Magazine Venerdì 13 aprile 2007

Segnali di Fumetto

© James O'Barr
Si credeva un tempo che quando una persona moriva, un Corvo trasportasse la sua anima nella terra dei morti.
Ma a volte, accadevano delle cose così tremende che un dolore infinito le accompagnava; e l'anima non poteva riposare. Allora a volte, solo a volte, il Corvo riportava quell'anima indietro perché risistemasse le cose
.

Cosa succede quando la più bella storia d’amore che si possa immaginare viene spezzata in una notte da un tir? Cosa succede quando il futuro immaginato diventa rimpianto, voglia di vendetta, follia? Succede che si può scegliere, lasciarsi morire oppure trovare la forza di uscirne, raccontando il proprio dolore con i propri mezzi: la musica, la carta, la china assieme alla fantasia e a tutta la tristezza del mondo.
Succede che alla fine riesci a metabolizzare il dolore, non lo dimentichi ma ci convivi; succede anche che quel dolore diventa un fumetto nero in cui amore, morte e vendetta si rincorrono in un susseguirsi di immagini e parole. Il Corvo - il capolavoro di - è nato così.
In una città imprecisata – probabilmente una Detroit dove domina il buio – alcuni balordi massacrano una coppia di ragazzi. I due muoiono ma la Morte, forse per noia forse perché commossa dal loro amore, decide di far tornare Eric tra i vivi. Ha una sola notte per ricordare, una sola – quella di Halloween – per avere la sua vendetta e per tornare in pace tra i morti.
La sua anima viene così affidata ad un Corvo che sembra uscito dalla poesia di Edgar Allan. Il suo corpo ha il sorriso da clown, lo sguardo triste e abiti neri. Sembra il cantante dei Cure dotato di un tale arsenale di armi e rabbia da far impallidire i gangster tanto amati da Quentin Tarantino.

Il fumetto è un mix di emozioni, storie – è sospeso tra passato e presente – e stili. O’Barr passa con estrema disinvoltura dalle chine all’acquarello senza dimenticare l’elegante semplicità dei carboncini. Il disegno si adatta così alla storia in modo unico. Il risultato è una graphic novel di grande spessore che diventa un mito talmente mito da diventare un film che – come il fumetto – è tragicamente famoso per quello che lo anticipa, tanto che alcuni parlano di maledizione del Corvo.
L’attore scelto per interpretare Eric - Brandon Lee - è figlio d’arte, ha corpo esile e sguardo triste. Durante le riprese viene ammazzato da un proiettile vero, che non si come sia finito al posto di uno finto. Grazie alla tecnologia e al cinismo alle spalle del detto per cui lo spettacolo va avanti, produzione e regista decidono che sarà il suo fantasma elettronico – costruito mettendo assieme spezzoni vecchi con immagini elaborate – a terminare le riprese. La scelta è da sciacalli, ma la tristezza per il tragico destino dei protagonisti – quello di carta e quello di carne – rendono la storia di O’Barr ancora più toccante.

Il fumetto, all’epoca pubblicato dalla General Press ma ancora reperibile con uno sforzo minimo sia in termini di ricerca che di spesa, conserva ancora oggi lo stesso fascino e la stessa forza che aveva nel 1981, quando fu scritto. Non si può dire altrettanto di ciò che lo ha seguito.
Dopo il successo di tavole e pellicole il Corvo è diventato un vero e proprio stormo. Film – altri due – una serie televisiva e una di fumetti che, travolti dalla stessa onda che volevano cavalcare, ne sono stati travolti.
Volete un consiglio? Dimenticate l’esistenza di tutto quello che è seguito al fumetto, fate come con Highlander: dopo il primo non lo hanno mai continuato!
Buona lettura
di Francesco Cascione

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