Magazine Lunedì 21 maggio 2007

I migliori scrittori e il loro messaggio

Magazine - Luca Novelli, Bruno Tognolini, Jutta Richter e Timothée de Fombelle erano tutti a Sestri Levante, sabato 19 maggio 2007, per essere premiati al . Dopo una mattinata dedicata ai bambini delle scuole elementari, autori precoci di filastrocche, segnalibri e ricerche sull’olio d’oliva, il pomeriggio è trascorso soprattutto tra adulti, quelli però che dell’essere stati bambini, è evidente, non se lo sono mai scordato. , i quattro suddetti però erano anche presenti e si sono lasciati catturare nella rete, lasciandoci con qualche fascinosa parola.

Il novello Darwin, è il primo che incontro. Va a lui il premio al Miglior libro di divulgazione per il suo In viaggio con Darwin (Fabbri Editori) - viaggio vero e riscrittura dell’esperienza che fece il Darwin giovanissimo - e ancora incerto sul suo futuro - nei panni di naturalista nell’America del Sud a bordo del Beagle. Il progetto è su tre volumi, quello premiato è il primo che si maneggia come un curatissimo notebook, pieno di immagini (tra foto e disegni) e completo di elastico nero alla Chatwin.
Novelli sorride rilassato, come appena sceso da un brigantino da crociera, parla con brio dell’impresa: «È già tradotto e sta per uscire in Spagna e in Corea e, spero, entro l’anno anche in Germania». Ma che effetto fa vestire i panni di Darwin? «Sono ringiovanito, perché lui questo viaggio l’ha fatto a vent’anni. E poi mi sono cacciato in qualche bella avventura: come quando ci siamo messi a fare l’attraversata di pezzi di Pacifico su gusci di noce. Ho anche sofferto il mal di mare, proprio come Darwin, l’avevo sofferto una volta sola da bambino».
Leggendo il tuo-suo diario sembra di vivere una storia di fantascienza al contrario, un simpatico ritorno al futuro, con un po’ di meraviglia, ma anche ironico disincanto. «Mi aspettavo di dovermi aspettare certe cose, poi invece ho trovato altro. Il Cile, ad esempio, è molto evoluto e in Argentina l’unico intoppo che ho avuto è stato per uno sciopero della compagnia aerea. Ho trovato immense regioni destinate a parco naturale e salvate in extremis, di cui molti per iniziativa privata. Devo dire che attualmente è in atto un buon progetto di protezione del territorio, dopo la disboscazione massiccia lanciata da Pinochet. Le preoccupazioni sono più per le Galapagos dove è in crescente aumento la popolazione residente, quello che ha di recente sostenuto l’UNESCO e che io avevo già avuto modo di notare». La cosa più pazzesca, invece? «Dormire in un pollaio, io e tutti i miei compagni, a Cucao, un’isoletta davanti a Chiloé, l'isola a sud di Santiago del Cile».

è il Miglior scrittore dell’anno. È un uomo dagli occhi grandi e marroni che parla riflettendo e rovistando nell’archivio per le parole più efficaci e un pensiero da regalarti. «Scrivo a occhi un po’ aperti e un po’ chiusi – afferma – riprendendo il titolo del film Eyes wide shut, direi a occhi spalanchiusi. Da un lato, l’autore deve tenere gli occhi chiusi su se stesso, così che il primo a divertirsi sia proprio lui. E io chiudo gli occhi e mi diverto moltissimo raccontando e componendo rime. A occhi aperti lo scrittore invece deve stare, perché sarebbe tempo di restituire un po’ di onore alla fantascienza dopo che tanto è stato restituito al giallo». E questo è un appello che Tognolini lancia direttamente agli editori. «Oggi che si parla di continuo di nanotecnologie e nanoscienze, è tempo dei redimere questo genere una volta per tutte e non sconsigliare più agli scrittori di chiamare un libro fantascientifico». E per me questo è quasi quanto perché a furia di non vederla della Tv e di tutto quello che anche lì accade, me ne scordo sempre di più (male!). «E poi c’è la Melevisione – prodotto che apprezzo molto, dico mordendomi la lingua per il lapsus – un lavoro serio e onorevole. Quella è l’occasione per parlare non solo a 5.000 lettori ma a 695mila spettatori. È un altro versante della narrazione, con tutte le mediazioni del caso, di cui vado orgoglioso. Scrivere storie di 23 minuti su 8 scene per 4 personaggi e non più di 3 luoghi diversi è una benedizione per un narratore, come sempre lo sono state le griglie rigide».

Dalla Germania, ma solo per sei mesi, perché gli altri sei li passa a Lucca ormai da 6 anni, la scrittrice Jutta Richter vince con il suo bellissimo romanzo-breve Il gatto venerdì (Beisler Editore) - scritto in parte a Lucca - il Miglior libro 6/9 anni, storia di una bimba e del grande mondo. Si parte dalle piccole cose quotidiane e dalle persone che popolano il suo piccolo mondo, e si fa parabola laica per una vita e un pensiero libero: inno a vivere senza preconcetti, pregiudizi e paure; leggenda per lanciarsi nel mondo e provarlo percorrendolo e guardandolo con i propri occhi e non quelli dei grandi. Da leggere assolutamente.
Jutta è allegra, vivace e ironica come il suo gatto venerdì, che Rotraut Suzanne Berner nell’illustrarlo in parte sembra essersi ispirata proprio all’autrice.
Cosa è cambiato nella narrazione rivolta ai più piccoli? «Molte cose, specialmente gli argomenti. Sono terrorizzata quando guardo al proliferare di volumi sulle principesse. Troppi libri non prendono sul serio i bambini (lo dice in inglese, children che è neutro riferendosi a femmine e maschi), finendo per essere come i quiz o i giochi a premi in Tv. Credo invece sia assolutamente necessario prendere i bambini sul serio e raccontargli storie su cose che accadono, presentando punti di vista molto diversi e tematiche importanti, come la morte. E qui mi torna in mente con orrore la piccola principessa rosa, che non parla certo di morte, e allora mi immagino una società piena di piccole principesse rosa...». Quale messaggio, manderebbe a queste povere piccole principesse rosa: «Non aspettate che qualcuno vi baci per svegliarvi, andate e baciate qualcuno voi e svegliatevi da sole. Non state lì ad aspettare come La Bella Addormentata, è una perdita di tempo». Si interrompe, fa una pausa, poi riprende. «Avrei anche un secondo messaggio per le piccole principesse rosa: uscite e fate tutto ciò che vi è proibito, quello è il modo per imparare cos’è la vita, ciò vi renderà forti e non abbiate paura».

Il sole è ancora alto a Sestri Levante, quando ci sediamo sul muretto con l’autore francese Timothée de Fombelle, dal nome esotico e aulico al contempo. Ha l’aspetto di un ragazzo, è cordiale e semplicemente innamorato dei libri, che ritiene ancora strumenti tra i più moderni per «la loro capacità di evocare immagini che ognuno costruisce in modo autonomo e originale». A lui va il Miglior libro 9/12 anni per il suo primo romanzo Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio (Edizioni San Paolo). Viene dalla scrittura per il teatro, quello per adulti, e allora cosa è stato necessario modificare con i bambini? «Le regole per scrivere per l’infanzia sono le stesse, semplicemente bisogna aggiungere qualcosa: essere più chiari, più forti, più espressivi. Quando si scrive per gli adulti, lo si fa per far passare un po’ di luce, di speranza, con i bambini è lo stesso + 1. Perché con loro bisogna aprire delle finestre. Se con l’adulto c’è bisogno del meccanismo della suspence per tenerlo ancorato alla pagina, con i bambini l’intrigo deve essere costruito ancora meglio, cosicché quando la mamma chiama, loro non la sentano». La storia di Tobia ha al suo centro un albero, come funziona...? «L’albero è un’immagine, che rimanda all’idea di un pianeta: fragile come il nostro mondo, ma anche pieno di speranza. È un modo per allertare sul nostro pianeta e quanto accade. Perché quando conosci ami e se ami vuoi proteggere». Dal teatro al romanzo, quale percorso? «Al momento sono molto preso dal romanzo d’avventura, pieno di suspence ma anche al confine con la saga epica, che ci porta a attraversare anche molti anni. Dopo anni di scrittura che rispettava l’unità di tempo, luogo e azione ora rompo tutte le unità e mi prendo tutti i lussi anche con grandi ritorni indietro e flashback».

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