Magazine Martedì 10 aprile 2007

La posta del cuore

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Cara Antonella, ho trent'anni e un'educazione cattolica pesante come un macigno. Per tutta la vita ho aspettato di incontrare "l'uomo giusto", restando vergine e in attesa. Ma per tanti motivi quell'uomo non è arrivato o comunque io non me ne sono accorta.
Solo ora sono consapevole del bagaglio enorme di paure che mi porto appresso e vorrei potermene liberare. In questo periodo un uomo, direi un amico, sposato, si sta facendo vivo... e io comincio a chiedermi se non potrebbe avere senso chiedergli di prendermi per mano e farmi superare la fatidica barriera della prima volta che sta diventando un incubo? Sarebbe un'azione scorretta? So che ha un matrimonio felice e credo che non andrebbe in crisi per una cosa così... io infatti non vorrei una storia, ma solo un amico-maestro che con delicatezza mi facesse sperimentare che non c'è nulla da temere. Forse allora sarei più pronta ad incontrare davvero qualcuno.
è squallido il mio pensiero? è un "usare" un'altra persona?
Io so di piacergli, ma sono certa che non è innamorato di me, come io non lo sono di lui... è un'illusione credere che una cosa così non abbia conseguenze?
Ti prego sii sincera!
grazie
PX

Certo che sarò sincera, cara PX,
come sempre. E per prima cosa ti dirò dall'alto della mia esperienza non tanto di "consigliera del cuore", quanto di persona con una vita sociale molto ricca e vivace, che non conosco quasi nessuno che abbia vissuto non dico con piacere, ma anche solo con serenità la prima esperienza. I ragazzi avevano l'incubo del livello di prestazione, le ragazze ne avevano mille altri: educazione sessuofobica, retaggi cattolici, "virtù" come merce -anche se loro non la consideravano tale- da difendere a prezzo della vita e, dulcis in fundo, la paura che -ottenuto l'ennesimo "trofeo"- l'uomo avrebbe tagliato la corda. Quindi vedi che la tua situazione, anche se si è protratta nel tempo più del previsto, non è tanto diversa da quella della maggioranza delle ragazze. Non parlo delle più giù giovani, perché non le conosco abbastanza, ma quelle della tua generazione ci sono passate come ci passerai tu.
Vedo benissimo l'"aggravante" dell'età e della formazione che rendono l'ostacolo apparentementemente insormontabile, tanto per la paura, quanto per le aspettative. Che di sicuro sono troppo alte. Perché la perdita della verginità -violenze a parte, ma non è di questo che stiamo parlando- non ha mai cambiato la vita di nessuno.
Veniamo al consiglio: sono abbastanza contraria e non per motivi etici.
L'uomo sarà anche un amico, ma se si interessa a te ci sarà pure un motivo.
Magari la curiosità un poco morbosa di addentrarsi letteralmente in un territorio inesplorato. E questo porterebbe problemi e complicazioni, perché non credo alla sua volontà di aiutarti, penso che abbia un suo obiettivo, confessato o meno (a sé stesso).
Credo che una bella psicoterapia di quelle brevi, che ti aiutano a affrontare e eliminare le scorie di un'educazione che non ti sta più bene, sarebbe il modo migliore per prepararti all'avventura, prenderla con più leggerezza, con quel tantino di sfrontatezza che trasforma la verginità da ingombro a sfida.

Non so se troverai l'uomo che cerchi, ma sbarazzarti dell'ingombro non ti aiuterà in nessun modo. A meno che tu sia curiosa, abbia voglia di provare e di non farti tanti problemi. Che andrebbe benissimo, ma non aspettarti troppo dalla "guida" che ti pare di avere scelto, non caricarla di troppe responsabilità. Impara a prendere le cose meno seriamente o, forse, drammaticamente. E, caso mai, accontentati dell'uomo che capiterà e che non sarà l'ideale, ma rappresenterà la prima tappa di un percorso di formazione che le tue coetanee hanno affrontato come minimo una dozzina di anni prima.
Renditi conto che -almeno in questo campo- sei come un'adolescente, con gli ormoni pronti al terremoto, ma anche l'orologio biologico che ticchetta furiosamente in attesa di squillare. Quindi sei due volte vulnerabile: potresti innamorarti di chiunque fosse in grado di procurarti un piacere che non conosci. E questo, forse, è un altro buon motivo per lasciar perdere l'amico.
Auguri e... coraggio!
Antonella
di Antonella Viale

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