Concerti Magazine Mercoledì 30 maggio 2007

Rimbambiniamoci di libri

Magazine - Il secolo che ha sconvolto la musica, comincia con una rivoluzione: il talento melodico e la conoscenza dell'arte dei suoni, non sono più requisiti fondamentali per eseguire una canzone. L'anno fatale è il 1956, nel mese di gennaio; l'artefice è Lonnie Lonegan. Chiunque può suonare la sua Rock Island Line che, nonostante il titolo, ha ben poco da condividere con il neonato rock and roll, partorito dal blues. Chiunque può far parte di un complesso skiffle, una band improvvisata. Chiunque, perfino John Winston Lennon, al secolo famoso privo del secondo nome dato per un momentaneo entusiasmo patriottico.

Ne sono trascorsi di anni da quando, era il 9 ottobre 1940, durante una violenta incursione aerea, alle ore 18:30 vide la luce nell'Ospedale della Maternità in Oxford Street quel discolo di John, cresciuto dalla zia Mimì come fosse figlio suo. Allegro e d'indole aperta, il suo peggior castigo era ignorarlo; generoso, cantante nel coro di St. Peter nel quartiere di Woolton, dove abitava in Menlove Avenue, a John fu indicata la strada da seguire quando, avrà avuto dieci anni, il conducente di un autobus della linea Liverpool-Edimburgo gli regalò una vera armonica da bocca, vedendolo tutto indaffarato nel maneggiarne un'altra, più prossima al giocattolo. Dopo questo primo incoraggiamento, iniziò a frequentare la Quarry Bank, scuola secondaria suburbana di Allerton, Liverpool, conosciuta alla cronaca per aver formato gli allievi Peter Shore e William Rogers, divenuti successivamente ministri del governo laburista. Lì, tutto ebbe inizio: Eric Griffiths alla chitarra, Pete Shotton al piano, Len Garry e Colin Hanson ai tamburi, Rod al banjo e Nigel Whalley (prima come elemento fisso, poi impegnato soprattutto nel ruolo di agente), sotto la direzione di John, i Quarrymen si esibirono per la prima volta in Rose Street, suonando gratis e su un autocarro, in occasione dei festeggiamenti per la Giornata dell'Impero.
A pochi giorni di distanza, era il 15 giugno 1956, Ivan Vaughan, amico d'infanzia di John, presentava al complesso un suo compagno di scuola, dell'Istituto Liverpool: era Paul McCartney, all'anagrafe battezzato col nome di James Paul, nato il 18 giugno 1942 e soprannominato dal fratello Michael "Fatty" ('Grassone').
Suo padre, Jim, avrebbe voluto fargli frequentare l'università, peccato però che quando Paul lo venne a sapere, si applicò sempre meno allo studio; ciononostante, nel 1953 vinse un premio per il saggio sul libro Le sette regine d'Inghilterra, di Geoffrey Trease. Tre anni dopo la tragedia: con la morte della mamma Mohin, la sua ossessione divenne la chitarra.
L'orecchio musicale lo aveva ereditato dal padre che, in gioventù, suonava delle arie sincopate nel complesso Jim Mac's Band. Eppure, dopo aver preso delle lezioni di pianoforte, non accadde nulla. Nessuna conseguenza neppure dopo esser riuscito, da solo, a suonare una tromba avuta in regalo.
Solo la chitarra riuscì in quello che nessuno strumento era riuscito prima: dopo un tentativo andato a male a causa del suo esser mancino, una modifica e l'influenza di Elvis Presley ebbero successo laddove Jim era naufragato.
A furia di imitare Elvis, si migliorò con le canzoni di Little Richard, alcune delle quali scelse di suonarle anche davanti a John, quando lo incontrò la prima volta. Era bravo.

La prima esibizione in pubblico di Paul insieme ai Quarrymen fu ad un ballo del Conservative Club, a Broadway. Paul avrebbe dovuto suonare Twenty Flight Rock, ma accadde qualcosa e così, dopo il ballo, fece ascoltare a John due motivi che aveva composto da sé. «Il primo era intitolato I Lost My Little Girl. Per non esser da meno, John incominciò immediatamente a sua volta a comporre motivi. Fino a quel momento di era limitato ad elaborare e adattare alle proprie capacità parole e motivi altrui»1. Da quel giorno i due furono inseparabili.

Ingelosito, Pete Shotton abbandonò il complesso e Paul fece entrare George Harrison. Nato sotto il segno dei pesci il 25 febbraio 1943, apprendista elettricista all'età di sedici anni, era esteriormente ribelle: con abiti colorati e capelli lunghi, l'eccentrico ragazzo vedeva realizzate in Lonnie Lonegan le sue idee musicali. Prima con una chitarra di seconda mano pagata tre sterline, poi con una elettrica comprata per trenta, un giorno riuscì ad ottenere un'audizione al circolo della British Legion, a Speke, pur non avendo un complesso, che mise su dall'oggi al domani: George, il fratello Peter e l'amico Arthur Kelly, alle chitarre, due ragazzi con il basso e l'armonica a bocca, tutti insieme sotto un unico nome, I Ribelli.

Nel frattempo i componenti del Quarrymen cambiavano in continuazione: alla chitarra, oltre a Eddie Clayton, si aggiunse anche George Harrison. Quando c'era Duff al pianoforte, erano più le occasioni in cui si esibivano per concorsi, feste ecclesiastiche e vari ritrovi, privi del suo apporto che quelle in cui terminavano lo spettacolo alla sua presenza. Fin quando venne il giorno in cui sul «Liverpool Echo» un annuncio avvertì dell'arrivo di Carrol Levis, in cerca di nuovi talenti. I Quarryman non esistevano più dal 1959, al loro posto i neonati Johnny and The Moondogs si esibirono a Manchester anche se, prima dell'applausometro, a causa delle scarse risorse economiche, il complesso era già sulla via di ritorno, con un nuovo compagno di viaggio: la delusione.

I gruppi nascevano ovunque. Era l'epoca di Buddy Holly e i Crickets ('I Grilli'), a John divertiva questo loro nome d'arte, così gli venne in mente l'idea dei beetles (scarafaggi), un gioco di parole che ricordava la musica beat ma, al contempo, era un po' troppo semplice. Tanto che per tutto l'anno 1959 si chiamarono Silver Beatles, soprannome inventato quando si presentò l'occasione di un'ennesima audizione organizzata da Larry Parnes, della cui scuderia facevano parte Billy Fury, Marty Wilde, Tommy Steele e ancora. Il gruppo si presentò formato da Paul McCartney, George Harrison e John Lennon (chitarra), Stuart Sutcliffe (basso) e, privi di batterista trovarono, disponibile solo per il provino, Johnny Hutch: lo scopo era quello di uscirne con una scrittura come complesso per Billy Fury. Risultato: il gruppo composto da Paul Ramon (nuovo nome di Paul "Macca"), Carlo Harrison (George Harrison), Stu de Stijl (Stuart Sutcliffe) e Johnny Silver (John Lennon), ottenne due settimane di tournée in Scozia, per accompagnare Jonny Gentle.
Di ritorno a Liverpool, avevano preso a chiamarsi con il nome d'arte gli Arcobaleni. Si esibivano ovunque, anche nel club di Allan Williams il quale, dopo aver trovato il complesso di Tony Sheridan per Bruno Koschmeider, proprietario del Kaiserkeller, unico club di rock and roll di Amburgo, aveva ricevuto la richiesta di un altro gruppo di successo che, da contratto, doveva esser composto da cinque elementi: la cinquina fu completata da Pete Best (batteria), primogenito della fondatrice del club La Casbah, quartiere generale dei Quarrymen dove erano applauditissimi. Tutti pettinati alla Tony Curtis, jeans attillati neri e camicia bianca, partirono per la Liverpool della Germania, a quei tempi al culmine del vizio. Suonavano per otto ore consecutive all'Indra, che tradotto dal tedesco significava India, sette sere su sette: due mesi dopo, a causa della chiusura del locale, passarono al Kaiserkeller dove, insieme al complesso Rory Storm e gli Hurricanes (dove Ringo Starr era il batterista degli Hurricanes), si alternavano suonando sei ore per notte.
Il sonno lo combattevano a suon di pillole per dimagrire, poi sostituite da altri eccitanti: tanta musica, donne e grandi bevute, poco riposo e scarso mangiare. Questa la vita che conducevano quando il contratto fu rinnovato, per diverse volte. Il pubblico li reclamava e così, un giorno, si presentarono a Peter Eckhorn, direttore del Top Ten, il club notturno più elegante di Amburgo: per alcuni guai, il contratto durò un giorno e, chi da solo, chi in coppia, i cinque ragazzi tornarono a Liverpool.

Dopo Amburgo, la loro esibizione più importante avvenne nella cornice della Litherland Town, il 27 dicembre 1960, per volere di Bob Wooler che li compensò con sei sterline: avvolti in calzoni di cuoio, con quegli stivaloni da cow-boy, fecero un pandemonio. Durante la loro assenza dall'Inghilterra, gli altri gruppi avevano preso a somigliare agli Shadows che, con il disco Apache erano in vetta alle classifiche. Il merito del successo dei Beatles, della loro ribellione, era dovuto ad Amburgo. Di ritorno, avevano ancor più radicato il loro stile, all'epoca in contrasto con il panorama musicale. Questo fu il motivo che spinse Wooler ad offrirgli di cantare come unico gruppo nel Caverna, una cantina al numero 8 di Mathew Street. Accadeva nel gennaio del 1961: la prima volta, dietro un compenso di cinque sterline, l'ultima, tredici mesi dopo, il guadagno era lievitato a trecento sterline. Per un totale di duecentonovantadue concerti!

Lo stile alla Beatles sarebbe nato di lì a poco quando, di ritorno ad Amburgo, Astrid Kirchherr, un'ammiratrice già conosciuta durante il loro primo viaggio, fece opera di persuasione prima su Stu e poi sugli altri, per acconciargli i capelli secondo il suo gusto: lisci e più corti. La sua influenza li portò ad abbigliarsi diversamente. Viceversa, una cosa che rimase invariata rispetto al 1959, fu l'uso di pillole eccitanti che coinvolse il gruppo, tranne Pete Best. La vera novità fu un'altra: l'incisione del loro primo disco come accompagnatori di Tony Sheridan, con i Beatles (per l'occasione il loro nome divenne Beat Brother) in versione ridotta, senza Stu (morto nel 1962) che aveva deciso di sposare Astrid e riprendere la vita di prima, perché più abile come pittore. La parentesi tedesca si concluse con un ritorno a casa nel luglio 1961.

I sostenitori, c'erano già. La fama sarebbe arrivata alle tre di pomeriggio, del 28 ottobre 1961, merito di Ray Jones, un giovane che entrando nel negozio di articoli musicali NEMS a Whitechapel chiese My Bonnie dei Beatles. Il ventisettenne al di là del bancone, dovette ammettere l'evidenza: ignorava sia il disco, sia il gruppo. Due giorni dopo, alcune ragazze fecero la medesima richiesta e così a Brian Epstein non rimase che andare al Caverna per incontrarli. Il 9 novembre, tra il pubblico, c'era anche lui; ma quella volta gli chiese solo informazioni sulla casa discografica che li aveva in distribuzione: l'indomani ordinò alla Polydor duecento copie di My Bonnie. Qualche mercoledì dopo, Brian si propose come loro impresario, lavoro per cui avrebbe voluto il venticinque per cento degli importi. Tre giorni dopo, alla presenza di Alistar Taylor che firmò come testimone di quella di Brian, mai apposta, l'accordo fu sancito ed Epstein fondò una nuova società, la NEMS Enterprises, nata solo per amministrare i Beatles.
Grazie alle sue conoscenze nel campo discografico e alla notevole abilità imprenditoriale, il primo colpo messo a frutto da Brian fu quello di strappare a Mike Smith della Decca la promessa di un'audizione negli studi londinesi: sull'agenda fu fissato il giorno, 1 gennaio 1962. Eppure Dick Rowe, superiore di Mike, li scartò senza troppi complimenti spiegando: «I complessi con la chitarra stanno finendo»2. Il tenace Brian non si diede per vinto: ma anche la Pye, la Columbia, la HMV e la Emi li rifiutarono.
In dicembre, il periodico «Mersey Beat» gli offrì su un piatto d'argento l'occasione che né i Beatles, né Brian si lasciarono scappare: una votazione sulla popolarità. Attraverso i tagliandi, i brogli di John e Paul diedero i loro frutti: il 24 marzo 1962 furono dichiarati vincitori del sondaggio.
Finalmente, il 6 giugno dello stesso anno, ebbero l'audizione davanti a George Martin della Parlophone, affiliata EMI, negli studi di Londra a St. John's Wood: intonarono canzoni note come Besame Mucho e composizioni inedite quali Love Me Do, oppure Ask Me Why e Hello Little Girl. Bene. L'unico di cui George non rimase molto soddisfatto fu Pete Best che, sostituito da Ringo, provocò malcontento tra i fans (anche perché Pete era il preferito delle ragazze e ciò provocava le gelosie di John e di Paul).

Ringo, battezzato
Richard Starkey, era il più anziano dei Beatles, essendo nato all'alba del 7 luglio 1940. Fisicamente indebolito a causa di due lunghe degenze in ospedale, fu fattorino delle British Railways, barista a bordo di un battello, e, al contempo, batterista nel complesso The Eddie Clayton Skiffle. Suonando al Butlin's, Richard divenne Ringo da Rings ('anelli'), perché a vent'anni ne portava ben quattro di monili! Ad Amburgo aveva già incontrato i Beatles, con cui decise di suonare per denaro: 25 sterline la settimana contro le 20 proposte da King Size Taylor e dai Dominoes.
Il 4 ottobre '62 uscì il primo 45 giri, registrato l'11 settembre: era la diciassettesima versione di Love Me Do. Alla batteria figurava Andy White, mentre il nome di Ringo apparve sul lato di P.S. I Love You, anche se suonava le maracas. Il disco salì fino alla posizione numero 17 nella classifica made in England. Intanto, poco prima che si aprisse la porta del successo, il 23 agosto John si sposava in segreto con Cynthia Powell (per separarsi ed unirsi poi a Yoko Ono), conosciuta ai tempi della Scuola d'Arte, perché incinta. Nel '63, oltre alla venuta alla luce di Julian, primogenito in casa Lennon, arrivò il secondo 45 giri, Please, Please Me, che raggiunse la vetta della hit parade!
Dopo la prima apparizione televisiva nel programma Thank Your Lucky Stars, organizzata da Dick James, nome d'arte del cantante Dick Vapnick, e prima d'incidere il terzo singolo, From Me To You (premiato con il Disco d'argento), e dopo aver partecipato alla loro prima tournée con Helen Shapiro, nell'aprile 1963 venne pubblicato il primo long playing: Please Please Me, in Italia uscito come The Beatles. Nell'agosto, l'incisione del singolo She Loves You, con un milione di copie in Inghilterra, lanciò nel mondo la Beatlesmania che toccò, come prima tappa, Londra: nella sera del 13 ottobre, sul manifesto del Palladium, figurarono in pool position.
Lo spettacolo, poi ritrasmesso in televisione, calamitò l'attenzione di 15 milioni di spettatori. Il mercoledì successivo, Bernard Delfont annunciò la loro partecipazione il 4 novembre al Royal Variety Performance, dove, tra i tanti presenti, figuravano la Regina Madre, la Principessa Margaret e Lord Snowdon. I Beatles suonarono le solite canzoni e causarono manifestazioni isteriche semplicemente annunziando che stavano per cantare She Loves You; poi eseguirono Till There Was You e Twist and Shout. John, presentando un numero, disse: «"Quelli ai secondi posti battano le mani." Poi soggiunse, accennando con la testa al palco reale: "Gli altri si limitino a far tintinnare i gioielli"»4.

A quel punto la conquista del mondo divenne un gioco per i Fab Four, anche se ancora non erano sbarcati in America, dove debuttarono all'Ed Sullivan Show davanti a 73 milioni di spettatori. Ma le sorprese non finirono lì, perché nel maggio del 1965 divennero Baronetti in quanto la Regina Elisabetta, soprannominata "Elisa-Beat" per l'occasione, gli assegnò la più alta onorificenza: il MBE (Member of British Empire). Chissà perché, ma in quello stesso momento, a Milano, Edward "Duke" Ellington, il duca del jazz, confessava sottovoce: I Beatles? «Non so neppure chi sono…»5.
Eppure erano famosi in tutto il mondo. Ovunque andassero. Perfino in Italia, dove i Fab Four si esibirono nell'unica tournée a Milano, Roma e Genova, nell'estate del '65, lasciando segni indelebili: uno di questi è ancora vivo nel cuore degli ammiratori associati al "The Official Beatles Fan Club", operante fino al 1973 e poi fuso il 1 gennaio 1996 con il "The Beatles Fan Club Pepperland" con sede in Roma, diretto da Luigi Luppola.

Irriverenti, magnetici, divertenti, capaci d'imporre lo stile di vita cavern club e di autodefinirsi nel marzo del '66 «più grandi di Gesù»6 (dichiarazione di John alla giornalista inglese Maureen Cleave, il 4 marzo 1966), la storia dei Fab Four può esser sintetizzata da alcune citazioni, separate da almeno due generazioni. La prima, che risale al 29 dicembre 1963, fu scritta da Richard Buckle e pubblicata sul «Sunday Times»: vi sono descritti come i più grandi musicisti dopo Ludwig van Beethoven. L'ultima è di quest'anno, e appare nel libro The All Time Top 1.000 Albums; un sondaggio tra 200 mila esperti di musica, ha piazzato nelle prime cinque posizioni quattro loro album: Revolver, Stg Pepper's Lonely Hearts Club Band, The White Album e Abbey Road.
Tra queste, v'è la critica pubblicata nel 1965 dal «Daily Mail»: «La nostra epoca non è in declino perché ama i Beatles, ma ama i Beatles perché è in declino»7. Alla quale fa da contraltare un sondaggio della BBC Pool, che proclama McCartney il migliore compositore del millennio, avendo battuto un rivale come Wolfgang Amadeus Mozart, e incorona Yesterday la canzone del secolo; sulla breccia dal 1965, è disponibile in duemila esecuzioni diverse.
La seduta di registrazione del 4 gennaio 1970 fu l'ultima in assoluto dei «Beatles che sono e resteranno quattro»8, hanno dichiarato i tre superstiti McCartney, Harrison e Starr. Il gruppo, privato di John, ucciso nel 1980 a New York sul portone del Dakota da David Chapman convinto di acquisirne la fama, non si riunirà mai, neppure per 781 miliardi, poco più di 39 miliardi di lire per ogni minuto di esibizione, qualcosa come 216 milioni al secondo proposti recentemente a ciascuno dei tre! Ma l'imperativo «vivere adesso, subito»9, al centro della cultura degli anni Sessanta, è un pensiero sempreverde anche se sono cambiati gli "stimoli" della voracità.

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