Magazine Martedì 8 maggio 2007

La posta del cuore

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titolo: Paura di fidarsi
Ciao Antonella,
ho letto ora la : beh, sono d'accordo con te, cioè penso che la paura di amare esista, nel senso che - parlo per me - ho paura di dare la mia fiducia ad un'altra persona e a fidarmi di lei. E amare una persona significa anche questo, no? Ma se teniamo veramente a qualcuno abbiamo anche voglia di rischiare...
Per me fiducia significa qualcosa di profondo, che non si può sintetizzare in esempi: non ha niente a che vedere con la gelosia/possessività, non so se sono stata chiara.

Ho quasi 30 anni, una vita fatta di tante cose, belle, brutte, gratificanti e non: insomma una vita. Con amicizie, alcune delle quali molto belle, interessi etc etc. C'è solo un grande buco nero: la mia vita sentimentale. Nel senso che non ha mai avuto una storia lunga, al massimo 6 mesi. Per dirtene una non ho mai festeggiato un anniversario, non so cosa voglia dire dover pensare al regalo di compleanno del proprio ragazzo ecc ecc...
Ho sempre trovato tipi che si sono dileguati al momento giusto e mi è stato "risparmiato" anche quel genere di incontri di cui parla Franca: pare che io ispiri un grande senso di responsabilità e di protezione, per cui ho anche dormito assieme a tipi cui sapevo di piacere senza che succedesse niente e in varie occasioni mi è capitato di trovarmi di fronte a uomini presi da ansia da prestazione, proprio di fronte a una che di esperienze ne ha avute poche.

L'ultimo è un soggetto che devo ancora decidere se lasciar scivolare via da me. Cioè, da una parte penso sia la cosa migliore da fare, ma mi chiedo perché, perché ancora una volta a me, proprio questa volta che mi sono comportata diversamente e non perché ho finto qualcosa ma perché, mi rendo conto, sono maturata rispetto a tutte le mie storie precedenti (fra una storia e l'altra per me passano anche anni, nel senso che nel frattempo magari frequento altre persone, ma ho dei tempi di elaborazione del lutto molto lunghi).
Non mi dire che sbaglio in questo, lo so, me lo dicono tutti: ma sei così carina, sensibile, simpatica... perché non trovi qualcuno? Non è come andare alla pesca di beneficienza.
Insomma, il lui in questione lo conosco da molto tempo, mi era piaciuto subito ma per anni ho fatto finta di niente, poi abbiamo iniziato a uscire assieme - per mesi - senza che succedesse niente. Alla fine, verso Natale, qualcosa è successo: non tutto, perché anche lui è stato preso dalla "sindrome cucciolo" che ispiro. Con lui c'era - c'è - grande affinità e non posso negarlo: mi piace molto.

Ha 43 anni, è molto affascinante, vox populi vuole che sia spaventato da qualsiasi relazione, ecco il motivo delle mie ritrosie. Io però, per uno di quei "casi" incomprensibili che non si sa se chiamare fortuna, ho scoperto che ha avuto una delusione d'amore terribile, davvero grave, che lo ha fatto tremendamente soffrire e forse anche disincantare, cosa che un po' lo giustificherebbe(?).
Una volta presa la decisione di non continuare a negare l'attrazione che provavo per lui, mi sono detta che non dovevo farmi troppe domande, prenderla così per quello che era e basta. Poi ha cominciato a fare discorsi che ci vorrebbe Hegel per renderli logici "Mi piaci, molto, sì però... io vorrei... non vorrei... ma se vuoi... solo sesso con te no... ma la storia seria e ufficiale meglio nemmeno... prendiamo atto che ci piacciamo... ma poi?". Si invischia nei suoi discorsi, si contraddice e io mi chiedo se è la "paura", a cui però, l'ho detto, non credo del tutto, il senso di responsabilità o semplicemente non gli interesso abbastanza. Ho cercato di essere forte, razionale, comprensiva, di lasciargli i suoi tempi, ma i mesi sono passati e mi rendo conto che questa situazione mi sta logorando, mi porta ad avere comportamenti che non mi piacciono: ho quindi preso la decisione di non cercarlo e vedere che succede. Non è una prova d'amore, ma non vorrei aver fatto più grande una situazione, che però mi sembra sprecata e non vissuta, questo soprattutto mi dispiace e "mi brucia". Tu che idea ti fai?

Mia cara anonima,
mi sono fatta l'idea che tu abbia scelto la via giusta. Dici di essere cambiata rispetto al passato, di avere assunto un atteggiamento più adulto, di esserti progressivamente allontanata dal bisogno di suscitare protezione. Ottimo, sei in una splendida fase di crescita, guarda se lui è in grado di seguirti oppure no. Tu diventi grande, per "meritarti" deve diventarlo anche lui, o almeno provarci.
Se le scottature ci avessero impedito di avvicinarci al fuoco, staremmo ancora mangiando carne cruda nelle rispettive grotte. Ha sofferto? Ahimè, tutti soffrono e spesso crescono.
Pensa ai romanzi di formazione che di sicuro hai letto: le prove ti portano a raggiungere l'oggetto (soggetto) del desiderio e, al tempo stesso,anche l'età adulta. Di sicuro sai anche che la letteratura è più reale della vita, quindi...
Aggiungerei soltanto che credo valga la pena di spiegarglielo.
Di dirgli che senti il bisogno di allontanarti da lui perché, appunto, ti senti in una fase di crescita importante e vuoi sfruttarla al massimo ma, purtroppo, la sua confusione ti rallenta e ti fa perdere di vista l'obiettivo. Che ti chiami, se ha voglia, quando si sente più sicuro, caso mai vi prendere un aperitivo e vi racconterete le rispettive esperienze.
E poi fai esattamente quello che hai detto lui, procedi per la tua strada, fai la fatica di diventare grande, non farti frenare dal bisogno di elaborare un lutto che non c'è. Se lui fosse intelligente capirebbe quello che sta per perdere, se non lo fosse pazienza, ricorda che è lui a avere perso.
Auguri e coraggio,
Antonella

di Antonella Viale

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