Magazine Giovedì 26 aprile 2007

RimBambiniamoci di libri

In principio un fantasma da disegnare sul quaderno per potersene liberare. Poi un sentimento da mettere in circolo per moltiplicare l’amore e scambiare.
Quando ne parla Maria Rita Parsi sembra tutto semplice. È come se per risolvere il problema della gelosia già scritta nel nostro DNA, bastasse leggere attentamente fra le righe del nostro pensiero, fra i ritmi del nostro cuore. Infatti questo libro, mi dice al telefono con la sua voce rassicurante l’autrice, «è costruito per parlare della gelosia, per trasformarla in un disegno, in una storia (come quella di Gilles), in un racconto, in una bella rappresentazione teatrale fatta insieme ad altri ragazzini o con i burattini, in una o più canzoni, filastrocche, danze o qualsiasi altro percorso nel quale coinvolgere tutti gli altri: chi non è mai stato geloso?». Alzi la sua mano.

E su questa pianura di genitori e bambini, amichetti ed educatori, la psicopedagogista, psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi, direttore della Società Italiana di Psicoanimazione (SIPA) che ha fondato nel 1985 nonché presidente della dal 1991, ha di che dare consigli. Rodariamente, la Parsi invita a sdrammatizzare: come per le piante con la sintesi clorofilliana, «attraverso la creatività, mettendo in poesia un passaggio della crescita da far vivere come risorsa e non come rivalsa. Mai negando. Mai ridicolizzando. Anzi: aiutando i bambini a vedere quanto scambio d’amore ci può essere tra fratelli e tra genitori e figli. Facendo un grande girotondo del sentimento per condividere la gelosia. Come? Basta diluirla per renderla circolare e migliorarsi. Educando così i più piccoli ad esprimere il dolore, aiutandoli a non diventare degli adulti aggressivi. Alcuni bambini attirano l’attenzione dei loro genitori, quando temono venga meno o sia troppo concentrata su un altro fratello o sorella, adottando delle strategie, dei comportamenti non proprio piacevoli né per loro stessi, né per i loro famigliari. Possono essere capricciosi o indolenti, pieni di rabbia e, se vanno a scuola, molto svogliati. Possono aver voglia di non crescere, e cercare di rimanere piccolini come il fratellino o la sorellina che sono appena nati. Così tornano a fare pipì a letto, regrediscono nel linguaggio. Eppure a volte, però, la gelosia ha anche un altro effetto: alcuni bambini, diventano “superbravissimi” per attirare le lodi dei genitori.
Infine c’è chi, per gelosia, finge che i fratelli non siano neppure nati, come se non ci fossero. Rimuove l’evento. Oppure, al contrario, diventa il paladino difensore dei più piccoli che nascono».

Ecco: questo libro di Maria Rita Parsi è un viaggio per comprendere che ciascuno è amato ed è amabile per se stesso. Un’occasione, un’indicazione ma anche un diario dove i genitori possono e devono annotare e commentare. Aiutati anche da alcuni passaggi su cui riflettere che, nel testo, ben sono evidenziati da colori diversi. Per crescere insieme ai figli. Per farlo, il percorso della fiaba è utilissimo, perché l’immaginario aiuta a sopportare la paura e il dolore che certi sentimenti ambivalenti e ostili provocano in noi fin dall’infanzia.

C’era una volta Gilles: un bambino, primo e unico figlio di mamma e papà. C’era una volta una stanza dove si sentiva felice: poteva giocare tutto solo. C’era una volta un cestino con dentro una parrucca dorata a boccoli per giocare all’avvocato del re. C’era un gatto di pezza, grassoccio e pigro, con gli occhi di cristallo trasparente, dentro i quali si poteva leggere il futuro come in una sfera magica. E fu guardando quegli occhi che Gilles venne a sapere la terribile novità: un corteo di nove fratelli, cinque femmine dispettose e quattro maschi guerrieri e prepotenti, sarebbero presto venuti ad abitare in casa sua, con il consenso di mamma e papà.
Quei fratelli indesiderati avrebbero giocato con i suoi giocattoli, mangiato nei suoi piattini, suonato la sua pianola, teso il suo arco senza frecce, volato con il suo tappeto. Come pianse Gilles! Come s’arrabbiò! Incrociò i braccini, imbronciò la boccuccia e cominciò a riflettere. E quando i bambini ci pensano su, povero il genitore che si trova più a portata di mano.

Il grande interrogativo del giorno era: com’è possibile scongiurare la terribile calamità? “Gilles” – disse il gatto – “perché non chiediamo aiuto alla maga Becchina?” Detto, fatto. La maga, per restar solo, gli consigliò di ammazzare i nove fratelli. Come? Bisognava andare per gradi. Perché quando si ha la fortuna di leggere un libro nato dalla fantasia e dall’esperienza della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, niente è impossibile, e il nostro bimbo affetto da gelosia acuta questa fortuna ce l’aveva. Siamo solo a pagina 15: continuiamo.

Dunque: ammazzarli? Primo passaggio, risponde la maga Becchina: “mio dolce bambino, ogni fratellino un pupazzo sarà, se nel suo latte tu sciogli al mattino, la bianca perla di rara beltà”. Passaggio numero due: Gilles, deve partire sul trenino senza carica né rotaie, parcheggiato tra i giochi. Terzo passaggio: chiusi i nove pupazzi nell’armadio, comincia il suo viaggio. Ma a un certo punto il treno si ferma per colpa di Ecobreve: chi? Un re nervoso e potentissimo che aveva una figlia di nome Fiocchetto. Ne era ge-lo-sis-si-mo! Perciò aveva trasformato in pupazzi i nove principi suoi pretendenti e, se si fosse presentato il decimo, avrebbe fatto lo stesso anche con lui. Ascoltando la storia Gilles si arrabbiò e si mise in cerca di Fiocchetto che, somigliante perfino alla mamma di Gilles, finì per fargli prendere un’incredibile cotta. Come riuscire nell’impresa? Niente e nessuno poteva battere nei consigli maga Becchina che diede al bimbo una spada con la quale avrebbe dovuto liberare Fiocchetto e i suoi pupazzi! Sì: pure loro!

L’incantesimo svanì. E con esso anche la dichiarazione di Gilles alla bella bambina. Perché alla vista dei pretendenti che cominciarono a dichiarare il loro amore, per la rabbia Gilles scappò via e si rifugiò in un bosco appena fuori Ecobreve. Cominciò a battere i piedi, a rosicchiarsi le unghie e a gridare la sua disperazione. Dopo mezz’ora Fiocchetto era lì a consolare Gilles e la sua gelosia: prima per i suoi nove fratelli e ora dei nove pretendenti. Ma Fiocchetto l’aveva scelto ed era pronta a riprendere insieme al bimbo il treno che, in un batter d’occhio, li riportò a casa. Dove non trovarono né pupazzi, né fratelli ad accoglierli: solo nove perle rare nel cestino dei giochi. Accanto, uno spadino d’oro rilucente ed una carta pergamena viola, chiusa da un fiocchetto rosso fuoco. Dentro, nove nomi sconosciuti: Audì, Bedemì, Ciderì, Dadomì, Edorlì, Fedrì, Goderì, Heidì, Ieieì. Fiocchetto e Gilles sono ancora tra i giocattoli, intenti al trastullo.
di Roberta Maresci

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