Magazine Giovedì 17 maggio 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Dopo 20 anni di matrimonio mi lascia per una donna di oltre 10 anni meno di me e va a vivere con la nuova fiamma.
Mi rimbocco le maniche: ho anche un figlio piccolo. Da ragazza ho fatto delle sfilate di moda e ora che ho più di 40 anni vesto la 42, sono laureata, ma mi sento vecchia e non riesco a vestirmi, anzi mi copro. Mi vedo grassa e non oso parlarne con nessuno: mi prenderebbero per matta.
Grazie, saluti


Essere lasciati non è mai una bella cosa, le rotture dei legami provocano dolore e portano a stare male. Essere lasciati dopo dieci anni e con un bambino piccolo getta nello sconforto. È vero, è così, e non serve essere degli psicologi per dirlo.
E poi? Sì, cosa succede dopo? Dopo essere stati lasciati, che fa male, cosa dobbiamo fare? Cosa possiamo fare? All’inizio è difficile: star male non è solo un modo di dire, è che sentiamo il dolore e questo ci chiude, ci consuma e ci toglie le forze; ci acceca, azzerando l’orizzonte del futuro. Perché stiamo male, e crediamo che sarà così anche in futuro.
E invece no. Anche se una parte di noi è disperata dobbiamo cercare, dentro di noi, un'altra parte che può fare progetti e inventarsi un futuro, anche se, inizialmente non ci si crede. Ma va bene lo stesso. Proviamoci.

C’è, però, qualche intoppo: non riusciamo a farci venire delle buone idee per il futuro perché siamo stati lasciati, quindi i nostri progetti passati si sono rivelati sbagliati e forse allora siamo sbagliati noi. E se siamo sbagliati noi, allora saranno sbagliati i nostri prossimi progetti. E via così. È ovvio, è normale è inevitabile pensarla così. E invece no. La nostra storia passata non è il nostro destino futuro. E sbagliare non significa essere sbagliati. Così, essere lasciati non significa non valere.
Sì, lo so, sono solo parole, ma anche dirsi il contrario sono solo parole e allora, tra le due, è meglio dirsi quelle giuste.

È vero: adesso bisogna cambiare! Proprio adesso che non si hanno le forze per farlo. Ma è proprio vero che non se ne hanno più? O è solo che la delusione, l’amarezza e la disperazione ci confondono e ci rendono meno forti di quello che in realtà siamo? Lei ha 40 anni, è laureata e ha un figlio: tutte ottime cose! Ma sembra che la faccenda della taglia 42 la metta in crisi. Di questi tempi posso capirlo e non è lei matta ma, da questo punto di vista, lo siamo tutti. Ora, io sono convito che l’aspetto esteriore non sia la cosa più importante e vorrei non parlarne, ma so che è la cosa più facile da controllare, da vedere, da misurare.

Se facciamo finta che il suo essere “grassa” (ed è tutto da dimostrare) sia una piccola metafora della sua esigenza di cambiare e di ritrovare la sua “giusta misura” (ma io mi riferisco alla sua giusta misura interiore) allora le direi che dovrebbe incominciare così: tenersi di più, vestirsi un po’ meglio, uscire e ricominciare a prendere di nuovo in mano la sua vita. E quando lei sarà una splendida quarantenne, contenta di “svestirsi e di uscire”, capirà che in realtà la cosa davvero importante è stata quella di scoprire la sua forza interiore, di reagire. E sorriderà.
di Marco Ventura

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