Magazine Martedì 29 maggio 2007

Baci e abbracci, Claudia

Ecco. Dovremmo quasi esserci. Il trasloco è finito e la casa è a posto. E ora me la godo un po’. Il mio ombelico del mondo. Il posto dove tornare ogni volta. E mentre metto a posto tutti i libri, li divido e li dispongo sugli scaffali, ecco che me ne capita uno tra le mani, letto un po’ di tempo fa, ma che ricordo benissimo. E mi colpisce. Eccome. Parla proprio di casa. Di nido. E in questo momento per me è un tema importante. Ultimamente ho fatto troppi cambiamenti. Adesso stop. Voglio affezionarmi un po’ a questa, anche se non sarà mai mia e un giorno la dovrò lasciare. Ma non a caso mi ritrovo a sfogliare ancora una volta questo romanzo. Copertina azzurra e bianca. Ed. Palomar. Il tutto a quattordici euro.

È davvero il centro del mondo questa casa dove succede di tutto.
Nella casa, questo è il titolo, di Roberta Pilar Jarussi, le generazioni si inseguono senza tempo, o meglio dei tempi ci sono, ma l’autrice improvvisamente salta negli anni in una narrazione fatta di presente e poi flash back del passato che si intrecciano nuovamente nel presente.
Ha ragione chi introduce il libro in copertina. Si chiama Cosimo Argentina. Dice che chi si avvicina a questo romanzo non deve aspettarsi alcunché di tradizionale. "Se cercate una scrittura liquida e lineare cercate altrove", scrive.
Ed è vero.

Certo non si deve pensare che l’autrice ti prenda per mano e facilmente ti porti in giro per un percorso lieve e senza intoppi. La Pilar Jarussi ti lancia in un suo mondo dove i sogni sono molto importanti, ma anche la narrazione ha qualcosa di onirico e tumultuoso. Questo romanzo potrebbe quasi essere un testo teatrale dove emergono personaggi forti. Uomini e donne grezzi e paludosi come il Sud nel quale nascono, vivono, crescono e muoiono, dove le loro vite si intrecciano a volte quasi sfiorandosi, a volte lasciando segni indelebili. Tutto nella casa, la vera prima protagonista di questo romanzo. Grande, enorme, accogliente per chi la vive con gli occhi di un bambino. Stretta, troppo stretta, logisticamente illogica e gravosa per chi la abita da grande.

Ma comunque una casa che tutti sa ricevere e ospitare, non senza contraddizioni, proprio come quel paese fantastico e di duro impatto che è il Sud. Quando leggerete questo romanzo, se lo leggerete, vi innamorerete di alcuni personaggi. Altri li odierete moltissimo. Sfido chiunque a trovare una uniformità di sentimenti nell’avvicinarsi a queste donne e a questi uomini. L’autrice in questo riesce. A giocare sull’aspetto più recondito del nostro sentire e a farci entrare in risonanza con storie di dolore e passione, amore e miserie. Un ingranaggio di costruzione narrativa e uno stile asciutto non facili da principio, ma alla fine estremamente affascinanti.

E ancora non a caso, subito dopo, ecco che mi capita di tirare fuori dallo scatolone Lessico famigliare della Natalia Ginzburg. Beh, lei è un’altra cosa. La migliore, quando si parla di questo genere di storie. Quella a cui si sono ispirate molte autrici e molti autori che hanno camminato per le vie tortuose delle relazioni difficili e piene di ostacoli che sono quelle famigliari.
E forse anche lei.
Roberta Pilar Jarussi.

Baci e abbracci casalinghi.
A tutti.
di Claudia Priano

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