Concerti Magazine Giovedì 29 marzo 2007

Una Mannoia da applausi

Capelli rossi appena raccolti, spalle nude e una grande energia. Basterebbe questo per innamorarsi di , tanto simile alla bambina dai capelli rossi immaginata dal papà dei Peanuts che io - da perfetto Charlie Brown - non posso che sospirare quando entra in scena.
Quasi tre ore di concerto, una ventina di canzoni cantate da chi sa – come lei stessa racconta – di essere parte di un rito che si consuma da migliaia di anni allo stesso modo. Sempre uguale eppure ogni volta nuovo.
Da un lato c’è l’artista: emozionata, spaventata ed esaltata dall’idea di salire sul palco; poco prima che la musica inizi ha bisogno di sapere se avrà pubblico, ha bisogno di controllare che tutto sia al posto giusto, che la serata può essere speciale per lei e per chi è in sala.
Dall’altra parte del palco, a pochi passi da lei, c’è il pubblico. Censore implacabile eppure pronto a scaldarsi, a cantare, ad applaudire con passione e – come è avvenuto quando la Mannoia ha intonato una versione acustica del Cielo di Irlanda – ad alzarsi in piedi per dire che la serata, speciale, lo è stata davvero.

Il concerto racconta di un viaggio a cavallo delle Sette Note. Sulle strofe delle sue canzoni si arriva in Brasile tra la festa per la fine della schiavitù, il 13 maggio 1888, e il carnevale per poi tornare sulle nostre strade, dove ci sono le nuove schiave da cantare e proteggere. Cantanti verde oro si uniscono ai nostri cantautori, dalla Vanoni a Rino Gaetano, per realizzaee un'autentica festa di suoni.

Ancora una volta si conferma forte il legame tra lei e Ivano Fossati e così tra gli applausi di un teatro tutt’altro che timido si ascoltano e si cantano Panama e Verrà un tempo accompagnata da una confessione che è un tributo al cantautore di casa nostra: «quando l’ho sentita la prima volta l’ho chiamato e gli detto: lo sai che questa la canterò anch’io. Lui mi ha risposto che l’aveva scritta pensando che lo avrei fatto».
Ascoltando poi la sua versione della Storia siamo noi di De Gregori e della toccante Sally di Vasco scopro che anche loro sembrano uscite dalla penna di chi le ha scritte per finire sul palco accanto a lei.

È passata la mezzanotte quando – dopo un numero infinito di bis – si riaccendono le luci del Carlo Felice. Occhi pesti per molti ma anche una brillare delle pupille di chi ha vissuto una serata di grande musica cantata da una grandissima interprete. Talento, entusiasmo e grandi canzoni d’autore. Un mix a cui è difficile resistere. Senza parlare dei suoi splendidi capelli rossi…

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