Magazine Martedì 10 aprile 2007

Baci e abbracci, Claudia

Magazine - Voglio raccontarvi una specie di favola. Un po’ a modo mio. Quella di un gruppo di persone adulte che arrivano in un posto un po’ magico e come presi da un incantesimo si liberano delle resistenze e tornano a sentirsi liberi e spontanei come solo certi bambini sanno essere. All’improvviso si ricordano come si gioca, come ci si può divertire e compiacersi delle cose semplici.

Sono appena tornata e ce l’ho ancora negli occhi, tutto quel verde e il blu del cielo e quelle colline bellissime, quelle strade, quelle passeggiate piacevoli, la compagnia, gli amici, alzarsi la mattina e fare colazione insieme, le risate, il vino buono, i profumi, il camino acceso e tutto il resto e mi sento felice proprio come una bambina. Una specie di sensazione primordiale, una gioia acuta che mi porta indietro di anni. Dunque non posso fare a meno di buttare giù qualche riga per raccontarvi di questo posto fantastico in cui sono stata.

Che poi mi dico, ma non sarebbe meglio tenerlo segreto un luogo così? Non sarebbe meglio fare un passaparola di quelli discreti, solo agli amici più stretti, che se poi arriva un mare di gente, finisce che perde il suo sapore e la sua autenticità? E invece no, ve lo voglio proprio dire dove sono stata, perché non ne posso fare a meno, perché sono talmente entusiasta che vorrei che tutti, ma davvero tutti voi, poteste andare a buttarci un occhio in quei posti lì, a passare un paio di giorni di autentico godimento sul piano fisico (per citare mi pare Benigni) e pure su quello mentale, aggiungo. Perché io lì mi sono scordata di tutto, dei guai, delle preoccupazioni, delle menate. O meglio, non le ho dimenticate. Ma sono riuscita a metterle da una parte, a fare una pausa e a ricaricarmi. Pure tutti quelli che erano con me l’hanno fatto, o almeno ci hanno provato. Complice l’incantesimo di cui vi dicevo, si sono lasciati andare, ubriachi mica solo di vino, ma anche di tutto quello che stava intorno.
E poi ho conosciuto loro, quelli che ci hanno ospitato e sopportato per tre giorni e sono sicura che no, anche dovessero arrivare frotte di turisti pure coi pullmann, loro rimarrebbero tali e quali e quel posto non perderebbe la sua grande qualità. Quella di essere autentico.

Il Boncio, così si chiama.
Un agriturismo incantevole, sperduto sulle colline tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana, nel cuore del senese, tanto per inquadrarlo geograficamente. Torrita di Siena è il paese più vicino, ma dista qualche chilometro.
E Giorgio e Agnese sono il re e la regina del Boncio, perché in ogni favola che si rispetti ci sono sempre un re e una regina.
E loro lo definiscono così il loro regno: molto agri e poco turismo.

Ed è vero, perché se avete voglia di quei luoghi di vacanza con tutte le comodità, magari non troppo lontani dai centri commerciali, con la piscina e le sdraio ai bordi, con la colazione servita in camera e le stanze arredate come certi quadri provenzali, allora no, non fa per voi.
Se invece avete voglia di un luogo dove trovare il sapore del passato, dove tutto è reale, con le case del seicento, dove ci riscalda con la stufa e con il camino, dove si mangia tutti insieme e magari si dà anche una mano a sparecchiare e a lavare i piatti, perché questo è lo spirito, allora non perdete tempo e andateci.
Vi sentirete accolti, coccolati e soprattutto liberi. Perché è così che la famiglia Brugiafreddo vi fa sentire. Giorgio e Agnese, appunto, con i loro tre figli, Loris, Fabio e Enrico e poi con tutti i loro amici e parenti, come la dolce Marcela o come Piero, che è sempre un piacere incontrare.

Tutto intorno nulla. O meglio tutto, esattamente tutto quello che serve per riempirsi gli occhi e svuotarsi la testa. Le colline verdi che sembrano onde di un oceano, i cipressi lungo le strade sterrate e quel vento profumato che quasi ti fa girare la testa.

Fatta di ossigeno.
Così mi sentivo.

Al nostro arrivo strette di mano, sorrisi, sistemazione nelle varie case. E noi eravamo in tanti, quindici o giù di lì più bambini e un cane, e qualcuno si è aggiunto anche il sabato. Gli adorabili piccini facevano un casino mica male. I cani che correvano e abbaiavano. C’erano ovviamente i miei nipoti, detti gli Unni, il figlio di un amico, il biondo Chicco, molto più tranquillo, un po’ più sullo stile piccolo lord, e una bimba meravigliosa, la Viola, soprannominata Principessa.
Perché in ogni favola ci vuole anche una principessa.

Dopo la prima sera ecco che si mollano gli ormeggi. A poco a poco quelli di tutti, ed ecco la regressione avanza (se mi concedete il gioco di parole) e la gazzarra diventa generale. Risate, chiasso, musica e balli e ancora balli sfrenati, tanto che pure Jacopo e Martino (gli Unni) sono sconcertati dalla baraonda degli adulti che si stanno divertendo come ragazzini. E non ci hanno messo neanche tanto.

E poi vorrei parlarvi del piacere assoluto del cibo, con le teglie di lasagne al ragù e le carni, tutte fatte nel forno a legna, i salumi, gli antipasti, l’olio. Il vero tripudio è stato il pranzo di Pasqua.
E la fatidica partita di pallone, ovviamente dopo il Grande Pranzo, una specie di delirio con improbabili giocatori di ogni stazza ed età, che vanno giù come birilli, con tutto quello che hanno mangiato e bevuto, e ogni tanto c’è pure qualcuno che tenta di fare quello serio e si lamenta, ehi, fermate il gioco, che qui siamo uno di meno, che c’è Federico che casca sempre, eh no, il gol non vale, io non stavo in porta, passa la palla!, ma scusa io con chi sto in squadra?

Chi non gioca a pallone dorme sui prati, chiacchiera e si confida, passeggia, pensa ai fatti suoi, pensa alle cose belle e meno belle della sua vita. Qualcuno fa un gita, c’è chi dorme sui prati, chi si gode l’ozio, quello vero. L’assoluto non fare nulla, una cosa difficilissima, diceva oscar Wilde, la più difficile e la più intellettuale.
L’arte dell’indugiare, del perdere tempo, del cazzeggiare.

E poi il silenzio della sera tardi. A notte c’è chi fa l’amore, chi legge, chi dorme profondamente, chi passeggia nel buio godendosi la stellata, chi beve ancora un bicchiere davanti al camino con le chiacchiere sussurrate e le risate soffocate per non svegliare la Principessa.
Poi tutto tace.
Sul Boncio scende la notte e l’incantesimo è riuscito.
I nostri eroi ce l’hanno fatta.
Chi più spensierato, chi meno, ma tutti hanno saputo godere delle cose semplici. Insomma, se pure voi volete la favola, anche solo per pochi giorni, io l’indirizzo ve lo do volentieri.

Azienda agricola "Boncio"
Località Boncio 53049 Torrita di Siena (SI)
Tel e Fax +39 0577687692

Tutte le cose vere somigliano a favole…
L’ha detto Honorè de Balzac.

Buona fortuna.

Se volete contattare Claudia ecco il suo indirizzo:

di Claudia Priano

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