Magazine Mercoledì 30 maggio 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Magazine - Vivo un rapporto molto conflittuale con mia mamma, che mi tormenta. Lei mi ha sempre dato cure, attenzioni e affetto, ma è stata anche una mamma severa, per certi aspetti, con una mentalità rigida, soprattutto in materia sentimentale.
Ho avuto due storie d'amore importanti, entrambe concluse: ragazzi che ho amato con tutto il cuore, anche se non erano i classici fidanzati che avrebbero reso felici i miei genitori. Poi, dopo essere stata lasciata alle soglie di una convivenza, ho deciso di andare comunque a vivere da sola: avevo già trent'anni, ma soprattutto non sopportavo più mia madre, il suo voler controllare le mie uscite serali, il suo in qualche modo rinfacciarmi di non aver ascoltato i suoi consigli, il suo dirmi che non l'amavo perché stavo cominciando a ribellarmi, ad essere diversa.
Sono sempre stata la sua "brava bambina" a scuola e in casa: l'unica forma di ribellione sono stati questi miei amori. Il fatto che io sia andata via da sola, senza un compagno, l'ha ferita molto.

Ma vorrebbe continuare a controllarmi. Io ora vivo un altro amore, ma non voglio condividerlo con lei. Mio padre l'ha sempre seguita in tutto e mia sorella è sposata. Io mi sento quella che sta facendo la pazza, ma ho bisogno di allontanarmi da loro e dal suo giudizio. Forse non la amo davvero come dovrei, ma è sbagliato voler vivere la propria vita senza sentirsi in colpa? Se il prezzo è non dire più nulla di sé e del proprio privato, non è comunque un mio diritto volerlo pagare? Ma soffro per questa situazione: lei è anziana, e se morisse senza aver capito che comunque non ho mai voluto farle del male? Cosa ne pensi?
Grazie, Angela


Purtroppo, a volte, i rapporti con la propria madre sono meno belli di quanto si vorrebbe. È un peccato e un dolore e possono esserci molte spiegazioni e molti motivi. Tuttavia, leggendo la sua lettera, mi è rimasta impressa la sua frase io sono sempre stata la sua "brava bambina", e di questo vorrei parlare.
Gli esseri umani percorrono un'evoluzione che parte da una assoluta, fusionale, dipendenza e che, attraverso una serie di fasi, arriva all’autonomia. I genitori dovrebbero essere presenti in questo percorso per assicurare protezione e cura, ed anche per aiutare i bambini a diventare adulti. Da un punto di vista simbolico questo significa che, ad un certo punto, divenuti grandi, i bambini smettono il loro ruolo "da bambini" e le mamme (e i papà) smettono il loro ruolo "da mamme e da papà". Il legame affettivo resta inalterato, ma si interrompe il rapporto di dipendenza e di sudditanza tra "chi è grande" e "chi è piccolo".

In realtà, invece, accade che abbandonare il proprio ruolo "da genitore" a volte possa non essere così facile e capita anche che alcune mamme, come forse la sua, continuino a relazionarsi con le proprie figlie come se queste rimanessero eternamente "delle bambine" non vedendo, non riconoscendo, non apprezzando che, invece, quelle "brave bambine" sono diventate delle "brave donne", di cui essere orgogliose anche quando affrontano, come possono, questa grande sfida della vita: alcuni legami diventano importanti solo quando si riesce a farli finire.

Come dicevo all’inizio, purtroppo, ci sono persone che hanno troppa paura per provarci ed altre, come lei, che soffrono perché non riescono a spiegare e a spiegarsi perché c’è così tanto astio nel fare ciò che dovrebbe essere naturale fare. O forse tutto questo è proprio ciò che è necessario per arrivare a spezzare un vecchio legame arrivando così a scoprire che non ne abbiamo più bisogno. Dopo si potrà trovare un nuovo modo di riconoscersi. E volersi bene. Anche se non siamo più bambini e non abbiamo più bisogno di "quel tipo" di mamma.

di Marco Ventura

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