Magazine Mercoledì 2 maggio 2007

L'acchiappanero: a spasso nei vicoli

Paola Pruzzo, programmatrice Web, ha creato un personaggio intorno a cui raccontare favole e storie diverse per divertirsi con la figlia. Ora cresce cresce e allora, come un feuilleton, godiamoci "L'acchiappanero" in "La Rivelazione", quattro puntate nel centro storico genovese. Seconda puntata: 'Mercoledì' e 'Giovedì'.

Mercoledì
- Ma sai che l’altra sera ho visto un gatto nero attraversarmi la strada? Ho pensou: ma mia tì che bellu gattin... ben… u tempu de scurì… un rattu… che lo vedo riattraversare la strada completamente bianco e mi dico, te lo lì, era tanto piccino, che davanti al ratto si è trovato paura ed è diventato bianco. Se non che, poco più in là vedo sfilare da un vicoletto un pezzo di stoffa nero e dorato
- Ma cosa vorresti dire? - dice l’orologiaio all’amico
- Niente, vorrei solo sottolineare che ogni volta che succede qualcosa di strano, in questi ultimi tempi c’è sempre di mezzo un retino, oppure un mantello o un guanto nero e dorato!
- Ma dai, ogni estate mi sembra che ce ne sia una. Quando nu l’è a malmignatta sun i calabruin, quando nu sun e zecche sono le farfalline australiane che ci invadono e quando non c’è proprio niente, ma niente di niente, piove dal cielo un antico Doge con un retino da pescatore in mano, ma dai su che nu l’è vea ninte! Ti saluto Armando, vado a controllare i miei orologi.
- Eh, ma tu sei proprio fissato con il tempo
- Lo sai, è il mio pane quotidiano!

L’orologiaio entrò nel suo negozietto, non troppo grande ma con una vetrina quasi artistica, appesi sullo sfondo una sfilza di cucù e dovevate sentirli cianciare allo scoccare dell’ora:
il primo era davvero bizzarro, aveva un piccolo uccellino con un berretto nero che cantava in genovese:
- Mi sun bellu e piccin, un po’ birichin e quandu sciortu me gia u berettin!
Accanto ce n’era uno che nel frattempo faceva uscire dal poggiolino dell’orologio fatto a casetta, una signora che, sbattendo un tappeto, diceva: - A ogn’ua mi ghe levu a pua.
Oppure ancora più carino in fondo a lato, si scorgeva un orologio a campanile, con un piccolo fraticello che muovendo la corda delle campane pregava così: San Giorgiu deme a forsa che du freidu sentu a morsa, madunnina prega pe mi che a tia a corda sun sempre chi

Tutta quanta la vetrina, ogni volta che cambiava l’ora, sembrava animarsi magicamente come uno di quei presepi dove una cosa toglie la vista all’altra, e tra questa frenesia si confondevano le filastrocche dei tanti cucù.
- Quale ti piace di più nonno? Dai dimmelo
Il nonno, preoccupato un po’ di dover mettere mano al borsellino, ostentando una finta indifferenza si costruì sul viso una smorfia come a dire: – Nulla di speciale - e strabuzzando gli occhi un po’ alla Govi, indicò con la mano la strada da seguire per avviarsi alla conquista del gelato quotidiano.
Ma quando il capriccio di una bambina è in atto, si sa, ciò che accade è quasi scientifico: immediatamente le gote si arrossano e gonfiano un po’, gli occhi si socchiudono per riaprirsi spalancati e tempestosi, i piedini si impuntano tra una mattonella e l’altra mentre con tutta forza e a due manine i nonni vengono strattonati all’indietro, di nuovo davanti all’oggetto del capriccio:
- Ma dai, dimmelo quale ti piace. Non voglio che me lo compri
- Ah ma… non lo vuoi? Mmm lascimme un po’ vedde...
- Direi quello col fraticello che tira la corda del campanile. E a te?
- Senti come canta bene l’uccellino col berrettino nero
- Mi sun bellu e piccin, un po’ birichin e quando sciortu me gia u berettin! Ma non voglio che me lo compri nonno, davvero...
E intanto il naso si stava irrimediabilmente incollando al vetro con le manine appiccicate anche loro ad altezza orecchie.

Il nonno, pensando comunque che entro la fine delle vacanze a Genova avrebbe fatto un regalino alla nipotina in ricordo di sé e della città, mosso a tenerezza entrò con la bimba nel negozio:
- Ma nonno, perché entri? Non vorrai mica comprarti un cucù - candidamente disinteressata
- No, magari diamo un’occhiatina. Stai attenta alla porta che sennò ti sbatte addosso
E fu proprio quando Chiara si voltò per accompagnare la porta che un’improvvisa folata di vento la spalancò come un piccolo tornado, scosse tutti gli orologi appesi in mostra e qualcuno pure cadde.
Una veronica di velluto dorata, come quella di un torero, si alzò all’improvviso e da essa, solo un retino, acchiappò qualcosa a mezz’aria prima che tutto fuggisse fulmineo.
Impietriti, assolutamente impietriti nonno, nipote e orologiaio si guardarono in faccia coi capelli ancora arruffati e mossero gli occhi veloci a capire cosa fosse sparito dal negozio.
All’apparenza tutto sembrava a posto, cosicché dopo un bicchiere d’acqua gentilmente offerto dall’orologiaio, nello stupore diffuso, si potè ritornare all’acquisto del cucù.

Chiara, ripresasi quasi subito, indicò quello con l’uccellino dal berretto nero. Ma che strano, dalla vetrina sembrava più bello, più spiritoso: c’era qualcosa che non tornava.
- Vi faccio sentire il ritornello - disse ancora un po’ scombussolato il negoziante che colse l’esitazione dei suoi avventori, - sentite che bello - e messo a segno il cucù sull’una, uscì l’uccellino monello che disse: - Mi sun bellu e piccin, un po’ birichin e quando sciortu nu g’ho ciù u berettin!
Il nonno, preoccupato per l’udito, disse sottovoce a Chiara :- Ma non diceva che gli girava il berrettino?-
- Sì è vero nonno hai proprio ragione, ma come fa a giragli se non ce l’ha più?Io così non lo voglio eh!
L’orologiaio, che fino ad allora fece forzatamente finta di niente, perché si sa prima di tutto vendere, poi viene il resto, allargò le braccia sconsolate, si sedette sulla seggiolina vicino al banco e neppure salutò nonno e nipote che perplessi e pensierosi se ne uscirono dalla porta.
Perfino il berrettino nero di un piccolo uccellino aveva attirato l’attenzione di quel non so che!
Che Sacramentu u saià mai?

Giovedì La giovane era stanca, gli occhi privi di desiderio sembravano spenti, e il suo sguardo disarmante non era segnato né da gioia né da dolore. Stava semplicemente lì, confusa col grigio muro al quale era addossata, statuaria ed immobile. Gli occhi persi nel vuoto, sembravano dilaniare lo spazio ed il tempo, sembravano scavare buchi profondi nel cemento.
A poco a poco intorno a lei si ammassavano i passanti, ma non ci faceva caso, pareva persa in un pozzo infinito che aveva risucchiato già la sua mente e, solo quando un signore col suo ombrello la sfiorò, forse temendo che fosse morta, lei adagio alzò il capo e stupì la gente che vide illuminato dalla luce, quel viso bellissimo sul quale era nato un segno di vitalità, un turbamento inerte, che pian piano inselvatichì gli occhi verdi, ostili alla curiosità destata.

Prese allora un gessetto lì per terra e, sempre seduta, tracciò lentamente intorno a sé un cerchio bianco, mentre la gente, vicino, indietreggiava dinnanzi alla linea di frontiera improvvisata, calpestandosi i piedi e sgomitandosi. Lei chinò nuovamente il capo e dentro il cerchio, china sulle ginocchia, si assopì per sempre, raggomitolandosi tra le braccia, mentre la siringa le scendeva dalla mano ormai schiusa.

Intanto il mormorio indistinto dei curiosi si tramutò in preoccupazione ed una signora, forse madre di famiglia, prendendola per la mano fredda se la mise in grembo, tant'era leggera, ed improvvisò con gli altri un piccolo corteo.
Nel frattempo, dietro di loro, un giovane non visto, con occhi sfuggenti, si accasciò in quel cerchio vuoto, perché sapeva dentro sé che era quello il posto giusto, il cimitero degli elefanti, ma quella sera non poteva andarsene così anche lui, perché quella sera, una mano di velluto nera e dorata, carezzandogli il capo con delicatezza, portò via da lui l'abisso di nera tristezza nel quale stava scivolando e, sparendo nell'oscurità rilasciò alla vita un ragazzo incredulo che si riaffacciava ad una esistenza nuova.

di Paola Pruzzo

Potrebbe interessarti anche: , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin , MiniVip&SuperVip. Il Mistero del Viavai di Bozzetto: il cinema si fa fumetto , Il segreto del faraone nero, una nuova stoccata letteraria di Marco Buticchi , Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti

Oggi al cinema

Un affare di donne Di Claude Chabrol Drammatico Francia, 1988 Guarda la scheda del film