Magazine Giovedì 19 aprile 2007

Una storia per bimbi: 'L'Acchiappanero'

Paola Pruzzo, programmatrice Web, ha creato un personaggio intorno a cui raccontare favole e storie diverse per divertirsi con la figlia. Ora cresce cresce e allora, come un feuilleton, godiamoci "L'acchiappanero" in "La Rivelazione", quattro puntate nel centro storico genovese. Si parte con 'Lunedì' e 'Martedì'.

Lunedì
L'estate quest'anno è stata particolarmente calda e l'unico posto dove si poteva andare un po' a zonzo, senza essere infastiditi dal sole a picco, era il centro di Genova, da Piazza De Ferrari fino al Porto, dove i vicoli nervosamente si snodano in tanti pezzetti di strada un po' a destra e un po' a sinistra che sembra quasi di essere in un labirinto colorato di forme, persone e dialetti.
Con il naso appoggiato sul gelato enorme a nascondere le guanciotte paffute, e la manina libera in quella ruvida e sicura del nonno, Chiara si apprestava a gustare il leccornioso gelato al pistacchio, quando proprio all'angolo di salita S. Matteo e Vico delle Fiascaie, una folata di qualcosa di imprevisto, le fece affondare la faccina sul cono. Tutta sporca di gelato, con una lacrimuccia tra il divertito e lo spaventato si voltò a guardare il nonno, sorpreso anche lui, mentre sentirono di nuovo caracollare qualcosa dalla parte opposta:
- T'acciappu... T'acciappu... Vegni chie Sacripante stavotta te piggiu... -
Allora nonno e nipote, incuriositi, si sporsero dall'angolo del vicolo e videro un piccione nero che saltellava con un'ala tutta stropicciata mentre tentava di scappare da un retino impazzito con cui qualcuno nascosto nelle ombre della sera, stava armeggiando.
Il nonno saggiamente vista la tarda ora non si avventurò oltre nella stradina anche se la bimba:
-Dai andiamo a vedere chi è. Hai visto quel guanto ricamato che teneva il retino? Sembrava nero e dorato.-
- E nu balin, l'è tardi. È troppo buio adesso scendiamo verso il Porto. - Intanto in lontananza ancora il piccione.- Gou... glu... gou... snort!-

Scendere tra le viuzze a mezza sera è bello quanto imprevedibile; ad esempio ad un tratto ti puoi trovare davanti ad una bellissima madonnina se alzi un pochino il naso in sù, e ti vien voglia di pregare anche solo un istante, ma subito sei sorpreso da una luce che spunta dall'angolo là in fondo da dove il panificio sta sfornando l'ultimo pane e poi ti volgi subito a cercare quel vociare di lingua straniera, chiassoso, nella colorita discussione di venditori ambulanti. Ma quella donnina laggiù semi-nascosta nel portoncino perché stava guardando il nonno con le ciglia sculettanti?
-Perché nonno?!?-
-Cosa ninin??-
-Perché ti guardava così?-
-Ma chi?-
-Sì quella donnina, vestita tutta colorata con le cose luccicose dappertutto.-
-Eh non lo so di preciso, ma credo che quella vendesse un po' di compagnia.-
-Ma come si fa a vendere la compagnia?!?-
-Eh. Ti ghe de in po' de palanche, e a te sta a sentì ciù che na muggiè! Cioè se uno è solo lei gli parla un po' e sta un po' con lui!-
-Ah. Ho capito. È una narratrice. Deve saperne di favole!-
-Eh sì. Ma a me non ne ha mai raccontate. Eh...-
-Eh lo credo, sei tu che dovresti raccontarle a lei, con tutte quelle che sai.-
-Va ben, Va ben anemmu. Andiamo giù bambin-

E Chiara e il nonno trotterellando insieme, si avviarono verso Piazza Banchi, per guadagnare la Metro che da S. Giorgio li avrebbe portati a casa in periferia.
Per tutta la sera, Chiara pensò a quel guanto ricamato nero e dorato. Era incuriosita, anche se un tantino intimorita; ma già ne era certa, all'indomani avrebbe chiesto al nonno di riportarla lì.

Martedì
La signora in tailleur era proprio bella. I capelli neri erano raccolti all'indietro e ordinati in un nastro di seta bianca a riprendere il piccolo foulard riposto a capolino nella tasca della giacchetta scura; la gonna sotto le ginocchia scivolava morbida e fresca: tutto sembrava elegantemente spontaneo in lei, per nulla studiato, ma sobrio e raffinato.
L'espressione del viso solare e struccato quasi abbagliava, mentre attraversava le ombre della biancheria stesa da finestra a finestra, appena sopra di lei. Unico vezzo, a tale semplice eleganza, erano i tacchi neri a spillo che echeggiavano impettiti sulle mattonelle della viuzza. Ma, appunto, echeggiavano. E da Piazza Banchi per tutta via S. Luca, chiunque poteva sentirne il rumore. Fino a seguirlo con lo sguardo e a trovare quelle splendide scarpette nere tirate a lucido come due cavallini da corsa.
Così all'improvviso il retino da una finestrella apparve. Sgambettò la bella signora che in un men che non si dica si ritrovò a terra spiegazzata e a piedi nudi, mentre un'ombra scappava fulminea avvolta da un mantello nero e dorato.
-Mi hanno rubato le scarpe! Le mie scarpe nere.-
-Ma chi signora?- disse qualcuno dalla piccola folla che intanto curiosa si stava radunando.
-Non lo so aveva un retino ed era vestito di nero. Sembrava che avesse il mantello di un antico Doge!-
Fu allora che Chiara chiese al nonno:
-Chi è un Doge?-
-Innanzitutto pulisciti la bocca che è ancora sporca di pistacchio.- e pulendole la faccina continuò - I Dogi erano antichi nobili che guidavano la città di Genova. Erano i capi di allora -
-Come il nostro sindaco?-
-Più o meno.-

La signora si stava intanto riprendendo dallo spavento, con le gote arrossate ed il foulard capitatole dalla nuca sugli occhi, mentre, rialzandosi confusa, si avviò per la strada ripetendosi che era impossibile che fosse capitato proprio a lei.
Come spesso accade, il passaparola popolare si avvicendò come fanno tanti fulmini nel cielo di notte, che si accendono e si spengono subito per far posto ad altri più luminosi, finché giunge finalmente tonante e roboante la Leggenda, con tutta la sua carica di emozioni e di cose vere e non vere, viste e non viste.
Quindi, mentre il nonno raccontava del retino e del piccione nero, la pescivendola rincarava con le scarpe nere della bella signora, e un altro ricordava che sempre con un retino gli era stato rubato un portafoglio nero.
-E vabbè - disse la gente - Ma un portafoggiu u marmellan tutti cu seggie neigru o marrun.-
-Mpfh, sì - ribadì quello senza portafoglio, cercando di non far svilire la sua testimonianza - ma insieme al portafoglio signori mi ha preso anche il mio motorino nero, c'è scappato con quello! -
-Aaah - sospirarono allora tutti, rapiti -
Una leggenda stava nascendo, e finalmente un brivido freddo serpeggiò tra le mura calde dei vicoli di Genova.

di Paola Pruzzo

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