Magazine Giovedì 5 aprile 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Ciao,
di questi tempi sono in aumento i casi di malattie gravi: tumori, forme autoimmuni. Vivo con la paura di ammalarmi, con il terrore di non avere la dignità per sopportare il dolore.
Dal momento in cui si prende coscienza di questa vulnerabilità umana nei confronti della malattia si perde la serenità e subentra la paura del futuro
.


Ho scelto questa lettera per perché, nella sua semplicità, esprime un problema profondo che racchiude molti temi importanti della psicologia di cui uno è, appunto, la genesi, il significato e la risoluzione di quel brivido interno che va sotto il nome di Paura.

La paura di ammalarsi è una forma attraverso la quale esprimiamo la nostra intima convinzione di non essere in grado di fronteggiare la vita, intesa come tutto ciò che è esterno a noi. Un esterno impalpabile e in gran parte sconosciuto, vissuto come temibile e aggressivo, nella stessa misura in cui noi ci consideriamo, fatalmente, troppo deboli.
Già a questo punto bisognerebbe fare una riflessione sui motivi che hanno fatto sì che si creasse questa convinzione: come mai ci sentiamo così vulnerabili e così esposti proprio al pericolo delle malattie? Una riflessione importante e assolutamente individuale al termine della quale si potrebbe arrivare a scoprire che, spesso, non esistono motivi così grandi quanto l’effetto che producono.

In realtà queste convinzioni si animano e si muovono a un livello solo parzialmente conscio e sfuggono a una comprensione solamente razionale: la nostra consapevolezza ci dice che è ragionevole preoccuparci di salvaguardare le nostra incolumità e quindi di cercare di tenere sotto controllo le possibili aggressioni. Ma a causa del nostro inconscio siamo così orientati verso l’importantissimo compito di prevedere i possibili pericoli che, in realtà, li creiamo noi stessi.
Accanto a questo problema, che costituisce un nucleo del disagio, vi sono altri motivi che possono concorrere a rendere più difficile la sua gestione.

Se è vero che, in buona parte, la sensazione di essere in pericolo nasce dall’interno è vero anche che, negli ultimi tempi, con l’ampliarsi delle tecnologie e della comunicazione, siamo esposti e siamo messi a conoscenza non solo di quello che avviene intorno a noi, ma anche di quello che avviene in tutto il mondo. E sapere che esistono dei problemi ai quali noi non possiamo di fatto porre rimedio supera la barriera della nostra ragionevolezza aumentando il nostro senso di precarietà.
E dunque? E dunque parliamone! Perché avere paura è come entrare in un cinema e ritrovarsi a guardare, impotenti, un lungo film il cui protagonista, a cui vogliamo bene, è inevitabilmente condannato a morire. E noi siamo lì ad aspettare di scoprire quale sarà il fotogramma fatale. Un brutto modo di passare la serata. La cosa più ovvia sarebbe quella di scegliere di guardare un altro film. Talvolta, però, è anche la cosa più difficile.
di Marco Ventura

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