Magazine Venerdì 18 maggio 2007

No, non è una cosa seria

Magazine - Francesco e Samuele si sono iscritti all’università di Bologna e hanno vissuto sotto le due torri gli anni più esilaranti e felici che si possano immaginare – come possiamo capire tutti noi fortunatissimi studenti universitari bolognesi. Francesco e Samuele hanno poi affrontato con successo, determinazione e qualche inciampo, il concitato Mondo del lavoro Milanese. Hanno avuto storie d’amore, si sono legati sempre più agli amici di sempre, hanno affrontato la vita con ironia e, per fortuna, hanno sempre avuto la forza di guardare il bright side of life.
Francesco Fumelli ha appena presentato Samuele, il protagonista di No, non è una cosa seria (Giraldi edizioni, 403 pag., 16 Euro) - titolo preso in prestito dal grande Bennato, che sicuramente apprezzerebbe - a Barbara Palombelli, a 28 minuti su Radio Due, e alla Fiera del Libro a Torino. Insomma, Francesco è un po’ egocentrico: parla sempre di se stesso. Ma ci è proprio simpatico!

Come dice giustamente Pupi Avati nella prefazione a questo romanzo, la cosa che ti colpisce nel modo di scrivere di Francesco Fumelli è proprio la completezza. Questo libro non avrebbe alcun bisogno di traduzioni cinematografiche perché ha una struttura solida e originale, descrizioni esaurienti e ben calibrate. Parla di un ragazzo e del suo modo di affrontare la vita, le sue piccole manie, la passione per il calcio, descrive i tanti irrilevanti dettagli che ci fanno pensare che stiamo bene o che stiamo male. E, soprattutto, No, non è una cosa seria riesce a farti piangere nel finale, proprio come i film belli. Non si tratta affatto di un happy end, ma non vi svelo il motivo delle lacrime, sennò che gusto c’è? (Effettivamente bisogna essere persone un po’ emotive per commuoversi per un libro, ma se piangete spesso al cinema sono sicura che mi capirete).

Insomma, dopo aver comprato il libro per il semplicissimo motivo che la storia partiva da Bologna e mi intrigava la dolce nostalgia che si prova ripensando agli anni dell’università, sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla capacità narrativa di questo scrittore esordiente, dalla visione allegra e irriverente del “mondo dei grandi” in cui tutti siamo costretti ad entrare, prima o poi.
Francesco Fumelli è uno di quegli scrittori che sicuramente continuerà a parlare di se stesso e, se riuscirà a farlo ancora in questo modo accattivante, ci auguriamo di poter leggere ancora le avventure di Samuele alle prese con la vita.

di Barbara Savorani

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