Magazine Martedì 13 marzo 2001

Paolo Gentiluomo ingordo di parole

Definire Paolo Gentiluomo è veramente difficile. Poeta, performer, attore teatrale, musicista-rumorista (col gruppo Tam Quam Tabula Rasa). Quel che è certo è che, sebbene sia nato a Vercelli nel 1964 e abbia vissuto nel levante fino ai tempi del liceo, ormai è genovese a tutti gli effetti.

Probabilmente la definizione più appropriata la fornisce lui col suo ("Senza fallo si fa che sì di me la più appetitosa parte / Lo ventre sta che pur mollicci ciccia fa leccar li baffi"). Ma non fidatevi troppo: la scrittura di Gentiluomo è onnivora, procede per accumulazioni iperboliche di parole, e rischia di portarvi fuori strada.

“Sono un manipolatore di parole, mi piace giocarci, metterci le mani, sporcarmi”.

Come poeta Gentiluomo ha pubblicato due libri, Novene irresistibili (Periferia, 1995) e Catalogo, uscito nel 1998 per i tipi della Zona Editrice. Ma, soprattutto, ha fatto parte del più importante movimento avanguardistico degli ultimi anni, il Gruppo 93, che negli anni novanta ha visto la partecipazione di figure di spicco della nuova letteratura italiana, da Rossana Campo (amica personale e compagna d’università di Paolo, che è tra i protagonisti di In principio erano le mutande), Lello Voce, Corrado Baino, Biagio Cepollaro, Tommaso Ottonieri. E del Collettivo di Pronto Intervento Poetico Altri Luoghi, del quale Gentiluomo fa parte.

So che hai provato anche la strada del romanzo
"Sì, ho scritto assieme a Enea Ortis, e pubblicato a puntate, il romanzo I pruriti del giovane Letale. La prima puntata è uscita sulla rivista Altri Luoghi. La rivista non è stata più stampata. Poi ho ripreso la pubblicazione su La Rosa Purpurea. Anche questa rivista ha chiuso i battenti. Ho sempre avuto il dubbio di essere in qualche modo colpevole di questi tracolli".

Ma Paolo è anche (o soprattutto, quando sveste i panni del poeta) esperto di teatro, che frequenta come performer e come organizzatore. Ha collaborato con la Tosse, ha presieduto alla nascita e all’attività clandestina dell’HOP altrove e ora dirige, assieme a Franco Vazzoler, la collana Pedane Mobili per la Zona Editrice del complice Piero Cademartori, che fa parte degli “Altri Luoghi”.

“Sono laureato con una tesi su Petrolini e ho sempre lavorato nel teatro. Non mi riferisco all’attività con gli “Altri Luoghi”, perché noi non scriviamo testi teatrali e non li recitiamo: ci teniamo a evidenziare questo fatto esibendo i fogli che leggiamo durante le esibizioni. Non siamo neppure dei performer, che comunque implicherebbe un uso del corpo e della mimica che non ci compete. Il mio rapporto col teatro è di carattere organizzativo e critico”.

Vedi anche la nostra recensione allo spettacolo del Collettivo di Pronto Intervento Poetico Altri Luoghi Leggi l'articolo
di Donald Datti

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