Concerti Magazine Mercoledì 4 aprile 2007

Per Pasqua imparo tutto Bach a memoria

Magazine - Vi ricordate della ? La più antica e prestigiosa società di concerti d’Italia? Beh, ieri sera siamo andati a Milano a sentire la Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach (1685 – 1750). : per chi ci crede e anche per chi non ci crede, fate un salto alla basilica di San Marco il martedì Santo, 3 aprile 2007. Chi c’era, non se n’è pentito.

Sul podio, a dirigere, c’era un signore un po’ curvo, con i capelli bianchi e dal volto rassicurante: Helmuth Rilling, alla testa dei complessi della Bach-Akademie di Stoccarda da lui fondati e diretti, ospiti più volte apprezzatissimi delle Settimane Bach. Strenuo difensore di una maniera tutta tedesca di eseguire Bach, volontariamente distante dalle prassi esecutive di stampo inglese o olandese, Rilling ha eletto quali propri archetipi interpretativi una grande aderenza ai contenuti emotivi della parola, e una stupefacente finezza di lettura, fatta di sottili equilibri e frutto di un’esperienza lunga oramai quasi mezzo secolo. E così l’austero e inarrivabile Bach, il santo che troneggia nei cieli, l’uomo-che-di-umano-nulla-ha-scritto, è improvvisamente diventato un Bach vicino alle persone, come il Maestro voluto all’epoca: i suoi cori, infatti erano sempre formati da dilettanti, per lo più i parrocchiani che frequentavano le funzioni religiose.

È stata davvero una serata magica: Rilling per tutta l’esecuzione non ha fatto altro che dispensare sorrisi a destra e a manca, e si è pure concesso il lusso di dirigere a memoria. Ragazzi, sapete cosa vuol dire dirigere un monumento della civiltà occidentale come la Passione secondo Matteo – oltre 3 ore di musica, senza intervallo – ricordandosi esattamente le singole parti delle sezioni dell’orchestra, del coro e dei solisti? Questi ultimi peraltro tutti bravissimi, perfettamente calati nei rispettivi ruoli (l’Evangelista, Gesù, Pilato, Giuda, Pietro), nella suprema geometria bachiana che alterna i “corali” alle arie e ai recitativi, in una narrazione ininterrotta della passione di Cristo sfruttando i versetti del Vangelo di Matteo; e così, alla fine, il viaggio, l’ultimo viaggio di Gesù ancora una volta è rivissuto nelle coscienze e nei cuori delle migliaia di persone (anche tanti giovani) che affollavano all’inverosimile le navate della basilica (tra l’altro, diciamocelo, la suggestione della musica sacra nei luoghi di culto per i quali era stata concepita, ha tutto un altro impatto; senza offese per la Scala o il Carlo Felice, eh).

E alla fine, dopo 3 ore di silenzio, ecco esplodere un fragoroso e prolungato applauso. Un applauso liberatorio per tutti, dal direttore ai solisti al coro all’orchestra; ma anche, forse, un po’ per noi stessi, che in fondo grazie a Bach e alla sua musica vertiginosa ci sentivamo parte di questo viaggio soggiogante. E qualcuno uscendo, ricordava il più celebre dei soprannomi del grande compositore: il “Quinto Evangelista”, il compositore capace di far rivivere a tal punto i testi evangelici da potersi arrogare il diritto di costituire egli stesso con la sua musica un quinto punto di vista, un quinto annuncio, del mistero di Gesù. Spiace dirlo, ma c’è un po’ di rimpianto perché a Genova queste cose ce le sogniamo: d’altronde, in calce al programma di sala c’erano non meno di 10 sponsor, e il nostro braccino corto è proverbiale. Comunque, è proprio il caso di dirlo, auguri di Buona Pasqua a tutti.

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