Magazine Martedì 22 maggio 2007

Baci e abbracci, Claudia

Cronaca di un trasloco. Sabato mattina, ore 6.30 circa, mi alzo con il malditesta. La sera prima c’è stata la presentazione del da Feltrinelli, poi aperitivo eccetera. Forse ho bevuto un po’ troppo. Ore 6.45. Abluzioni mattutine. Minime. Ore 6.50. Operazione Musi. Musi è il mio gatto. Bellissimo, simpatico, un ego grande come il golfo del Tigullio. Grande personalità. È stato operato circa una settimana fa, per una cisti sul collo. Vieni Musino, che ti devo dare l’antibiotico, vieni Musino da bravo, che ti devo fare la medicazione. Lui corre per la casa, io corro per la casa dietro a lui, mentre la Pippi, la mia gatta, si sveglia e ci guarda infastidita come dire, ma vi pare di dover fare tutto questo casino a quest’ora?

Ore 7.00, afferro Musino e ho la meglio su di lui, solo perché gli sbatacchio davanti al suo bel muso gli amati crocchini. Ore 7.20 Operazione Musi terminata ed entrambi i mici sfamati. Ore 7.30 chiudo gli ultimi scatoloni. Ore 7.50 suonano al citofono. Sono Miguel e Francisco che mi aiutano nel trasloco, cioè, per dirla tutta si caricano scatoloni e valigie e li dispongono sul loro camioncino. Ore 8.20. Siamo pronti, partiamo. Saluto i mici che mi guardano preoccupati, nella grande casa vuota, che ora sembra ancora più grande. Tranquilli, dico, vengo a prendervi stasera. E aggiungo una razione di crocchini per consolarli. Partiamo davvero. Loro con il mezzo io con la vespa e qualche borsa. Arriviamo al Carmine. Mi sento già sfinita. Dico, vi prego, beviamoci almeno un caffè! Va bene, me lo concedono ma ci dobbiamo sbrigare. Subito dopo loro hanno un altro trasloco. Ci sediamo al baretto.

Ore 8.25: una ragazza con casco si presenta. Vi prego, aiutatemi, qualcuno mi ha bloccato la moto.
- Come bloccata?
- Bloccata. Nel senso che mi ha messo il lucchetto alla ruota! Stronzo, bastardo! – urla
- Ma sai chi è stato?
- No. Certo che no.

Ci alziamo tutti e andiamo verso lo scooter. Vedi?, mi fa lei piangendo?, me lo hanno fatto apposta! Io le dico, eh no cara, non credo. Magari tu hai la coda di paglia, ma secondo me è stato un incidente.
Infatti, accanto al suo, c’è uno scooter identico, preciso, tale quale il suo. Ah, fa lei, quasi un tantino delusa. Forse pensava un filo lusingata a un ex pazzo di gelosia.

Ore 8.35: saltato il caffè. Tutti intorno allo scooter con martelli seghe e armamenti vari. Il lucchetto non ne vuole sapere di saltare. Come ladro saresti proprio imbranato, dico io a Miguel, che sta sudando sette camicie. Comunque vado al bar, perché mi pare che la cosa vada per le lunghe. Servo caffè e acqua fresca a tutti, pure alla ragazza che frigna e si preoccupa. Nel frattempo un capannello di persone, quelli che vanno a comprare il giornale, si fa intorno. Ognuno commenta e dice la sua. Miguel diventa un tantino nervoso. Io gli dico, Miguel, basta caffè.
Ore 9.00. Salta il lucchetto. Urla di gioia, applausi. Commenti.
Ora possiamo cominciare a portare su la roba.
Ore 9.10: entriamo nel portone. Un tizio con il mociovileda ci dà dentro come un pazzo a pulire il pavimento. È un bel ragazzo alto e abbronzato, sulla quarantina. Rimaniamo un attimo fermi, poi io mi faccio avanti e dico. Buongiorno, sono l’inquilina dell’ultimo piano, vengo a stare qui oggi, dovremmo fare il trasloco.

Lui mi guarda con gli occhi sbarrati e mi fa:
- Adesso?
- Eh, sì. L’idea era questa.
- Buongiorno. Io abito qui – e mi indica la porta.
- Buongiorno. Tanto piacere.
- Sono io che devo lavare. Capisce? Perché, visto che lei viene a stare qui, le dico subito che il ragazzo delle pulizie lava malissimo le scale.
- Ah sì?
- Sì. Lo vede questo? – mi fa indicandomi un angolo – e sporco atavico!
- Que es atavico? – interviene Miguel grattandosi la testa.
Rimango in silenzio, fissando l’angolo e fingendo di essere seriamente compresa nel problema. Ci mancava il maniacale.

- Ah. Ho capito. È che se lei le lava adesso, noi sporchiamo di nuovo – aggiungo.
Lui rimane silenzioso. Pensa.
- Ah. Questo è un problema. Forse meglio che io lavi dopo.
- Grandioso – faccio io.
Ci salutiamo.

Ore 9.20 Saliamo su per le scale, appesantiti e stanchi. Al terzo piano (io sto all’ultimo) una signora esce dalla porta e mi dice:
- Lei è quella dell’ultimo piano?
- Sì – rispondo incerta, non sicura di aver dato la risposta giusta.
- È lei che ha spostato l’antenna?
- No. Io arrivo giusto ora.
- Qualcuno ha spostato l’antenna. Non si vede niente.
- Magari è un guasto temporaneo – azzardo.
- Io non vedo la televisione! - Non so che dire, signora.
- Posso passare da lei per mandare il tecnico per mettere a posto l’antenna?
- Certo, signora, ma credo che dovrebbe passare dai miei vicini, che hanno anche un piano più in alto.
- E dove sono?
- In vacanza, almeno credo. Io sto traslocando, nell’appartamento accanto.
- Allora passo da lei. Sta in casa oggi?
- Signora, sto traslocando – faccio con aria supplichevole.
- Allora domani?
- Di domenica?
- Io non posso stare senza la tivù! – urla imbestialita, come colta da un raptus.
- Facciamo così. Venga quando vuole – faccio io rassegnata.
- Tempo un’ora e sono da lei. Telefono subito – dice la signora rientrando e sbattendo la porta.

Ore 9.30. Arriviamo in casa. Miguel e Francisco se la ridono come matti. Io tiro fuori la focaccia. Prendiamoci una pausa, và.

A oggi la signora non si è vista. In compenso quando passo al suo piano sento la tivù a tutto volume. Segno che il guasto era temporaneo e si è risolto. E l’ingresso, nel portone, è pulitissimo.
Luccicante.

Se volete contattare Claudia ecco il suo indirizzo:
di Claudia Priano

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