Magazine Sabato 5 maggio 2007

Valenti

Ferida, una coppia infelice

Luisa Ferida nasce nel 1914 a Castel San Pietro come Luigia Manfrini Farné ed è un’attrice dei telefoni bianchi vittima della guerra partigiana nella primavera del 1945. L’attrice debutta in teatro nelle compagnie di Ruggiero Ruggieri e Paola Borboni, passa al cinema nel 1935 e raggiunge il successo con Un’avventura di Salvator Rosa (1940), La corona di ferro e La cena delle beffe (1941), tutte pellicole dirette da Alessandro Blasetti. Luisa Ferida è una vera diva che nel 1942 è premiata come migliore interprete italiana per Fari nella nebbia di Gianni Franciolini.
Resta famosa la sua lunga relazione artistico-sentimentale con il collega Osvaldo Valenti che la porta, verso la fine del 1943, a raggiungere Venezia con il compagno.

La Ferida e Valenti sono fascisti convinti e aderiscono alla Repubblica Sociale Italiana. Il loro ultimo film è Un fatto di cronaca di Piero Ballerini (1944), ma prima la bella attrice interpreta pure due opere di Luigi Chiarini: La bella addormentata (1942) e La locandiera (1944). Alcuni sostengono che è il partigiano Sandro Pertini a mandarla a morire per essere stata colpevole di amare un uomo che negli ultimi due anni di guerra indossa l’uniforme di ufficiale della Decima Mas. Si dice anche che la Ferida e Valenti siano una diabolica coppia di collaborazionisti che partecipa a festini e torture nella Villa Triste di Pietro Koch, il comandante della discussa “polizia autonoma” di Salò arrestato più tardi da Mussolini.

Ferida e Valenti sono due personaggi discussi e le loro biografie vengono narrate in maniera diametralmente opposta da destra e da sinistra. Da destra si giura che la Ferida non è una dark lady e che, contrariamente agli uomini di Koch, Valenti non tortura nessuno. Il compagno dell’attrice viene incaricato dal comandante Borghese di fare attività propagandistica e di creare una rete di scambio con la Svizzera per rimpinguare le casse della Decima. L’attore conosce il famigerato capo di “Villa Triste”, sfrutta le sue amicizie, si assicura la complicità delle bande partigiane operanti in prossimità delle zone di confine. Il suo incarico è prettamente militare e le cattive frequentazioni sono determinate dall’operare della Decima in condizioni di emergenza.

Per i commentatori di destra risulta decisiva la consegna negli ultimi giorni della Repubblica Sociale al comandante partigiano Giusepe Marozin, definito come uomo sbrigativo, privo di scrupoli e dalla pistola facile. Osvaldo Valenti e Luisa Ferida vengono condannati a morte, pure se molti partigiani del Comitato di Liberazione si oppongono. Romano Bracalini, biografo di Valenti dice: “La frettolosa condanna del CLN obbediva sostanzialmente alla regola umana e crudele che alla spettacolarità del simbolo che egli aveva rappresentato corrispondesse subito e senza ambagi una punizione altrettanto spettacolare. In altre parole egli doveva morire non già per quello che aveva fatto, quesito secondario, ma per l’esempio che aveva costituito”.

La stessa regola vale per Luisa Ferida, attrice bella e brava ma pure testimone involontaria di fatti che possono mettere in imbarazzo i partigiani. Osvaldo Valenti, amante dei colpi di scena teatrali, decide all’improvviso di diventare repubblichino per comportarsi diversamente dagli altri. Vuole dimostrare di saper stare dalla parte degli sconfitti e pensa così di dimostrare coraggio e grande anticonformismo. Sono giorni duri e difficili durante i quali scorre molto sangue e si consumano vendette, i partigiani non distinguono realtà da finzione e scambiano i due attori per belve sanguinarie. La leggenda racconta che la Ferida danza nuda davanti ai prigionieri torturati a Villa Triste ed è grande amica del terribile Koch, ma non ci sono prove. Luisa Ferida e Osvaldo Valenti muoiono fucilati per aver recitato la loro ultima parte, vittime del loro amore e di un eccessivo istrionismo da palcoscenico.

Su Luisa Ferida e Osvaldo Valenti erano già state scritte tre biografie: Morire a Salò di Aldo Lualdi, Celebri e dannati di Romano Bracalini e Ascesa e caduta di due stelle del cinema di Odoardo Reggiani. In tempi più recenti l’Editrice NovAntico ha dato alle stampe una ricerca di Luigi Cazzadori dal titolo Osvaldo Valenti, Luisa Ferida. Gloria, processo e morte di due divi dal fascismo alla RSI. Le circostanze della loro fucilazione sono ben descritte da Giorgio Pisanò nel terzo volume di Storia della guerra civile in Italia e da Antonio Serena ne I giorni di Caino. Adesso esce per Lindau anche questo Gioco perverso, un buon libro di Italo Moscati che poco aggiunge a quanto conosciuto su due attori che condussero la loro vita verso una tragica interpretazione finale. Un bel difetto è il prezzo: 21 euro non sono pochi per un brossurato di 280 pagine.
di Gordiano Lupi

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