Concerti Magazine Lunedì 14 maggio 2007

PFM in ottima forma con Tagliavini

© www.pfmpfm.it

Magazine - Con un generoso concerto dai ritmi atletici, l’11 maggio 2007 la Premiata Forneria Marconi ha inaugurato al Pala Varazze il , manifestazione che si protrarrà, attraverso varie iniziative musicali, sino al 27 maggio.
Serata con repertorio diviso a metà, tra il tributo a Fabrizio De André (con ospite) e gli evergreen. L’immancabile ricordo all’opera di Faber si è snodato nell’usuale dedalo di caruggi in forma di canzone: da Bocca di rosa a Il pescatore, la ha fatto entrare il pubblico nelle creuze che passano da Un giudice, Giugno ’73, La guerra di Piero, La canzone di Marinella, Zirichiltaggia, Volta la carta e salgono dalle parti de La Buona Novella (Maria nella bottega del falegname e Il testamento di Tito), sino al culmine esistenziale dell’Amico fragile.

Indovinato il cameo di : la versione per voce e pianoforte de La canzone dell’amore perduto ha suscitato quell’emozione in più che non guasta mai; massimo affiatamento con Di Cioccio e soci nell’inedita Dolcenera, grazie anche all’apporto dell’ensemble corale sardo delle .
La parte PFM della performance ha riconfermato lo stato di ottima salute creativa del complesso nella “reinvenzione” live di alcuni classici come River of Life, Out of the Roundabout, Maestro della voce, Suonare suonare, La carrozza di Hans, Impressioni di Settembre e Celebration. Apprezzata dal pubblico la track strumentale Cyber Alpha, dall’ultimo CD Stati d’immaginazione, ( anche al Carlo Felice).

Quasi due ore e mezza di intenso spettacolo, durante il quale la PFM non si è risparmiata, regalando ad un Pala Varazze stipato all’inverosimile momenti di grande musica. L’infaticabile Di Cioccio a saltare tra batteria e microfono con un tempismo da centometrista; Djivas e il suo basso a tessere trame non solo ritmiche. Indimenticabili alcuni episodi individuali del chitarrista Mussida alla classica (Out of the Roundabout) e all’elettrica (Amico Fragile e Cyber Alpha). In aggiunta il “tuttofare” Lucio Fabbri (violino, tastiere e chitarra) e Piero Monterisi (batteria).
Una parola sull’ultimo entrato, : il piglio tecnico pone questo tastierista tra i migliori in assoluto del panorama italiano. Ma c’è un’arma in più. Il “gusto”. Interprete sicuro e fedele, Tagliavini – concerto dopo concerto – continua a “colorare”, secondo una cifra personale, le hit della Premiata: il suo organo, dalle timbriche Hammond, prende, spesso, il posto del mellotron dando più calore espressivo a Impressioni di Settembre e a La carrozza di Hans; talvolta si trasforma in uno strumento a percussione, come quando Tagliavini duetta con i tamburi di Di Cioccio nel bel mezzo di Celebration. Questo musicista ha il pregio di sapere rievocare l’importanza, anche odierna, di sintetizzatori analogici, come il famosissimo Moog, senza forzati deja-vu, ma attraverso quell’approccio, quasi fisico, che fu di un Emerson o di un Wakeman.

L’affiatata sintonia tra il nucleo storico del supertrio (Di Cioccio, Djivas e Mussida) e il giovane Tagliavini sa quasi di quadratura del cerchio, oltre qualsiasi stato d’immaginazione.

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