Magazine Lunedì 2 aprile 2007

Il Premio Gnomo fa il bis a Montecarlo

Ogni tanto, voialtri lo sapete, il vostro cronista ciarlatan-mondano si sposta dans la , cioè a .
Ci va, cioè ci vado, per incontrare un amico e un signore, anzi un signore e un amico: Andrea, che è fra l’altro uomo di mare, cultura e buone maniere. Anche quest’anno Andrea ha organizzato il , l’unico in Europa a premiare gli . Per sapere come è andata a finire l’anno scorso, leggete .
Quest’anno, i partecipanti erano molti di più e il successo della serata di premiazione è stato, in uguale misura, doppio e triplo e quintuplo, ma sempre e rigorosamente .

Il mio dirimpettaio, au era il dottore Roberto Montesi, che dimostra la metà dei miei anni, ne ha però 10 in più, abita a e parla di . Ora, con tutta la simpatia per questo etc., persone così da queste parti non s’incontrano. Il dott. Roberto, mio futuro ospite a Roma, passa la sua giornata lavorativa in uno con una cinquantina d’associati e si occupa di consulenza aziendale dopo aver compiuto gli studi classici presso l’ .
Con lui si è bevuto un generoso e chiacchierato di , e ovviamente Pietro , figlio del per ora più celebre Nanni. Di fianco a Roberto Montesi, avvolta in uno fashionissimo scialle nero, stava Bea Casa, vincitrice del Premio con questo incipit-racconto piuttosto fulminante:

Il vecchio Holden camminava lentamente. Quando trovava un buon posto per godersi i raggi del sole, si fermava, socchiudeva appena gli occhi al calore tiepido, prestava orecchio da intenditore al cinguettio degli uccelli. Un merlo, un’allodola, un batticoda, un pettirosso, catalogava quasi inconsciamente. Un corvo. Un corvo? Aprì gli occhi e controllò; sapeva bene che dei corvi non c’era da fidarsi. Intanto nell’ottanta per cento dei casi non erano affatto corvi, ma anche quando lo erano conveniva diffidare: erano sempre implicati in losche faccende. Il vecchio Holden si alzò, stiracchiò le zampe in un unico movimento accurato, e a malincuore riprese il cammino. Non voleva nessun corvo ficcanaso intorno: per quel che doveva fare era meglio non ci fossero testimoni.

è di mestiere professoressa, ama la poesia e , me non ancora. Ma poi c’erano tutti gli altri amici, dall’ambasciatore splendido , la mia e vostra amica , col sardonico marito , di cui già sapete, l’ingegnere livornese et bon vivant e Irene, il mio compagno nella , Filippo D’Amato. Ad ascoltarlo, con occhi scuri più fondi dell’Egeo, dello Ionio e del Tirreno, la mia dame galante , perfetta nei silenzi e più nelle parole misurate. Il di lei fascino ha colpito tutti, non è per niente adulatorio nominarla meo, se da lei fu colpito, solo ieri pomeriggio, il fotografo supremo y tupamaro jamàs arrepentìdo Roberto "Che" .

Una serata memorabile, cui solo mancò la presenza dell’editor più importante in Italia, oltre che l’unica cui mai sia stato dedicato un post intero. Parlo, s’è capito, della , cui maxima debetur reverentia. Alla prossima edizione, amici miei e non della ventura, al prossimo gnomo che gnomo non è per niente.
p.s.: ma le location, vi starete domandando? Per la soirée, il , per la notte l’imprescindibile , a Monaco.
di Giovanni Choukhadarian

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