi deve farsi in quattro per dimostrare di potercela fare.

I giorni bui accanto a un marito, che improvvisamente sente distante, e un problema di dipendenza dall’alcol la inghiottono ogni giorno di più, lentamente ma inesorabilmente. Quando decide di dire basta e affrontare faccia a faccia il proprio dolore troverà accanto a sé un gruppo di nuovi amici/compagni di sventura dai quali imparerà l’arte della ricerca della felicità.
Rossana Campo ha ambientato il suo libro a Parigi, dove vive dal 1989: «sento un legame forte con questa città. A volte la odio, anche. Ha una tradizione letteraria importante: molti grandi autori sono passati di qui. Parigi, come tutte le metropoli, ha i suoi lati nascosti». E Rossana parla nel suo libro dei clochard che vivono in città: «ho spesso fatto due chiacchiere con loro. A volte li consideriamo degli extra terrestri, ma non ci rendiamo conto che le loro storie non sono poi così diverse dalle nostre».

Un altro elemento importante del romanzo è rappresentato dalla figura di Aloise Corbaz, pittrice svizzera esponente dell’Art Brut: la protagonista desidera, prima o poi, scrivere un libro sulla vita di questa donna sfortunata, che per anni ha vissuto in un ospedale psichiatrico: «da sempre mi affascinano gli outsider dell’arte». Anche Rossana Campo dipinge: è sua la copertina del libro. «Nella sua vita anche Aloise ha amato molto e, come capita a tutti, ha conosciuto i deliri legati all’amore».
Rossana ammette che scrivere questo libro non è stato per lei cosa semplice: «il tema delle dipendenze - non solo dall’alcol, ma anche dall’amore - tocca qualcosa di profondo in me. Tutti abbiamo dei “buchi neri”, anche se ognuno esprime a modo suo il proprio disagio».

Nel libro la protagonista, che fa la scrittrice, dice di odiare i giornalisti che domandano: “quanto c’è di lei nei personaggi dei suoi romanzi?”. Immaginandola come una sorta di alter ego di Rossana, mi ero ripromessa di non porle il quesito, ma è stata lei stessa a dire: «alcune situazioni di cui scrivo fanno parte della mia vita perché le ho vissute; in Più forte di me le ho solo raccontate in forma romanzesca. Per il resto, è un semplice gioco letterario, che da sempre lega lo scrittore al lettore: in molti si chiedono dove stia il confine tra realtà e finzione. La letteratura serve anche a questo. Scrivere per me significa fare un viaggio all’interno di me stessa».

Il primo, fortunatissimo romanzo di Campo, In principio erano le mutande è diventato un film, diretto da Anna Negri, alla cui sceneggiatura ha partecipato la stessa autrice. Oggi Più forte di me sembra ancora una volta adattarsi perfettamente ad una trasposizione cinematografica: «me lo dicono in molti, e questo per me è un buon segno, anche se in generale non penso bene dei libri adattati ai film, e viceversa. Però significa che il mio non è un libro fasullo, di quelli che cercano in tutti i modi di “fregare il lettore”. Se lo apprezzi è perché ci stai dentro: questa è la vera forza della letteratura».
Ed ecco che, in questa ultima frase pronunciata da Rossana con tanto impeto riconosco lei, l’anti-eroina del libro, che sarà pure fragile ma che non rinuncia ai propri ideali.
La riconosco nella voce della sua creatrice. E sorrido.

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