Magazine Martedì 17 aprile 2007

Non solo Pippi per Astrid Lindgren

Roberta Maresci, scrittrice e collezionista impegnata come autrice in Rai (Tv e radio) apre su mentelocale.it una finestra sulla letteratura per l'infanzia di cui possiede migliaia di esemplari. Per giocare ed educare divertendosi. Leggere per credere.

Mirabell (Mottajunior), di Astrid Lindgren
Illustrazioni di Pija Lindenbaum
aprile 2007, euro 12,00
Età: dai 5 anni in su
Ambientazione: casa di campagna
Parole difficili: assenti
È bello immaginare che in questo mondo esistano i fiori del pensiero umano. Se ci pensate bene sono i boccioli più belli che ogni uomo possa coltivare al suo fianco: non sono forse i sogni e la loro realizzazione? Sarà per questo che mi sembra incantevole guardare alla nostra mente come il più fertile parco dove si arano idee e riflessioni, che colorano un paese di emozioni: l’anima.
E anche Britta, bimba di sei anni di modesta famiglia, paga il prezzo dell’attesa e delle rinunce per veder realizzato un miraggio: avere una bambola tutta per sé. È lei, in fondo in fondo, la protagonista della storia di Mirabel. Dove si intrecciano al desiderio di ottenere un oggetto magico, gli elementi della fiaba scritta nel 1949 da (nata Astrid Anna Emilia Ericsson: Vimmerby 14 novembre 1907 – Stoccolma 28 gennaio 2002). Non solo Pippi Calzelunghe (stampato nel 1945, regalo per il decimo compleanno alla secondogenita Karin) per l’autrice di questa novella delicata, per la prima volta illustrata da Pija Lindenbaum, (premiata nel 1993 al Salone del Libro per Ragazzi di Bologna). Quanto detto potrebbe già bastare per recensire Mirabell, testo inedito che Motta Junior ha voluto pubblicare in occasione del centenario della nascita della Lindgren: autrice di 115 racconti e tradotta in oltre 70 lingue (dall’arabo allo zulu).

Presentato a Docet (Roma) e inserito nella collana I Cuccioli, che propone volumi di grande formato (21,5 cm x 31,5 cm), il libro si legge con la pienezza che solo un bicchier d’acqua può regalarci quando siamo assetati.
Veloce, chiaro e dallo schema classico. Desueto non tanto nella scoperta dell’unico fiore della felicità che valga tutti i sogni di giardiniere. Ma piuttosto nella gioia di Britta: vedere nascere davanti ai propri occhi il suo fiore della felicità, ovvero una bambola cresciuta nell’orto del giardino che dà lavoro a papà. Non per caso, ma dopo giorni e giorni di cure, acqua e parole spese per far sbocciare quello strano semino giallo, rilucente come l’oro, regalato da un ancora più bizzarro omino giunto al cancello della casa dove abita la bimba.
Ricordato alla protagonista che non si apre agli sconosciuti, anche quando hanno l’aria di essere buoni, a quel signore bastò schioccare la frusta per scomparire un attimo dopo, insieme al suo calesse.
Mattina dopo mattina lo stupore: qualcosa di rosso. Un cappellino e poi la testa di una bambola. I suoi capelli biondi e ricci. Fino a quando si spezza la radice e la pupa racchiusa nei battiti del cuore di Britta diviene Margareta. «Non mi chiamo Margareta. Come ti è saltato in testa? Il mio nome è Mirabell».
Pensate un po’, quella bambola aveva anche il dono della parola! Ma solo con Britta, che considerava la sua mammina. Infatti le regole da osservare per la piccola bimba sono le stesse che vi insegna la mamma. Non solo: Mirabell sa anche mangiare e ridere come fosse in carne e ossa. Ma quando sono nei paraggi la mamma o il papà di Britta, è capace di restar lì con lo sguardo fisso, perso, a non sembrar viva!

Vi piacerebbe vederla? Basta seguire la stradicciola della fantasia. Britta (che ora ha otto anni) sarà lì ad aspettarvi al cancello con Mirabell. Nel frattempo alla giovane lettrice non può non scattare un profondo senso di immedesimazione, che garantisce sempre il successo della lettura di una storia. Anche il rapporto tra mamma e figlia, quando Britta si occupa della pupa, fa identificare la bambina attenta all’ascolto della voce narrante nel gioco tra i più antichi, dove l’emulazione della realtà ha la meglio sulla trama. Che prende il suo corso. Personale, originale, da ripetersi. Perché al di là del sesso, per i bambini è emozionante occuparsi di qualcosa e soprattutto di qualcuno. Un seme o un gioco: responsabilizza, realizza.
Certo: il libro orienta anche verso l’idea di una proposta ludica legata alla terra. Alla possibilità di coltivare un sogno e al contempo di prendersi cura di un giardino, per giocare con le mani e sviluppare quel sistema neurale che gli viene proprio dal flettere, tirare e stirare ed esercitare quelle dita.

Io, che sono mamma di Massimo (4 anni il 14 giugno) e Claudio (3 anni l’11 agosto), ho colto al volo l’occasione per prolungare il senso di questa fiaba e, sulla sua scia, ho donato un semino ai miei due gioielli in modo misterioso (travestendomi da vecchietta, anche se nei loro occhi c’era lo sguardo di chi aveva capito la burla e faceva finta di nulla per lasciarmi divertire…).
Loro sono corsi a piantarlo ciascuno nella propria vaschetta del balcone e ogni giorno se ne prendono cura.
Tra breve, vedranno crescere un gioco cui tengono molto: intanto sognano. E sono felici. D’altronde, cosa c’è di più bello di vedere sorridere i propri figli? E, in generale, i bambini?

Notizie
Curiosando in compagnia di una bimba di nove anni con grandi trecce e lunghe calze. · Nella biblioteca reale di Stoccolma sono raccolti i manoscritti originali della Lindgren, posti sotto l’egida dell’UNESCO nel 2005.
· Astrid 1 è il nome di un satellite lanciato dall'agenzia spaziale svedese nel gennaio 1995. Al principio per il battesimo si seguì una scelta di popolarità; in un secondo tempo, si preferì rinominare la strumentazione dando i nomi dei personaggi che animavano i libri della Lindgren: quindi PIPPI, Prelude in Planetary Particle Imaging; EMIL, Electron Measurements - In-situ and Lightweight; e MIO, Miniature Imaging Optics. Il suo commento fu che sarebbe forse stato più semplice cambiar nome a lei stessa, preferendo Astreoid Lindgren, giocando sulla somiglianza dei due termini.
· Nel 1997 alla nomina a personaggio svedese dell’anno, la Lindgren rispose: «Non capisco come possiate nominarmi personaggio dell'anno, io che sono cieca, sorda e mezza pazza. Faremo meglio a non dirlo troppo in giro, sennò penseranno che tutti in Svezia siano come me».
· Dal 2002 la Svezia ha istituito un premio letterario per la letteratura infantile e per ragazzi dedicato alla scrittrice. Il riconoscimento ha un valore di 5 milioni di corone svedesi (circa 540.000 euro), attualmente la gratificazione col maggior valore economico per questo tipo di arte.
· Con i suoi oltre 130 milioni di libri venduti nel mondo, il suo volto nel 1996 è stato raffigurato anche su un francobollo.
· Uniti da una bimba di nove anni con grandi trecce e lunghe calze, i suoi ammiratori quando non le fu assegnato il Nobel fecero una sottoscrizione per trovare un dono che valesse quanto il premio ufficiale.
· In Svezia esiste un museo, lo , ispirato alle sue opere.
· Dove nacque, a Vimmerby nel sud della Svezia, esiste un parco divertimenti che porta il suo nome e dove si può giocare in atmosfere care ai suoi lettori.
di Roberta Maresci

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