Concerti Magazine Venerdì 13 aprile 2007

Genovatune.net

Magazine - Potenti, maturi, raffinati. Basterebbero queste parole per descrivere il primo album ufficiale dei genovesi Nerve, dal titolo Getting Nervous, sfornato dai di Tommy Talamanca, il quale non sbaglia un colpo registrando e mixando un lavoro che è a dir poco impressionante.
12 tracce devastanti. Violente, melodiche, urlate, cantate e rabbiose. Il singer Fabio dipinge liriche che si snodano tra lo screaming ed il clean, rendendo compatto il muro strumentale che si staglia dietro di lui. Chitarroni possenti, basso dalle trame in certi casi psichedeliche ed una batteria che trivella per tutta la durata del cd. Un video a presentare il primo singolo dal titolo 3 seconds madness, nel quale fa la sua comparsa anche Trevor (The Famili, Sadist, ndr).

Elencare track by track l’album sarebbe un delitto, un mero sintetizzare analiticamente l’album. Hermal e Ricky macinano ritmiche e assoli in continuazione, senza un attimo di pausa, aiutati da uno Jacopo al basso che stupisce per tecnica e gusto.
Vi è tutta la potenza di gruppi come i Meshuggah, fusa con parti cantate in clean vocals che ricordano il Warrel Dane in forza ai Nevermore. Tempi dispari, batteria incessantemente contorta e dannatamente malata.

Ed è proprio quando giungi alla fine della traccia numero 11 che capisci qual è il potenziale della band. Già, perché proprio mentre aspetti l’assalto finale i Nerve ti mettono la camicia di forza e ti fanno accomodare sul loro lettino mentre in sottofondo le note di Natan e mire ti schiantano. Non si riesce a descrivere ciò di cui parlo se non si ascolta l’album. Due chitarre acustiche, un basso azzeccato e nevrotico e la ciliegina: la voce di un tenore (il padre del chitarrista Hermal, ndr). Interamente cantata (o dovrei dire, recitata?) in albanese, essa è l’espressione del concetto di maturità musicale. Vi posso assicurare che la prima volta che l’ho sentita ho subìto la mazzata più grossa del cd. Improvvisamente mi sono lasciato alle spalle le undici violentissime tracce. E mentre la ascoltavo qualche brividino di goduria scorreva lungo la schiena. Mastodontica nella sua semplicità esecutiva; tale poiché concettualmente spiazzante. E ascoltandola mille volte si accresce l’amore verso di essa e verso tutto il disco.
Album imperdibile per gli amanti del genere, consigliato a tutti anche solo per l’ultima traccia. Unica.

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