Magazine Sabato 12 maggio 2007

Il venerdì dell'Acchiapanero

Paola Pruzzo, programmatrice Web, ha creato un personaggio intorno a cui raccontare favole e storie diverse per divertirsi con la figlia. Ora cresce cresce e allora, come un feuilleton, godiamoci "L'acchiappanero" in "La Rivelazione", quattro puntate nel centro storico genovese. Terza puntata: 'Venerdì'.

Venerdì
Meno male che ieri non siamo venuti qui, Chiara, ho letto sul giornale che c’è stata confusione ed è stata male una ragazza a causa della droga, poi qualcuno si è anche azzuffato…-
-Si sono picchiati i drogatori?- dice flebile la vocina di Chiara.
-Sì, la lite è scoppiata tra spacciatori di comunità diverse e poi anche tra spacciatori e gente comune che stava passando in corteo…-
-Ma perché c’è la droga? E chi la costruisce?–
La droga è un veleno che subito fa fare sogni strani, poi non se ne può più fare a meno e, alla fine, siccome è un veleno, uccide-
La costruiscono i drogatori?–
-No, loro la vendono e si chiamano spacciatori!-
-Non c’ho capito molto, ma sicuramente è meglio che mi compri il gelato, che quello è buono!-

Il nonno era uno di quei tipi un po’ ansiosi, che aveva paura di trovarsi sempre in mezzo alla strada a dar fastidio, sia che fosse a piedi, sia che guidasse l’auto. Fatto sta che a volte Chiara si trovava strattonata di lato a destra o a sinistra e, accadeva talvolta, che assestasse qualche zuccata agli angoli dei palazzi, dove spedito il nonno inforcava il nuovo vicoletto.
-Bong...!-
-N' assidente cose l’è sta sprescia?!-
Questa volta la bambina aveva preso in pieno il treppiede del quadro di un pittore, mentre il nonno tenendola per il polso, correva verso il gelataio con i soldi già contati in mano. Nella caratteristica piazzetta, il quadro volteggiò due volte sui suoi stessi angoli, prima di rovinare a terra con la tela ovviamente rivolta verso le mattonelle.
Con lo sguardo iracondo e le mani protese in una mezza corsa a gambe piegate, tal è il pollo che fugge a zig zag, il pittore cercò di salvare la sua opera ma non vi riuscì.
Si chinò allora ansimante e lento, a raccoglierla, già rassegnato all’idea della tela strappata, quando invece, vide costernato, che non solo era rimasta integra, ma i colori strascinati dal colpo, avevano conferito al disegno un’originalità inconsueta. Anzi, a dire la verità c'era quel qualcosa... quella piccola popò di piccione rimasta appiccicata un po' qua e un po' là, che a modo di vedere dell'artista sottolineava "...il carattere realistico dell'opera, compartecipatissima dall'esistente...".
(Qualche tempo dopo sarebbe stata esposta al MoMA di New York).
Forse forse, l’ultimissimo tocco da dare, rimirandolo attentamente, poteva essere una pennellata di nero ad un angolo, lassù in cima… sì, ci sarebbe stato proprio bene.

Il pittore, si volse così a cercare sul suo tavolo improvvisato nella piazzola, il tubetto del nero, ma con disappunto, non riusciva a trovarlo anzi, si accorse, con meraviglia, che sulla sua tavolozza non c’era neanche più un’ombra di spennellata nera, e tutto sembrava così insolitamente… come dire… tutto così chiaro e luminoso però tutto anche così piatto... e... sì… privo di profondità, ma come si fa ad apprezzare il bianco… se non… Se -Nu gh’è ciù u neigru… mi hanno preso il nero… questa l’è bella …ma-
D’impeto corse al primo quadro che aveva fatto la sera precedente, intitolato Notte in Piazza Pollaiuoli …beh, dovette cambiargli il titolo in Mattinata assolata in Piazza Pollaiuoli; non era male come idea dopo tutto, e, a parte che avrebbe dovuto ricomprarsi il tubetto del nero, rimaneva il problema della spennellata all’angolo del quadro caduto a terra.

Nel frattempo, Chiara stava tornando col suo bel gelato al cioccolato in mano e chiedendo ancora scusa all’artista, gli domandò perché fosse così assorto. Lui allora le spiegò che qualcuno gli aveva rubato i suoi colori neri, e che non poteva dare il tocco finale al quadro.
Ora, proviamo ad immaginare bene la situazione: da una parte un quadro da completare con un tocco di nero, ed un pittore con un evidentissimo bisogno di aiuto, dall’altra una bambina dal notevole talento creativo, con un enorme gelato al cioccolato in mano …cosa sarebbe successo?!?
Ma sì, mica c’era bisogno di pensarci su troppo, Chiara impugnò il suo gelato, ne spiaccicò velocemente un po’ sulla tela nell’angolo in alto, e con un sorrisone sperleccandosi gli disse:
-Va bene adesso? Profuma anche di dolce…-
L’artista non seppe più che dire, spalancò le braccia disarmate ed espose il suo ultimo quadro, il quale, per altro, non solo, fu presto comprato ma, come avevamo già avuto modo di dire, arrivò al MoMA di New York, e i critici d’arte, nel commentarlo sottolineavano sempre molto, quel riuscitissimo tocco di nero, lassù in alto.

-Ma dai nonno, chi vuoi che gli abbia rubato tutti i suoi colori neri? ...è sempre lui...magari col suo retino! Noi abbiamo fatto baraonda, siamo caduti sul quadro, il pittore s’è arrabbiato e intanto lesto lesto, si è arraffato quello che voleva!-
-Eh… ti munti chi e ti veddi Zena-
-Cosa?-
-Ma non è che adesso ovunque e da ogni parte ci debba essere “quellu Cosu” che ruba del nero a tutti, ma che storia è!?! Dai vieni che ti porto a vedere la Cattedrale di S. Lorenzo-
Però intanto il nonno ci pensava, altro che se ci pensava…
-Ma nonno, non mi avevi detto che mi portavi a fare il giro delle Madonnine?!?-
-Magari domani, che poi alla sera devi tornare a casa da mamma, così concludiamo in bellezza-
-Sono già finite le mie vacanze con te?- chiese la bimba oscurandosi in viso. -Intanto domani facciamo il giro delle Edicole- rispose il nonno -…e poi vedrai che giù a Genova ci torni presto! Eh se no cosa faccio io tutto il giorno?-

Le Edicole sono immagini votive poste sugli storici palazzi che, i genovesi, facevano mettere a protezione della loro casa e famiglia fin dal Medio Evo: dipinte su ardesia o scolpite sul marmo erano racchiuse in nicchie o tabernacoli e alla notte pare che servissero, con le loro lucine votive, ad illuminare il percorso dei marinai che tornavano al porto e che altrimenti rischiavano di perdersi nel dedalo di salite, vicoli e stradine.
Pare quasi di sentirli in combriccola , giù da Salita del Prione, felici di una bevuta e della passeggiata in terra ferma, che contavano le lucine delle vie: -Erano...dunque… me paivan… due a destra e una sinistra–
-Valà che se ubriaco, dovevamo andare di là…-
-Ma no ma no di qua dritti- e andava a finire che il vociare festoso, come una foglia imbizzarrita dal vento, si ritrovava a zigzagare per il centro di Genova, ma la strada giusta alla fine si trovava: bastava andare sempre in discesa!

di Paola Pruzzo

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