Magazine Mercoledì 16 maggio 2007

Paley: l’importanza di non capire tutto

"...quelle due volte in cui mi hanno sospesa da scuola. La prima è stata alle medie, all’età di circa dodici anni avevo presumibilmente firmato una lettera di protesta contro la guerra, e la seconda volta al college, per qualcosa di molto simile". Ha un bel caratterino Grace Paley, autrice di queste parole e grande intellettuale americana. Classe 1922, di origini ebreo-russe, ha passato la sua vita lottando con instancabile passione, scendendo in piazza, manifestando, rischiando sulla sua stessa pelle le conseguenze degli ideali in cui credeva e crede tuttora, all’alba degli 85 anni, con invariata forza. Dopo l’esordio negli anni ’50 come poetessa, inizia a dedicarsi alla narrativa ed è ancora oggi membro della National Academy of Arts and Letters. Nel 1998 pubblica negli States Just as I Thought, una raccolta di articoli, saggi, racconti, poesie, lezioni e interventi orali.

Un panorama completo e variegato che ritrae un intero periodo storico, dagli anni Cinquanta al presente della pubblicazione americana, oltre che la vita di "una donna appassionata, una scrittrice dalla sensibilità all’erta, un’instancabile pacifista e un’irriducibile sognatrice", come la definisce la curatrice dell’edizione italiana del volume, Chiara Simonetti (L’importanza di non capire tutto – pp.271 – 11 Eu - Einaudi Edizioni).
«Rispetto alla versione originale - spiega Simonetti - ho tralasciato i brani di aspetto troppo personale, dando così una visione soprattutto ideologica e politica, più adatta a un pubblico italiano che la conosce soprattutto per la narrativa».
Interessante come la Storia venga fuori dai racconti della sua infanzia, adolescenza, matrimonio ed esperienza professionale, politica e umanitaria. Una storia nella Storia, una storia che, se vogliamo, la Storia l’ha fatta, o almeno, ne ha segnato tappe importanti: una fra tante, il movimento femminista.
Brani letterari e storici convivono in queste pagine, spesso confondendosi, come la stessa autrice conferma nell’introduzione: "Molti brani hanno un taglio politico anche quando trattano di argomenti letterari – si tratta di una mia particolare predisposizione d’animo che non è forzata nè intenzionale".

Intere parti sono dedicate alla sua lotta per la libertà sessuale, con particolare rilievo al tema dell’aborto, a cui lei ricorse per prima: "Non è una cosa che si fa volentieri, ma non ci vedo un risvolto etico o morale. Probabilmente perchè non pensavo che il feto fosse davvero un bambino finchè non fosse nato".
E poi la guerra, da quella del Vietnam – "cominciata per ignoranza e autoincensamento" – a quella del Golfo.
Non mancano le riflessione e i riferimenti alla sua professione di insegnante universitaria di scrittura creativa, corsi molto diffusi in America. Dalle sue dichiarazioni circa l’attività dello scrittore ("si può fare un bel affondo verso un’interessante e autentica carriera da scrittore anche se non si è letto nient’altro che lo stretto indispensabile: La Sacra Bibbia e il «New York Daily Times»"), alle sue lezioni. Un intero capitolo – Appunti sull’insegnamento – racchiude i punti salienti delle sue lezioni: non scrivere di sè stessi (è da noiosi e presuntuosi), consigli di letture (A life Full of Holes di Charhadi e Lavoro come un giardiniere di Joan Mirò), allenamenti di scrittura (inventare un personaggio, raccontare una storia dei nostri predecessori alla classe).
Un bell'insegnamento: di storia, di letteratura, di vita e sentimenti.
di Federica Verdina

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