Magazine Giovedì 24 maggio 2007

Stefano Benni e Spider: oltre le parole

Brillante. Esilarante. Nostalgico. Nonnista. Ironico.

Per presentare l’autore del libro vincitore del Super Premio della Giuria al (ex aequo con ), ho preso a prestito le lettere che compongono il suo cognome. Provate a leggere dall’inizio e indovinerete: Benni. All’anagrafe Stefano. Classe 1947 e origini bolognesi, per uno scrittore sul quale circolano tante lodi ma che sarebbe più idoneo presentare consigliandone la lettura.
Per me questo è il suo primo libro: sarà perché lo scrittore è noto; sarà perché è tratto da Bar Sport Duemila, un altro suo volume (Feltrinelli), pubblicato una decina d’anni fa; sarà perché è illustrato da Spider (pseudonimo del grafico e illustratore Daniele Melani); sarà anche per questo, ma l’avevo tralasciato. L’eco era tanto. Ahimé. Poi la rivista Andersen e il suo riconoscimento, mi hanno portato a leggerlo. Risultato? La giuria lo ha ritenuto degno di premio speciale, perché è un racconto rivolto a tutti, comico e surreale, malinconico e grottesco travolgente e avvincente, che tesse un implicito omaggio all’arte e alla sapienza del narrare. Per la misura colta e intrigante delle sagaci e forti illustrazioni. E questo già era ben sunto in una riga dall’editore. Dato per buono che La riparazione del nonno (Orecchio Acerbo Editore, 13,50 Eu) è un libro per ragazzi, un libro per adulti, un libro per tutti.

Esilarante, commovente, unico: è un’avventura straordinaria per la mente e per gli occhi. Da prendere in dose unica, apprezzandone la doppia lettura grafica e testuale, è caratterizzato dall’acutezza nel colpire con satira uno e alcuni degli elementi più spassosi della società moderna. Detto ciò, la comicità stralunata e il mondo surreale ha, nell’incipit, la fortuna della trama.
Come un racconto d’altri tempi, potrebbe essere letto ad alta voce. E sembra d’andare al teatro: si alza il sipario e l’atmosfera è quella di quando davanti al camino c’era un nonno di 87 anni, uno straordinario narratore. Nonno Telemaco 87: due soli pollici e nulla da invidiare alla televisione. La sua memoria? Più potente di quella di un computer. I repertori? Fiabe e filastrocche miste per poi ritrovarsi all’appuntamento del venerdì: per la serata a luci rosse, con racconti piccanti e maialate locali. Il sabato: il racconto di guerra. La domenica? Gli partiva una gran chiacchiera per colpa di quel bicchiere di Barolo, capace di farlo durare doppio, triplo e fino alle tre di notte. Assolto il rituale delle previsioni del tempo, date tastandosi i calli, seguiva il notiziario del giorno: uva, mucche, liti in paese, guasti e trattori. La sigla? Un gran sbadiglio. Il tutto intramezzato da spot che poi erano dedicati alla cucina della nonna (rutti) e al compagno preferito: Morfeo e il suo pit-stop salutare (gronf). Fino alla fatidica sera in cui, colpito da un fulmine, gli si fondono i circuiti narrativi. Balbetta, mischia frasi e parole, un vero disastro. Sarà Ufizeina, un vecchio riparatore di nonni, ad azzeccare la terapia: nonno Telemaco deve beccarsi un altro fulmine.
Così fu e nonno Telemaco tornò come prima. Con un unico problema, nessuno riuscì più a spegnerlo.
di roberta maresci

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