Concerti Magazine Venerdì 27 aprile 2007

Rostropovich addio!

Magazine - Era diventato un mito per tutti suonando il suo violoncello mentre veniva abbattuto il muro di Berlino nel 1989, ma il mondo della musica lo conosceva da molto tempo prima. Si trattava del più grande violoncellista che avesse mai calcato un palcoscenico dopo Pablo Casals. Nato in URSS nel 1927 da famiglia ebraica, aveva cominciato a studiare il pianoforte e il violoncello a 4 anni, e a dare concerti regolarmente a 15.
Lasciavano sgomenti, in lui, la strepitosa facilità con cui andava a cercare le note arrampicandosi sulle corde del suo violoncello, l’intonazione immacolata, il suono inimitabile, corposo, spesso, teso, limipido, le sue arcate generose, ampie.
Era la musica allo stato puro.

Le sue interpretazioni – aveva un repertorio sterminato – hanno fatto scuola fino all’ultimo. Noi lo ricordiamo qualche anno fa, a Cremona, dove abbiamo avuto il privilegio di ascoltarlo un’ultima volta nel concerto in do maggiore per violoncello e orchestra di Haydn: lo stesso piglio e lo stesso entusiasmo di quel ragazzino di 15 anni già avviato ad una carriera stellare in tutto il mondo. Rostropovich, o come lo chiamavano affettuosamente gli amici “Slava” (che in russo significa “gloria”), si era ritirato un paio d’anni fa dal concertismo, ma noi ascoltavamo i suoi dischi e ne parlavamo al presente, sapendo che in qualche parte del mondo ancora “Slava” dimorava.
Ma ora non c’è più per davvero, ogni speranza di rivederlo imbracciare il suo amato violoncello è svanita. Di lui restano, memorabili, centinaia di registrazioni, filmati, incisioni: ascoltatelo prima o poi, il suo Bach, il suo Beethoven, il suo Brahms, il suo concerto di Schumann, quello di Dvorak, i capisaldi del repertorio violoncellistico.

Rostropovich era l’ultimo di una fitta schiera di artisti immensi, che hanno fatto grande la musica nel secolo scorso, e ora ci piace pensare che abbia raggiunto i suoi fratelli, i suoi compagni di strada, in qualche parte del cielo, e con loro continui a fare musica. Per il resto, quella che ha fatto in questo mondo vivrà per sempre. Chi ancora non ne avesse approfittato, lo faccia.

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