Concerti Magazine Venerdì 30 marzo 2007

Mannoia: un'onda tropicale all'Opera

Scenario inconsueto per il Teatro dell’Opera di Genova, abituato ad ospitare le arie dei celebri compositori che hanno segnato la storia della lirica. Posti esauriti in pochissimi giorni. Spettacolo carico di colori caldi e di suoni tropicali.
Il 28 marzo alle ore 21.00 il Carlo Felice ha ospitato Onda Tropicale, tour della cantautrice e interprete romana Fiorella Mannoia, da gennaio nelle più importanti città italiane, per un fittissimo calendario di spettacoli su tutta la Penisola. Sale sul palco elegantemente vestita di nero e, su uno sfondo di rossi intensi e tonalità blu che si mescolano e si confondono con immagini astratte, intona i canti della tradizione carioca e le melodie dei più importanti cantautori italiani. Musiche trascinanti e gioiose, parole cantate in italiano e portoghese, per uno spettacolo di quasi tre ore mai noioso e carico di entusiasmo. Canzoni scritte da autori brasiliani e adattate in italiano dal chitarrista e suo produttore storico, Piero Fabrizi.

Canzoni in cui gli idiomi spesso si fondono, perché i nomi dei frutti e delle piante non si possono tradurre: così in 13 di maggio, dedicata al ricordo del giorno in cui venne sancita l’abolizione della schiavitù in Brasile, nel 1888. Un viaggio musicale – quello tropicale – che l’ha coinvolta in una realtà lontana dalla nostra e degna del disco da poco uscito, omaggio alla musica popolare brasiliana, al fianco di alcune delle più importanti voci locali.
L’atmosfera vivace dei primi brani si raccoglie e diventa meditativa sulle note di Caterina e il coraggio, dedicata alle donne in difficoltà, che vede la Mannoia protagonista alle percussioni e Luca Scarpa interprete straordinario al pianoforte.

Seguono l’omaggio ai grandi nomi della musica italiana, e la bellissima Vivo di Lenine. Pausa, dopo oltre un’ora di musica intensa, a chiusura di un primo tempo brillante e riflessivo, cui segue il ritorno sul palco di una Mannoia in versione sportiva – top nero, jeans chiari e scarpe basse – carica di nuovo entusiasmo e tanta voglia di ballare.
Scatenata sulle note di Kabula Lè Lè e Mama Africa, non nasconde una punta polemica nei confronti di un palco che “le sta stretto”, di un teatro che sembra voler concedere il proprio spazio solo alla musica lirica. Appassionante l’interpretazione di Senza un frammento.

Con gesti e sguardi simpatici, Fiorella interrompe i forti applausi sul finale di Messico e Nuvole, di Paolo Conte: gira il microfono verso la platea, si siede sul palco e si mette in ascolto, invitando il pubblico ad intonare il ritornello, per uno straordinario momento che coinvolge a gran voce tutti i presenti.
Sentito e sincero l’omaggio a Sergio Endrigo – che «discretamente ha amato il Brasile e discretamente se n’è andato» – in un momento di intenso raccoglimento tra le parole cantate di Io amo solo te e il suono del pianoforte, seguito dalle note de L’assenza, con uno straordinario Fabrizi alla chitarra.
Mas, que nada, già conosciuta in diverse versioni e tormentone della scorsa estate, anima la platea e vede la Mannoia scatenarsi in movimenti brasiliani da una parte all’altra del composto palcoscenico. Ai giornalisti che vogliono sapere di chi sia la sua canzone preferita, risponde il nome di Milton Nascimento. Canzoni e momenti sembra essere la chiusura del concerto. Sullo sfondo colorato scorrono immagini che la sdoppiano. Il pubblico si alza e si apre in un applauso senza fine.
Ma lo spettacolo riprende, e la Mannoia torna sul palco con alcuni dei più grandi successi: da Sally dell’amico Vasco Rossi a Il cielo d’Irlanda, in una versione lenta ed intensa; da Quello che le donne non dicono a La storia siamo noi di Francesco De Gregori, in una sublime interpretazione di voce sola accompagnata dal pianoforte.

Sulle note brasiliane dell’ultima canzone, il pubblico accompagna il ritmo della musica con le mani, mentre tutt’intorno si accendono le luci alle finestre delle case immaginarie, singolare scenario del teatro genovese.

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