Magazine Giovedì 10 maggio 2007

RimBambiniamoci di libri

Magazine - Si intrecciano al desiderio di una vita spensierata, priva di obblighi, gli elementi di questa fiaba La cicala suona il rock, (scritta da Fulvia Degl’Innocenti, illustratta da ) dallo schema classico che ricorda i cicli della natura ai quali occorre piegarsi pur di sopravvivere.

Perché fa un caldo bruciante, troppo caldo nel prato di Erbafiorita.
A rinfrescare l’aria ci pensa la musica della Little Bean Band salita agli onori della cronaca da quando si è aggiudicata perfino il Festivanimal.
Ogni sera la Banda del fagiolino si esibisce in concerto al Moscobar.
Fri Fri la cicala al sassofono, Schioc la lumaca alla batteria, Cric il grillo voce e tastiera, Crac la rana e Gina l’apetta i solisti e Fagiolino Squitt un doppio lavoro: alla chitarra e topo manager.

Tutto scorre fin quando arriva l’inverno e con esso il letargo. Nessuna procaccia per i musicisti che trovano accoglienza solo dalle formiche: cibo in cambio di ritmo e allegria per un finale al contrario della celebre fiaba di Esopo.
E sembrerebbe conclusa la lettura di questo libro delizioso.
Invece no.
La cicala suona il rock ci invita a salire sulla giostra della fantasia, guardando il mondo con gli occhi dei bambini dai 4 anni in su, a bordo di una mongolfiera piena di parole semplici giocate su un mondo a misura di animale.
Muovendo amicizie tra atmosfere realizzate con la plastilina. Vuoi farne anche tu?
Te ne occorre di colore nero e bianca, tre o quattro stuzzicadenti, una matita, un coltellino di plastica e un pennarello nero.
Le istruzioni per creare una formichina sono in calce al libro (ne vedete un esempio nelle immagini sopra e sotto). E non scoraggiarti se ti sembrerà di fare uno spiedino! La tua formichina potrà giocare con te, ma non lasciarla sola e inventale un’amica.
Vuoi provarci ancora?

Curiosando nel mondo della cicala
· Occhi sporgenti quasi stessero per strizzare fuori dalla testa, sono all’origine di una leggenda della quale riferisce dandone spiegazione Libero Ercolani nel suo Gli animali nella superstizione e nel folclore della Romagna: ”Una volta, tanti anni fa, un cuculo lavorava nella costruzione di una casa, trascinandosi su e giù per le scale portando sulle spalle la calce, ed aiutandosi, per la gran fatica, ripetendo so pu’, so pu’, so pu’ (su pure, su pure, su pure). Un insolente cicala, posata poco lontano, lo canzonava dicendogli: dai, dai, dai (dagli, dagli, dagli). Il cuculo, persa la pazienza, la rincorse, raggiungendola proprio in una bottega di un fabbro, dove, preso un martello, la schiacciò su un’incudine, facendogli schizzare gli occhi fuori dalla testa”.
· L’inoperosità della cicala traspare in un proverbio bolognese: Gratar la panza alla zigala (Grattare la pancia alla cicala), che descrive chi se ne rimane a pancia all’aria tutto il giorno e parla tanto per far trascorrere il tempo.
· Un altro detto è: Andar dritto come la cicala con la paglia nel sedere”. Riferito a chi, dopo avere subito un torto, cammina via dritto, senza mai voltarsi. Ricorda un crudele trastullo dei bimbi di un tempo, quando erano soliti infilare una pagliuzza nell’addome. Uno scherzo di cattivo gusto che non le faceva più cambiar direzione nel volo fino a quando cadevano a terra stremate.

di Roberta Maresci

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