Concerti Magazine Lunedì 2 aprile 2007

A Reggio Emilia, musica vs miseria

Eh, gli emiliani, gli operosi emiliani! Hanno messo su un weekend musicale mica male e l’hanno fatto sapere al mondo: così ci siamo andati anche noi. Tutto è cominciato venerdì scorso, 30 marzo, quando 200 bambini e ragazzi venezuelani hanno invaso Reggio Emilia. Erano i membri dell’orchestra giovanile "Simon Bolivar" del Venezuela, che per molti costituisce l’iniziativa più importante per il futuro della musica classica nel mondo. È una storia bellissima che può sembrare una favola, un sogno, ma è divenuta realtà e vale la pena farla conoscere ai nostri lettori: è la storia di come si possano salvare dalle strade, dalla criminalità, dalla prostituzione e dalla guerra centinaia di migliaia di bambini insegnando loro a suonare uno strumento.

Il motto del fondatore di questo straordinario progetto – Juan Antonio Abreu – è tocar y lochar, cioè suonare e lottare. La musica come via di scampo dalla fame e dalla miseria. Su questa straordinaria avventura è stato anche fatto un film, che abbiamo visto prima del concerto e che ci ha commosso. E che meraviglia, venerdì sera, vedere entrare al Teatro Municipale questi ragazzi che al posto del violino forse oggi imbraccerebbero un fucile da combattimento! La loro musica, quella che ci hanno restituito diretti dal 26enne Gustavo Dudamel (anche lui della partita), parla di riscatto, di miracoli; c’è nel loro suono una grinta e una gioia irrefrenabile e oltremodo contagiosa; non ci si può nascondere che abbiano davvero una marcia in più, quell’urgenza che si portano dietro e che riversano sui loro strumenti. Anche perché la seconda parte del concerto ha visto i "200" cimentarsi con musiche di compositori sudamericani che i ragazzi hanno nel sangue. Un delirio!

Ma attenzione, siamo solo a metà del racconto: sabato infatti è arrivato a Reggio nientepopodimeno che Claudio Abbado, il più grande direttore d’orchestra vivente. Un sommo musicista che si sta trasformando in un mito dopo la malattia che l’ha colpito una decina d’anni fa. Anzi, proprio grazie a un’esperienza così dolorosa si è fatto in lui più urgente il pensare al futuro della musica: è lui, tra l’altro, uno dei principali collaboratori del progetto venezuelano, ma stavolta ha preferito dedicarsi a un’altra delle sue creature, la Mahler Chamber Orchestra – giovani (stavolta di tutta Europa) riuniti sotto la sua bacchetta da qualche anno. E con loro ha suonato la Sinfonia Pastorale di Beethoven, accolta da interminabili ovazioni, quasi come se il teatro si fosse trasformato in uno stadio: a noi non era mai successo. Un suono purissimo, una lettura disarmante, con il Maestro letteralmente trasfigurato, così esile e logoro sul podio, tenuto in vita soltanto dalla musica, la "sua" musica, il cosmo beethoveniano, e quei ragazzi che lo guardavano dritto negli occhi pendendo dalle sue labbra. Abbado torna a Reggio il 21 per celebrare i 150 anni di vita di questo piccolo ma eccellentissimo teatro: cercheremo di non mancare.

Che altro dire, sarebbe bello se anche in Italia ci si accorgesse che il futuro della musica dipende dai giovani; qualcuno ci prova, ma il "sistema" è duro d’orecchi. Aristotele ci aveva provato dicendo che "tutti coloro che hanno meditato sull’arte di governare l’umanità si sono convinti che i destini del mondo dipendono dall’educazione dei giovani": paradossalmente è stato ascoltato in una parte remotissima del mondo che non pensava neppure esistesse. Sarà sicuramente contento.

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