Attualità Magazine Venerdì 23 marzo 2007

Genovainedita

Voi siete qui è davvero un bel libro; una raccolta di sedici racconti, edita da , assolutamente nuovi nello stile, negli argomenti narrati, nel sentire di chi scrive. Qualche nome: Tommaso Giagni, Giancarlo Liviano, Piero Sorrentino, Maura Gancitano, Babsi Jones, tutti giovani autori i cui testi sono stati raccolti e curati da Mario Desiati, scrittore e redattore della storica rivista letteraria Nuovi Argomenti, fondata nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia.

Questo Best off esordisce proprio con una introduzione di Desiati sul rapporto con le riviste letterarie, rapporto denso di amore e nostalgia. «Tutto è nato da una mia personale passione sulla narrativa di formazione, la letteratura giovanile – racconta – ovvero creare degli spazi per gli esordienti che diventino il luogo più libero dove pubblicare ed anche osare. Quindi, d'accordo con Nicola Lagioia e Marco Cassini, abbiamo avviato questo progetto. È nato poi un dibattito sulla scelta dei racconti».

I racconti sono stati selezionati e raccolti da riviste online e cartacee, quasi un obbligo per Desiati, così affettivamente legato a questo tipo di comunicazione. Due gli elementi decisivi per la scelta dei testi: la consapevolezza letteraria dei più giovani, consapevolezza di scrivere. «Sono ineccepibili» commenta e cita Il pugile di Tommaso Giagni e Lampedusa di Maura Gancitano.
E poi gli influssi provenienti da una letteratura altra, non italiana, bensì nordamericana che, secondo Mario Desiati, è più assorbita da questi giovani scrittori. Si legga, ad esempio, il racconto di Giancarlo Liviano Le suicide de Paris, sulla morte di Paris Hilton. Ma, aldilà di ciò, sono stati scelti tutti quei giovani scrittori che hanno uno spirito forte.

«Gli autori che hanno talento emergono sempre. In Italia ci sono molti editori che puntano sugli esordienti, ma la cosa più difficile è sopravvivere. Voglio dire che facilmente si accede alla pubblicazione ma poi, bisogna confermarsi e non sempre è facile. Spesso, autori che hanno esordito con libri folgoranti, non hanno avuto seguito».
Desiati insiste sulla sfida più che sull'esordio. Sul rimanere, sul resistere, sulla perseveranza della forza e della qualità iniziale di uno scrittore. Un discorso in cui si identifica, lui, che si sente ancora un esordiente, perché «ho pubblicato soltanto due romanzi». Lui che ha lavorato con questi ragazzi scrittori, con cui ha confrontato la sua visione della letteratura, così diversa dalla loro. Uno scambio fertile.

E a proposito di forza e di qualità, cita Piero Sorrentino, napoletano e autore del racconto Lo scasso di Poggioreale. Dice che ha «una scrittura sorvegliata, coltissima, molto attenta al dettaglio, mentre gli scrittori della sua terra sono più viscerali. Lui è meno potente stilisticamente, meno barocco ma fa un lavoro più accurato. Rispetto a Montesano è meno delirante e riduce all'osso le situazioni. Rispetto a Saviano... bé, sono diversi, sono agli antipodi, direi. Saviano ha una scrittura meno sorvegliata, più irruente e viscerale, poetica. Ma Sorrentino potrebbe tranquillamente narrare un argomento di Saviano».

Gomorra è stato un libro epocale per Desiati, che ha cambiato la percezione della narrativa. Pensa che molti scrittori ora useranno quel modello narrativo, ovvero romanzo/reportage. Questo a significare che comunque, la letteratura attinge sempre dalla realtà.
E sul proliferare degli scrittori del Sud, scrittori di qualità che narrano argomenti forti, Desiati non ha dubbi, «chi scrive deve avere qualcosa da dire ed essere attento a ciò che accade. Al Sud accadono molte cose, quindi c'è tanto da raccontare. Ma anche al Nord, si potrebbe raccontare dell'integrazione degli immigrati arabi; nessuno lo ha ancora fatto. Eppure è un argomento forte come la camorra, il contrabbando. Credo che gli scrittori del Sud abbiano più forza, più coraggio, più rabbia. Quanta gente del Nord andrebbe in una moschea a fare esperienza di quella vita diversa. Saviano si è immerso nelle realtà malavitose, le ha vissute sulla sua pelle».

Anche Piero Sorrentino ha vissuto lo scasso di Poggioreale, noto quartiere di Napoli, addirittura lo ha visitato insieme all'assistente capo della polizia municipale Antonio De Felice, personaggio non inventato, assolutamente vero, come afferma lo stesso autore che vive a due chilometri dallo scasso. Il racconto, che Sorrentino definisce un piccolo viaggio dantesco, ha avuto due vite, la prima pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno che descrive l'universo perverso dello scasso. La seconda vita, nata dalla richiesta di Desiati di ampliare la narrazione, pubblicata poi sulla rivista Stilos, descrive proprio lo scasso di Poggioreale e della visita con De Felice, «guida ideale nell'inferno metallico dello scasso, che è stato per me una di quelle ossessioni che ti porti dietro da quando sei piccolo – racconta Sorrentino. – Uno scrittore si occupa di ciò che gli cresce dentro e lo scrive per scrollarselo di dosso».

Piero Sorrentino nasce come critico letterario e saggista. Prima de Lo scasso di Poggioreale aveva scritto due racconti. Il testo pubblicato in Voi siete qui, gli ha dato la possibilità di esprimere tutto ciò che desiderava raccontare, che è così tanto da poterne fare un romanzo. «Una parte di me è stata resa pubblica, l'ho vissuta un po' staccandomene, cercando di scavare nei miei fantasmi, nelle mie ossessioni, e poi, una volta che hai preso questo pezzo di viscere e lo sbatti sul tavolo, resta là e ti libera dall'ossessione. Ma il mio racconto è stato anche uno sfogo di rabbia. Sono d'accordo con Desiati, noi scrittori del Sud abbiamo più cose da raccontare. Al Sud c'è una letterarietà della situazione, c'è una forma di scrittura che attecchisce. Certo è meno barocca di un tempo, perché quando si lavora su una situazione forte, l'accumulo linguistico ti fa esplodere il testo tra le mani, o in faccia al lettore e non sai come controllarlo».

Ecco la scrittura sorvegliata di cui parla Desiati, l'attenzione al dettaglio pur nella visceralità e nella drammaticità della narrazione. Sorrentino ha un inedito, ce ne parla: «una narrazione su movimenti delinquenziali tra Napoli e la Toscana. Una denuncia ma con la scelta del romanzo puro, cioè senza scrittura ibrida né parti saggistiche, insomma c'è una trama». Naturalmente ci auguriamo che Sorrentino porti questa sua nuova creatura a Genovainedita; l'invito gli è stato rivolto, ha risposto di sì.

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