Magazine Mercoledì 14 marzo 2001

Il giallo sul Graal sta per risolversi

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Non mancano anche gli echi negativi. PRC lamenta i ritardi dell’Amministrazione nel fronteggiare l’emergenza e rileva che il ponente cittadino è ancora una volta escluso dai benefici di questa svolta anche per gli egoismi di Riva. I Verdi denunciano le barbarie di una pulizia ruspante del Centro storico dovuta ad insediamenti improvvisati di tipo commerciale che sfruttano il momento favorevole, ma sono totalmente avulsi dalla storia e da una tradizione che va salvaguardata.

E’ peraltro ben vero che il parcheggio di Piazza della Vittoria, sempre completo, e quello provvisorio ricavato da una piattaforma galleggiante su vecchie chiatte a Santa Limbania, sono inadeguati. Si è varato d’urgenza un prefabbricato che prevede la copertura dei binari di Brignole fino a Terralba, ma tutto è fermo a Roma di fronte alle esose richieste delle FF.SS. per la concessione dei diritti di superficie.

Va detto che sul versante delle indagini si esclude l’ipotesi di furto a scopo di lucro. L’oggetto, pur di valore inestimabile, non ha un mercato nel campo dell’arte, del collezionismo e dei musei per il carattere precipuo del suo valore meramente simbolico.

Resterebbero a quanto pare due ipotesi. La prima è quella di un atto terroristico per ottenere un risultato politico in cambio della restituzione del Catino, ma in tanti mesi non si è registrata alcuna rivendicazione al di fuori delle solite telefonate di mitomani che dicono di essere in grado di dare importanti informazioni. Si pensa, ciò nondimeno, all’OLP ed all’integralismo islamico algerino che tuttavia mal si collegherebbe alla città di Genova.

La seconda ipotesi, più cervellotica, era stata suggerita sul settimanale tedesco Der Spiegel da un suo inviato. Si sosteneva in sostanza che esistono nel mondo delle sette religiose, o sedicenti tali, che attribuirebbero poteri straordinari al Santo Graal. Una setta di questo tipo avrebbe avuto radici molto profonde anche nelle alte sfere naziste. Le autorità inquirenti non si sentivano di escludere neppure una pista di questo tipo.

Le analisi chimiche eseguite sul pezzo di ceramica a forma di catino lasciato sul posto non avevano dato alcun aiuto. In conclusione, si brancolava nel buio sia a livello locale che all’INTERPOL coinvolta nelle indagini a seguito della risonanza internazionale assunta dall’evento.

Vi era per la verità anche una ipotesi subordinata suggerita da un paio di grossi mercanti d’arte, secondo i quali esistono nel mondo, soprattutto in Estremo Oriente, dei collezionisti spregiudicati disposti a spendere qualsiasi cifra per arricchire di pezzi pregiati la propria collezione, paghi di poterla esibire in segreto ai propri amici e consci della non commerciabilità di tesori di provenienza furtiva.

In questo clima di enigma ed euforia ad un tempo, si arriva alla notte di Natale. La Genova che conta, Sindaco in testa (questa volta senza il proverbiale sorriso), è in Duomo per la messa celebrata dal Cardinale. E’ la prima volta che in una cerimonia ufficiale la più alta Cattedra diocesana si pronuncerà sul grave attentato al Tesoro. Fino ad allora non si sono avute prese di posizione, né di supplica ai trafugatori né di condanna, se si eccettua un breve invito a restituire il mal tolto, rivolto dal Papa ai rapinatori, durante l’Angelus di una recente domenica.

Vi è molto interesse non disgiunto da curiosità per quello che dirà il Porporato. In fondo, mai atto di delinquenza fu più benefico per una città.

Ma ritorniamo alla Messa di Natale. Nelle prime file si notano addirittura esponenti di salita San Leonardo, notoriamente poco assidui frequentatori del Duomo. Ci sono tutte le cariche cittadine, Deputati e Senatori, i Cavalieri del Santo Sepolcro con mantello e feluca (anche questo ordine cavalleresco sta vivendo un periodo di splendore dopo la caduta di immagine causata dal fallimento del Marchese De Cavi).

Umberto Costa

di Annamaria Tagliafico

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