Concerti Magazine Giovedì 5 aprile 2007

Genovatune.net

Devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito dal lavoro svolto dai , ensemble ligure che ha nei grandi del rock americano i propri punti di riferimento. Band in passato approdata nei prestigiosi lidi della Emi, una delle più importanti case discografiche a livello internazionale; partecipando nello stesso tempo a numerosi concorsi di prestigio tra cui Arezzo Wave e Emergenza. Non sono quindi dei novellini i nostri e tutto ciò traspare dalla loro musica. Sonic Youth, Faith No More, Nirvana e Deftones emergono dalle tracce contenute nella loro nuova fatica Urumi.

Un concentrato di post-grunge che strizza all'occhio in alcuni casi all'alternative pop senza cadere troppo nel commerciale e nel già sentito. È forse questo il vero pregio della band che sa fondere un muro sonoro compatto e potente a un cantato in italiano ammaliante e espressivo, con un tocco di melodia e di introspezione ben calibrato, il tutto senza mai annoiare.
Muro sonoro che vede nella batteria di Fabio Linoti e nel basso di Gabriele Ferrero i propri punti di forza. I due riescono a creare un groove solido e nello stesso tempo vario sul quale le due chitarre di Simone Bertellotti e di Mattia Pacino creano suggestioni post-grunge davvero notevoli.

Degna di nota è anche la prestazione vocale dello stesso Mattia che ben si presta al genere, interpretando in maniera ottima i testi delle canzoni.
Tredici i brani proposti dai nostri, tredici piccole gemme rock da ascoltare e assaporare lentamente.
Su tutte emergono senza dubbio Fuochi fatui dal groove iniziale a dir poco travolgente che sfocia in un ritornello distorto nella migliore tradizione grunge. Più introspettiva è invece la tersa Solo quando piove nella quale emerge la vena alternative pop dei nostri e tra atmosfere oniriche e sognanti si staglia la voce calda e tenue di Mattia.

Una chitarra acustica, invece, introduce l'accattivante e travolgente O.na., che fin dal primo accordo sa coinvolgere grazie alla sua potenza e velocità. La title track ci riporta invece su atmosfere più rarefatte, mostrando le grandi capacità tecniche e compositive dei nostri.
Chiusura in grande spolvero con Cleo introdotta da un avvolgente giro di chitarra che ricorda a tratti i Nirvana più soft, e in cui ben si integra il cantato in italiano. Ma tutte le canzoni dell'album sono da ascoltare e gustare, perché ognuna ha dentro di sé un qualcosa che sono sicuro non mancherà di ammalliarvi.
Un gran bel lavoro questo Urumi e un gruppo i Rafidia che speriamo di poter vedere al più presto sui palchi più prestigiosi italiani e non.

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