Magazine Venerdì 13 aprile 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Ho una vera e propria fobia di mettermi al volante: inizio a sudare, mi sento svenire. Credo sia proprio panico. Se con me c'è qualcuno la cosa migliora, altrimenti non ce la faccio proprio, giro la macchina e torno indietro.
Ancora peggio, poi, se so di dovere guidare nel traffico dell'ora di punta e c'è la possibilità di restare bloccata in coda... ho la patente da dieci anni, ho comprato una macchina ma dopo tre l'ho venduta, non ce la facevo. Perchè?



Paura di guidare? Sudore? Sensazione di svenire, di non farcela? Sì, credo proprio che siano i sintomi di una fobia e le fobie sono una forma particolare di paura. Lei chiede: perché? Incominciamo dal come.
In senso generale tutte le fobie seguono uno schema simile: il nostro corpo emette le risposte somatiche tipiche di quando ci si trova di fronte a un pericolo, mentre di fatto ci si trova in una situazione che, obiettivamente, è piuttosto normale. A questo punto la differenza percepita dall’intensità della nostra emozione e il rendersi conto che ciò non è del tutto giustificato ci spaventa ulteriormente, aumentando la sensazione di pericolo. Questo rincorrersi di emozioni negative e di non spiegazioni diventa, dentro di noi, sempre più insostenibile sino a portarci a voler smettere e ad allontanarci ad ogni costo pur di ritrovare la calma.

Un altro aspetto che complica l’approccio alle fobie è che non solo chi le vive non le capisce e quindi le subisce due volte, ma anche chi sta intorno. Talvolta nemmeno le persone care capiscono e, troppo spesso, invece che essere d’aiuto si dimostrano infastiditi o sprezzanti sino, a volte ad arrivare ad essere aggressivi. E questo è un ulteriore aspetto di sofferenza.
E adesso arriviamo al perché. Perché una cosa “banale” come il guidare la macchina diventa così “terribile”? In realtà il guidare la macchina (ma questo vale anche per tutti gli altri oggetti o situazioni fobiche) non c’entra quasi mai direttamente e questo è un altro motivo per cui non riusciamo a capire il perché ci succede. Ovviamente le cose che non capiamo ci spaventano molto di più di quelle che capiamo. E allora? Allora dentro la nostra mente si crea un legame “simbolico” (visto che siamo in rete potremmo dire un “link” ) tra il “guidare la macchina” e una altro motivo di paura che è presente dentro di noi.
Quindi l’oggetto fobico (la cosa che ci fa paura) funziona soltanto da richiamo e da innesco per una paura che non riguarda specificatamente “il guidare la macchina”, ma vi è collegata attraverso un accostamento di significati.

Spero che il concetto sia chiaro anche se, devo ammettere, nel tentativo di essere sintetici si rischia di semplificare un po’ troppo una serie di concetti che richiederebbero un’analisi e una descrizione ben più articolata. Detto questo, che fare? Premesso che è un lavoro serio che va affrontato affidandosi ad uno psicoterapeuta, è vero che vi sono diversi modi di affrontare le fobie, mentre io parlerò solo di quello che conosco e uso di più.
Inizialmente si cerca di conoscere meglio la persona e il suo caso per aiutarla a non avere paura di avere paura. Poi si incomincia ad affrontare gradatamente le proprie paure e parallelamente si cerca di fare emergere quali sono “in realtà” le cose che si temono per vedere se sono realmente così temibili e imparare a superarle. Detto così sembra semplice. In effetti è un po’ più complicato. Ma funziona. E poi si sta davvero meglio.
Questo significa che, finalmente, potrebbe tornare a guidare la sua macchina. Oppure scoprire che può guidare la macchina ma che la cosa non le fa né caldo né freddo e decidere di godersi una meravigliosa passeggiata.


Ciao,
sono una ragazza di 18 anni di Trento, ti scrivo perché ho il ragazzo che lavora a Londra e lo vedo circa ogni 2-3 mesi. Stamani mi ha detto che ha compiuto un "gesto eroico": era in discoteca a festeggiare un compleanno con tutti i suoi amici ed è stato abbordato da una bellissima ballerina-cubista.
Lui "dice" di aver rifiutato le avances e di essere stato per questo deriso dagli amici. Io non gli credo. Per quale motivo lo considera un gesto eroico, quando dovrebbe essere naturale? Sono già in crisi per la lontananza: dammi un tuo esperto consiglio.
Grazie, M.



Per tutte le ragazze che non capiscono i loro ragazzi e viceversa: purtroppo è vero, gli uomini e le donne provengono da due pianeti diversi e usano le stesse parole, ma mica per dire le stesse cose!
Per cui: non so se il tuo lui ha rifiutato o meno le avances e non so nemmeno se i rapporti a distanza funzionino o meno (ma anche quelli più prossimi non sono mica più sicuri), ma so che quel “gesto eroico” è il suo modo per dire che è talmente innamorato da riuscire a resistere anche a una fortissima tentazione diabolica.
Credo che lui volesse fare una bella dichiarazione, peccato che abbia usato un linguaggio decisamente “maschile” e quindi, da un punto di vista “femminile”, assolutamente incomprensibile. Eh già.
Saluti
di Marco Ventura

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