Concerti Magazine Venerdì 13 aprile 2007

Tutti a Verona da Anna Bolena

Magazine - “Andiamo a Verona a sentire un’opera il primo aprile?”. Può sembrare il classico “pesce”, ma così non è. D’inverno, in attesa che apra i battenti, al Teatro Filarmonico va in scena una stagione operistica di gran spolvero, che fa accorrere spettatori da tutto il Nord Italia e anche dalla vicina Austria: e i biglietti per l’Anna Bolena sono andati letteralmente a ruba.
La storia è nota: protagonista indiscussa è Anna, Regina d’Inghilterra ma soprattutto sfortunata consorte del volubile Enrico VIII, che la ripudia per maritarsi con Giovanna Seymour (dama di compagnia della Regina), sfruttando il fatto che Anna ha ancora nel cuore l’amore – mai consumato però – per Lord Percy, col quale è stata scoperta di recente nelle proprie stanze.

Un’opera che resta nella storia per l’interpretazione leggendaria e insuperata che ne diede Maria Callas esattamente 50 anni fa alla Scala (con la mitica regia di Luchino Visconti), e di cui esiste il disco (EMI) che non dovrebbe mancare nella collezione di ogni melomane. Eppure, al Filarmonico abbiamo assistito a uno spettacolo davvero notevole, allestito da Graham Vick per la regia e da Paul Brown per la scenografia e i costumi.
Tinte fosche, scene molto buie che s’alternano a momenti di abbagliante luminosità, con predominio di colori quali il rosso porpora e il bianco, che “spara” decisamente. Diciamolo subito: Mariella Devia, al debutto nel ruolo di Anna, è impressionante, una splendida regina del bel canto sessantenne. La voce non ha più il vigore della giovinezza, ma il timbro è dei più puri e serba intatta le virtù tecniche e un’innata signorilità – anzi, regalità, in questo caso.

Indimenticabile la sua aria di congedo dal mondo, “Al dolce guidami castel natio”, che la Devia ha cantato sdraiata sul palcoscenico: e il pubblico, alla fine dell’opera, l’ha giustamente sommersa di ovazioni. Un pubblico, come spesso accade, competente, anche quando ha “buuato” il direttore d’orchestra, Lü Jia, che sembrava un pulcino spettinato e troppo cresciuto, smarrito, goffo, incapace di rendersi conto delle sollecitazioni che Donizetti ha seminato nella partitura.
Una lettura estenuante, lenta, priva di nerbo e di significato musicale. Insomma, doveva essere lui a tenere le redini dell’Anna Bolena e invece sembrava il classico spettatore in ultima fila che dorme. Prova superata – e applausi a scena aperta – invece per la gran voce del giovane tenore genovese Francesco Meli, che a 27 anni è già una delle star del firmamento operistico, e in parte anche per Laura Polverelli/Giovanna Seymour, che forse poteva metterci un po’ più di convinzione e passione nel tratteggiare il suo personaggio che deve piegarsi alla volontà di uno dei peggiori sovrani di tutta la storia.

A proposito, tra gli altri ha deluso le aspettative Michele Pertusi/Enrico VIII, in affanno nel primo atto, ha dato segni di ripresa nel secondo; comunque, una coppia ben assortita, alquanto incolore, assieme appunto all’amata Giovanna.
Chiudiamo con uno sguardo all’immediato futuro: la prossima estate in Arena comincerà il 22 giugno con il Nabucco, e prevede altri titoli tratti dal più classico dei repertori: Aida, Bohéme, Barbiere di Siviglia e Traviata. Per ora c’è abbondanza di biglietti, ma fatevi sotto, una gita all’Arena è qualcosa di veramente magico che almeno una volta nella vita va fatto.

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