Magazine Venerdì 25 maggio 2007

Sarà perché ti amo

Credo che sei mesi siano un giusto tempo per poter avere l’idea di come sia una persona, delle sue reazioni in determinate situazioni, dei suoi momenti no e di tutto quel complesso di abitudini che fanno parte del quotidiano.
Quando ho conosciuto Fabrizio ammetto di non essere stata nelle mie piene facoltà mentali.
Ammetto che quella sera avevo bevuto solo una birra e che forse mi mancavano tutte le attenzioni che un compagno può dare.
Ed allora ho tralasciato di vedere la sua cafonaggine, la sua rozzezza, il suo modo di parlare con i verbi coniugati a caso e conditi da innumerevoli parolacce che in tempi normali mi avrebbero fatto rivoltare stomaco e pancreas nello stesso tempo.
Era un buono semplice che dalla vita aveva avuto poco e quel poco non l’aveva saputo coltivare.
Un matrimoni fallito alle spalle, una famiglia interrotta dalla malattia della madre mi avevano intenerito e spinta da non so quali pulsioni avevo deciso di mettermi con lui accettando ogni suo difetto.
Mi ero innamorata di una persona che mi metteva all’ultimo posto dopo il lavoro, la sua famiglia, gli amici e le sue amiche.
Poi arrivavo io, la sua fidanzata.
Ed io dovevo sopportare le sue mancanze nei miei confronti.
Accettavo tutto senza lamentarmi, dal ricevere sms sul suo cellulare nel cuore della notte che mi svegliavano al commentare le ragazze per strade, commenti volgari, grossolani come era ed è in realtà lui.

Ma ne ero innamorata e questo bastava a perdonarlo.

Fino a che un bel giorno ci si risveglia dal sogno e con occhi diversi ho visto Fabrizio e non mi piaceva più.
Non mi facevano più ridere le sue battute volgari, lo trovavo fastidioso e lontanissimo da come sono io.
E quando solitamente arrivo a questo punto ho già deciso cosa fare e niente può farmi tornare indietro, però ho aspettato che lui prendesse una decisione.
Una sera, finalmente, dopo il cinema, nel tragitto del ritorno mi dice che di me non è mai stato innamorato, che siamo troppo diversi e che ci abbiamo provato ma non è andata.
E sia come deve essere.

Una liberazione tornare a casa e pensare che è finita.

Dal non essere mai stato innamorato di me è passato dopo poco tempo a volermi come amica.
Perché io sono una buona amica, che lo ha sempre ascoltato facendomi morire gli sbadigli dentro.
Ha bisogno di me, dice lui.
E sia.
Anche questo posso dargli.

Dopo un altro mese scopre per un’illuminazione divina che io sono la donna della sua vita, che mi ama e vuole che torniamo insieme.
Ho la nausea, nausea data dai fiori che mi manda per tre giorni e dalla lettera patetica che mi scrive.
Me lo ritrovo piagnucolante con la faccia di Winnie The Pooh incollata al finestrino del bus che ripete un ti amo che si perde dietro il vetro, e io che cerco di nascondermi sotto il sedile per non farmi vedere.
Gli auguro di trovare un suo equilibrio prima di raggiungere la terza età, senza di me però.
di Lara Nervi

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