Magazine Mercoledì 9 maggio 2007

La memoria spigolosa di Magliani

Il 24 maggio Marino Magliani sarà ospite della trasmissione televisiva Contropagina, che si occupa di libri, in onda su Primocanale alle ore 16.00. Nello stesso giorno, alle 18, presenta il suo nuovo libro alla Libreria Porto Antico. Introduce da Laura Guglielmi.
Sabato 26 maggio, alle ore 18.00, lo scrittore è a Diano Marina in occasione della manifestazione Mare di Pagine. Titolo dell'incontro è Tre scrittori a confronto tra pensiero avventura: Franz Krauspenhaar presenta Marino Magliani e Andrea B. Nardi

Magazine - Dall'Olanda, ci insegna che il tempo non va mai perduto, ma si può collezionare. Raccontando la Liguria natìa (quella di Imperia e in generale del Ponente ligure) scrive storie di solitudine dalla forza cinematografica. Con una lingua aspra e suadente al contempo, Magliani nel suo nuovo romanzo Il collezionista di tempo ( ) conduce il lettore nell'immobilismo di un paesaggio che rapisce e stordisce, tra gli amati caruggi, nella canicola su un muretto, nel vento che sa di sale e profuma di timo, dell'onnipresente e indolente mare: Il mare sulla destra si rovesciava stancamente sulla ghiaia.
In un italiano rivestito di sapore, né barocco né desueto, Magliani è stato già paragonato a e . Seguiamo Gregorio dall'infanzia all'età adulta, in un perenne spostarsi senza apparente meta, in cerca di qualcosa che lui possiede senza saperlo.
Ma questo non è solo un romanzo di formazione. Magliani si prova infatti con capacità e originalità su un personaggio e la sua crescita, ma costruisce una storia toccando anche la fantascienza e un certo tipo di narrativa verista, a tratti intensamente lirica, con il racconto finale L'architettura del molo di Porto Maurizio.
Di questo autore dal cammino fortemente autonomo volevamo scoprire di più e lo facciamo con un'intervista.
Rapido e cordiale, risponde per e-mail dopo una lunga passeggiata sulla spiaggia di Ijmuiden, sulla costa olandese dove vive da molti anni.

Come è nata la passione per la scrittura, quali i suoi percorsi, successi, ostacoli, sconfitte o delusioni?
«Da bambino, dopo pranzo al fresco, sui gradini del paese, restavo incantato delle ore ad ascoltare i vecchi. Raccontavano di eserciti in fuga, di partigiani sbandati, di serpenti enormi che si nutrivano di bambini. Se avessi saputo narrare oralmente come loro non avrei mai scritto. La passione é questa, inventarmi storie, come facevo da bambino, per salvarmi dalla solitudine.
Ho percorso fino ai trent'anni tutta l'Europa e il Sudamerica, ho guardato tutto ciò che potevo sapendo che un giorno l'avrei scritto, poi mi sono messo a scrivere e ho capito che mi bastava raccontare la Liguria. I successi sono quotidiani, il sentire d'aver lavorato un altro giorno bene, d'aver letto qualcosa che ti ha arricchito, d'aver superato gli ostacoli che sono sempre lí dietro l'angolo sottoforma di una sola domanda: ma non ci sono già abbastanza storie a questo mondo?
Le sconfitte, le delusioni sono quando ti sembrava di essere da solo, ma forse era importante cosí».

Gregorio è il nome del personaggio di Quattro giorni per non morire, che ritorna in Il collezionista di tempo. È semplice coincidenza o è una seconda parte?
«No, non é semplice coincidenza, il motivo di quel nome che si ripete le sembrerà un po' banale, ma é che ho sempre cercato per i miei personaggi nomi non riconducibili a gente della mia valle, la valle dove sono nato, la valle di Porto Maurizio e dove trascorro ancora gran parte dell'estate. Anche Biamonti ha usato per alcune sue storie il nome Gregorio. Il suo motivo non lo conosco».

Ne Il collezionista di tempo, Gregorio ha una dimensione interiore molto spiccata, mentre l'esterno è vissuto come contatto fisico con la spigolosità di pietre e vento; oppure, come se la realtà fosse avvolta da un velo, da una nebbia, come fosse difficile da decifrare. Chi è Gregorio?
È la malattia a distaccarlo dalla realtà o altro?
«Gregorio é un bambino che un giorno non ha saputo liberare un grido e sa che mai più nulla nella vita riuscirà ad assomigliare alla pace. L'esterno é la ferita che c'é tra noi e il mondo, avrebbe detto Biamonti. La spigolosità di cui giustamente mi parla é la netta sensazione che neanche le cose, neanche lo sguardo sul tempio della memoria che ci accaniamo a costruire giorno dopo giorno, ci salverà».

Nel terzo capitolo le voci si trasformano, quella che sembrava un'ossessione e, agli occhi della madre, una malattia si trasforma e svela l'animo dello scrittore. Davvero l'essere scrittore nasce da un malessere, da voci che ci inseguono, si annidano in noi e non ci lasciano?
«Lo scrittore, quello scrittore, Gregorio Sanderi, è un bambino che si porta dentro il dolore di una violenza.
Le voci che comincia a sentire da bambino in collegio nella notte e poi per tutta la vita, a suo tempo l'hanno salvato, gli hanno insegnato a collezionare il tempo, gli hanno impedito di passare una frontiera, e gli hanno raccontato la storia di un cane abbandonato nell'entroterra dal suo padrone. È un cane che il giorno in cui il bambino viveva le sue ultime ore da essere libero e guardava il paese da una vigna di fronte alle case, si trovava a passare nelle vicinanze.
E nella storia di quel cane, nel racconto che chiude il romanzo, lo scrittore cerca i simboli dell'altra costa, del viaggio oltre il mare. Il cane si rimetterà alla ricerca del padrone, percorrerà la strada fino al mare e una volta là tenterà la traversata, la prima volta a nuoto, poi imboccando il molo sperando che sia un ponte. Ma il molo termina in un cavernoso risciacquo e il mare dura, come diceva Boine (Giovanni Boine, ndr)».

Ha per le mani un nuovo scritto o semplicemente in testa un'idea a cui intende lavorare o sta già lavorando?
«A giugno esce un racconto lungo in un'antologia di Guanda, e nel 2008 uscirà un romanzo con Longanesi.
Credo che apparterrà a una nuova fase. Finora ho sempre guardato la Liguria da un punto esterno, le case, i paesi, da un costone di fronte, il mare da una scogliera di pini, gli uliveti da una finestra. Stavolta sarà una Liguria vista dall'interno, come se il punto di vista fosse quello di uno sguardo sul mondo ma dall'interno di un mare di rovi».

Quali i maestri della letteratura italiana e straniera dai quali non può prescindere?
«Mi hanno sempre affascinato il lirismo di Biamonti, il suo sguardo, la sua ricerca linguistica, il suo studio della luce, e le corse di certi personaggi che popolano le storie di Fenoglio (Beppe Fenoglio, ndr), come il Milton della Questione privata. Anche nelle mie storie la gente scappa, sbanda nelle curve e crolla, prima o poi crolla».

Internet, i blog la interessano? Trae ispirazione o spunto da questo mondo? Oppure come lo vive?
«Sono io stesso redattore di un sito letterario, , ma collaboro anche con altri litblog come e Vibrisse, e siccome vivo in Olanda, il mattino, quando voglio vedere cos'è successo a Imperia, mi leggo , un posto dove si affrontano cultura e società, ma con garbo, senza insulti».

Un consiglio per gli esordienti?
«Leggere molti italiani, avere pazienza, affidarsi alle persone giuste, e mai demoralizzarsi. Non andare dietro le mode, scrivere e cercare storie come quando da bambini a nascondino si andava a cercar un posto buono».

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