Magazine Martedì 5 giugno 2007

Fumetti made in Zena



Nell’appartamento di fianco, trovo : il trentaduenne genovese e genoano, ottimo ballerino di mazurca, è davanti al pc, impegnato nella realizzazione di una campagna di sensibilizzazione, commissionata dal SERT e dalle ASL, contro l’uso di droghe e alcool.
Parlando dei suoi inizi, caratterizzati dagli anni al Klee e all’Accademia di Belle Arti, mi racconta di aver sempre disegnato: «Giocoforza, quella che era solo una passione è diventata una professione». Dopo aver collaborato per diversi anni con la rivista Andersen ed essersi dedicato a tanti lavori di grafica, la prima grande commissione è stata quella per la campagna pubblicitaria della Céres. Nel 2006, infine, ha vinto il Premio ’U giancu per il disegno umoristico.
Nel grande stanzone che gli fa da studio, oltre ad un modellino di corpo umano in plastica, di quelli che si trovavano nelle vecchie aule di scuola, per intenderci, scovo diversi indizi che mi fanno intuire una passione per Andrea Pazienza: «Come no! E poi tutto il gruppo dello storico Frigidaire, de Il Male, l’underground americano e Jacovitti».

Un paio di stanze più in là, stringo la mano a Giovanni Bruzzo: sulla piazza da quasi trent’anni, collaboratore di Frigidaire, storico disegnatore della Bonelli, dopo la recente esperienza di , si occupa ora a tempo pieno del mitico . Divide la cuccia con , Vitale Mangiatori e Andrea Freccero, oggi assenti. «Ingiustificati!», mi precisa sorridendo.
«Tex è molto più divertente di Brad: ci sono i cavalli, gli indiani, le grandi suggestioni dell’infanzia. Penso che, oggi, i ragazzini non abbiano il materiale adeguato con cui nutrire i propri sogni. Mancano prodotti permeati di romanticismo ed avventura. Ho la netta impressione che, attualmente, gli vengano offerti solo prodotti edonistici, politically correct. Penso che se un bambino non gioca alla guerra, da grande la farà sul serio, la guerra».
Da piccolo, sfogliava pubblicazioni ormai estinte dal mercato editoriale italiano: «Ho avuto l’occasione di insegnare in un liceo artistico, io che non ho mai voluto studiare disegno. Uno dei consigli che mi sentivo di dare ai ragazzi era quello di lasciar perdere le edicole, di non guardare cosa veniva pubblicato, e di disegnare per il puro piacere di farlo. Il fumetto che viene richiesto dal pubblico all’editore è destinato a morire. Ed è un po’ quello che sta accadendo da qualche anno in Italia, purtroppo».
Esco in strada stracarica di nozioni e chiacchiere in libertà, sinceramente colpita dal bell’ambiente dell’accessibile torre d’avorio dell’eroico manipolo.

di Stefania Pilu

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