Magazine Venerdì 18 maggio 2007

L'Acchiappanero: ultima puntata

Paola Pruzzo, programmatrice Web, ha creato un personaggio intorno a cui raccontare favole e storie diverse per divertirsi con la figlia. E allora, come un feuilleton, godiamoci "L'acchiappanero" in "La Rivelazione", quattro puntate nel centro storico genovese. Quarta e ultima puntata: 'Sabato' e 'Epilogo'.

Magazine - Sabato
Sabato mattina il viaggio in metropolitana non era stato divertente come al solito. Il viso imbronciato di Chiara, denunciava un disagio che a volte era anche fisico, con quel mal di pancia che andava e veniva:
-Te la compro un po’ di focaccia Ninin?-
In risposta, uno scuotere del capo a dire “No”.
-Ma su non fare così… Senti… scendiamo a Sarzano, andiamo in piazza delle Erbe e lì vediamo la prima Madonnina, è tutta di marmo e poi facciamo un gioco: vediamo chi ne trova di più… va bene?-
-Ci prendiamo un foglietto e teniamo i punti… poi così lo racconti alla mamma. Dai facciamo questo gioco?-
Finalmente, abbozzando un piccolo sorriso, con lo sguardo incuriosito ed anche un po’ diffidente, disse:
-Sì ci sto… facciamo questo gioco, io ne trovo sicuramente più di te…-

In piazza delle Erbe, seduti ai tavolini sotto gli ombrelloni, i turisti potevano rinfrancarsi dalla calura estiva e fermarsi a sorseggiare una bibita oppure a gustare, manco a dirlo, uno dei più buoni gelati della città, ma quel mattino, la piazzetta era praticamente deserta e Chiara si sedette ad un tavolino in attesa del nonno. Intanto i pensieri, come aquiloni le volavano intorno e la portavano sempre più in alto: le venne di pensare al piccione nel retino, al cucù dell’orologiaio, alla bella signora senza scarpe, alle donnine luccicose che raccontano favole, ai drogatori… che cattivi quelli…, al pittore che cercava i suoi colori, al nonno… alla fine delle sue vacanze, e poi, a quel personaggio strano che…
-Scià me scuse, scusi, signorina…- Chiara sobbalzò, spalancò gli occhi e non riuscì ad emettere nulla se non un flebile sibilo di respiro arrotolato in gola; il tempo si era come fermato e il suo cuoricino cominciò a battere all’impazzata: ma caspita lo vedeva solo lei o non c’era nessuno in giro? Dov’era il nonno? Adesso cosa voleva quello strano figuro da lei? Forse rapirla? Si guardò, a sincerarsi che addosso non avesse nulla di nero e poi… e poi riuscì finalmente a mettere bene a fuoco l’immagine. Si trattava proprio di lui, sì e le venne di pensarlo così, "l’Acchiappanero", era lì e le stava parlando!
Avvolto da uno stupendo mantello di velluto, aveva posato il gomito sul tavolino ed il mento prominente stava appoggiato sul dorso della sua mano, fasciata da un bellissimo guanto nero impreziosito da ricami dorati; gli occhi taglienti e socchiusi, indagavano la piccola, mentre con l'altra mano teneva dritto un bastone che ad un capo aveva un retino colmo di...di cose nere.

-Tieni Chiara-...intervenne il nonno -ti ho preso il gelato...-
La bimba si riprese alla vista del nonno...anche se non riusciva neppure a muoversi dallo spavento!
-Cosa c'è Chiara...non ti senti bene? Sei tanto pallida...-
-Ma nonno guarda...vedi? C'è quello... quello nero cioè l'Acchiappanero!-
-Ma dove?- disse il nonno seguendo con lo sguardo il ditino dritto della nipotina che indicava sicuro.
-Ma lì davanti a noi...seduto!-
-Ninna me sa che nu ti te senti ben, gioia mi sembra che hai le traveggole!-
-Sai piccolina, il tuo nonno non mi può vedere bene ora, perché mi svelo completamente solo a "colui al quale sto per prendere qualcosa", mentre tutti gli altri possono vedere solo un pochino di me"- disse lo strano personaggio...
Allora Chiara preoccupatissima:
-E cosa mi vuoi prendere tu?- gridò, sentendola il nonno le rispose:
-Ma niente ninin, il gelato te l'ho già preso-
-Ma no, non tu... ho chiesto cosa mi vuol prendere lui- indicando eccitatissima ancora la sedia vuota...
-Niente di importante, piccolina, solo che tu stavi facendo dei pensierini un po' neri ed allora, io me li son già presi per me-
-Vuoi dire che quelle cose nere che sono nel tuo retino e che si muovono veloci...-
-Sì, sono i tuoi pensieri neri, e adesso me li porto via...-

Intanto il nonno, pensando che la nipote stesse delirando, tirò fuori dalla giacca la sua rubrica col numero di telefono della mamma, che magari poteva dirgli cosa fare per la bimba.
-Mmm, ma che bel libercolo nero ha il tuo nonno...- disse accigliatissimo l'Acchiappanero.
-Sì certo, è bellissimo- incalzò Chiara -Potresti proprio prenderglielo, è di fine pelle sai? e ci puoi scrivere un mucchio di cose sopra...-
La piccola, furbetta, aveva capito che se l'Acchiappanero avesse deciso di prendergli quel libricino, anche il nonno avrebbe finalmente potuto vederlo bene, perché diventava un "Colui al quale prendere qualcosa", sicché convincendolo:
-Come puoi ricordarti di tutto ciò che prendi se non lo scrivi da qualche parte?-
Fu così che mentre il nonno si stava avvicinando la rubrica alla punta del naso, perché non aveva le barricole, cioè gli occhiali, si vide pescare il libretto da un retino guizzante, tenuto da un uomo in mantello nero, che, prima di sparire all'angolo del vicolo, gli fece un sorriso beffardo!
-Ma u l'ea lè... avevi ragione nipote, era proprio lui, mi ha marmellato la rubrica di pelle! Se lo prendo quel matto in sottoveste nera... gli metto il retino per cappello! Altro che...Ma mia ti...e c'era anche la ricetta della cima della nonna... guarda te...cosa mi tocca di vedere alla mia età...e poi ...e sì...e però... ma...nu g'he ciù religiun...-
E fu così che tra un'imprecazione e l'altra il nonno portò la nipotina alla fermata della stazione, dove la mamma stava già aspettando, con un occhio all'orologio e la frenesia di tornare presto a casa, che si acquietò solo, quando il nonno, ormai calmo e sereno le gettò col sopracciglio inarcato un'occhiatina di rimprovero: eh, cosa sarebbe Genova senza i suoi vecchi genovesi!

Epilogo
Una sera Chiara, ormai a casa da un bel po', mentre stava scrivendo, come compito delle vacanze, una delle giornate più strane dell'estate, ascoltò un'edizione speciale del telegiornale: infatti era in corso l'elezione del nuovo Papa. Il telecronista compassato, vicino alle telecamere puntate tutte sul comignolo di San Pietro in Vaticano, da cui sarebbe uscita una fumata bianca se il nuovo Papa fosse stato eletto, oppure nera se l'esito della votazione fosse stato negativo, aspettava con ansia di poter commentare l'evento.
-Eccoci dunque, signori telespettatori, stiamo per avere il risultato della prima votazione, la fumata è prevista per le ore 16.00, sembra proprio che ci siamo: dalle finestre della Santa Sede sembra esserci qualche movimento di tende, forse il segnale che stiamo per assistere all'elezione del Papa,... gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul tetto dove... ma che cosa incredibile!...c'è qualcuno lassù ed è tutto vestito di nero, chiediamo subito al portavoce del Vaticano cosa sta accadendo, pronto ...sì...sì ho capito, va bene, sì cari spettatori, non siamo riusciti a contattare ancora il portavoce, ma si presume che un tecnico in tuta nera con un bastone, si sia avvicinato per dei problemi di manutenzione del camino, forse qualche volatile è rimasto imprigionato all'imboccatura, ed infatti come vedete, sta armeggiando proprio lì intorno...-
Chiara a quel punto guardò meglio la figura sul tetto e vide con grande stupore che in realtà il bastone era un retino, sorretto da un guanto nero dorato, mentre il corpo del figuro era avvolto da un mantello nero ricamato d'oro...
-Mamma, mamma corri a vedere l'Acchiappanero, è lui è in televisione!!!-
E la mamma dal bagno:
-Aspetta finisco di fare la lavatrice!-
-Senza accorciarmi col detersivo la maglietta però! Dai vieni presto!-
Intanto il commentatore chiosò:
-Ah ecco, quel tecnico deve aver liberato il comignolo, perché adesso sta uscendo la prima fumata, che signori, se gli occhi non mi ingannano non è bianca! - Ma Chiara, che aveva visto meglio di tutti, sapeva che il tecnico in realtà non era altri che l'Acchiappanero, il quale, voltando le spalle alle telecamere, scese velocemente via dal tetto come un'ombra, seguito solo dalla scia della prima fumata, ovviamente... nera.
Presto si sarebbe sentito ancora parlare di lui.

Fine

di Paola Pruzzo

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