Magazine Venerdì 27 aprile 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Buongiorno,
vorrei proporle un quesito al quale io e il mio compagno non riusciamo a trovare soluzione: come utilizzare il cellulare?
Abitiamo a 100 km di distanza, la nostra relazione va avanti da più di un anno e mezzo, e mi sto rendendo conto che ogni volta che ci si parla al telefonino c'è sempre qualcosa che rovina l'armonia, non siamo davvero in grado di gestire la comunicazione a distanza.
Ci sentiamo giornalmente, anche più volte al giorno, e soprattutto alla sera è più difficoltoso "mantenere la calma". Mi può consigliare come agire? Dobbiamo porre delle regole? Quali? C'è qualche libro che ci può aiutare?
Grazie

L


Ah, il telefono, croce e delizia! Ed il cellulare poi, permette grandi cose, ma crea anche grandi disguidi. Ho conosciuto altre persone che avevano problemi simili: nonostante l’affetto e la voglia di stare assieme e di sentirsi, riuscivano a rendere le loro telefonate un vero disastro. In un caso il problema stava nella diversa considerazione nell’uso del telefono. Lui lo usava per dare o ricevere informazioni. Lei per il gusto di parlare. Lui era infastidito dalla inutile lunghezza delle telefonate, lei era imbarazzata dalla sua estrema sinteticità. A volte riuscivano a trovare la giusta misura, altre volte no. In un'altra coppia la crisi emergeva nella scelta dei tempi. Chi chiamava lo faceva quando aveva tempo e voglia ma non sempre chi riceveva la chiamata aveva tempo o voglia di parlare e quindi chi chiamava era in uno stato d’animo molto positivo mentre l’altro, che magari era stato interrotto mentre faceva altre cose, subiva la telefonata ed il suo stato d’animo era meno sereno. Alcune persone poi, al telefono, non riescono a sentirsi a loro agio e non sono capaci di esprimersi al meglio o non sono capaci di comprendere bene le intenzione e le note affettive, filtrate dalla linea, così lo scambio di intimità diventa un supplizio. C’è anche chi si trova imbarazzato a parlare senza vedere in faccia il proprio interlocutore mentre ci sono altri che, proprio perché svincolati dal canale visivo, dilagano, senza rendersi conto di esagerare invadendo lo spazio altrui. E non abbiamo ancora toccato il punto del diverso uso delle parole e dei silenzi. Voi poi vivete lontani e questa distanza potrebbe non solo essere un fattore spaziale ma anche di ritmi di vita di esperienze e di stress che non sempre si riescono a dimenticare mentre si parla al telefono e che finiscono per alterare il senso della conversazione. E lei dice che alla sera vi riesce difficile "mantenere la calma" che non capisco bene cosa significa esattamente così come non so di cosa vi occupate durante il giorno, ma dopo che vi siete sentiti già tante volte durante la giornata non sarà che alla sera siete entrambi troppo stanchi e con troppe poche cose da raccontarvi?

Come vede di motivi per rendere difficili le comunicazioni tra due persone ce ne sono e talvolta riescono ad essere agiti anche in presenza di forti legami affettivi. Per essere più precisi bisognerebbe quindi capire un po’ meglio come si svolgono le vostre telefonate e quali sono le modalità che vi creano problemi.
Un libro da consultare? Così, al volo, non me ne viene in mente nessuno. Ma forse sarebbe più utile se quando vi vedete di persona vi chiariste su questo problema cercando di spiegarvi reciprocamente quali sono gli aspetti che ognuno rileva come fastidiosi e trovare un vostro modo, magari meno frequente ma più vicino alle reali esigenze di entrambi.
In cambio potreste usare di più gli sms. A qualcuno funzionano meglio delle chiamate in voce ed in alcuni casi sono più carini e meno invadenti.
Non so se con questo ho inquadrato bene la sua situazione ma spero di essere riuscito a fornirle alcuni spunti di riflessione.
Però, a questo punto, mi sorge un ultimo pensiero: siamo sicuri che la colpa sia proprio del telefono?
di Marco Ventura

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