Concerti Magazine Lunedì 12 marzo 2007

Sanremo Giovani: le pagelle

Marika Amoretti è membro del Club Tenco. Si dice appassionata della cosiddetta musica di qualità, ma paradossalmente "Festival di Sanremo Addicted": non se lo perde mai.
Quando non c'è Sanremo insegna e gira l'Italia al seguito dei gruppi che le piacciono di più. È attentissima al panorama delle novità musicali e, come vedrete, anche allo stile

Magazine - 1. Fabrizio Moro – Pensa
Aveva già partecipato al Festivalone, anni fa, con esiti trascurabili. Non mi riferisco al piazzamento in classifica, ma alla canzone assolutamente dimenticabile. Poi ha tentato qualche altro singolo, pressoché ignorato. E io credevo fosse tornato a fare il facchino a Roma. Così è stato. Poi ha avuto questa nuova possibilità, e gli è andata alla grande. Ha vinto (meritatamente, visto il parterre dei finalisti) anche il premio della critica. La sua è stata una vittoria certa fin dalla prima esibizione. La canzone parla della mafia (ispirata alla vicenda di Borsellino), ma non solo. E tratta l’argomento con un testo valido, non patetico e senza retorica urticante. Qualcuno si ricorda l’orrenda performance di “Gigi Finizio con i ragazzi di Scampia”? Ecco, grazie al cielo agli antipodi. La musica purtroppo non è al livello delle parole, e ricorda davvero troppo Il mio nome è mai più e un’altra sfilza di brani. Ma, in questo caso, il semi-recitato funziona bene. Anche perché Moro lo fa in maniera asciutta. Purtroppo, come prevedibile, hanno cercato subito di strumentalizzare la sua vittoria. I giornali hanno evidenziato che a vincere sono stati due testi impegnati, gridando alla svolta. Certo, sarebbe bello che le parole intelligenti trovassero più spazio a Sanremo. Ma sono anche convinta che il festival debba contemplare anche le canzoni più “leggere”: quindi se l’anno prossimo vincesse una “simil-paranza” non ci troverei nulla di male.

2. Stefano Centomo – Bivio
Ribattezzato efficacemente da mia sorella “Dolcenero”. In effetti la ricorda: nel look, nella voce potente e nella scena di “comincio-seduto-al-pianoforte-poi-mi-alzo-per-l’ultimo-ritornello”. Dalla sua ha anche un bonus-Nek, ovvero gli occhi azzurri. Ha una ventina d’anni, sembra simpatico, e canta piuttosto bene. Ma la canzone non è ‘sto granché. Musica così così, testo sulla falsariga del film “Sliding doors”. Non certo da podio, anche se il manipolo dei finalisti è talmente desolante. Non posso non notare che viene dall’ultima versione dell’Accademia della canzone (avete presente gli scandali per le tangenti e le raccomandazioni degli anni passati?), ed è supportato da Morini dei , che anni fa aveva seguito la dodicenne Alina, anche lei seconda. Ma non voglio essere in cattiva fede e ipotizzare magna-magna. Diciamo che auguro a questo ragazzo di tirare fuori una sua personalità. Sempre che ce l’abbia.

3. PQuadro – Malinconiche sere
Sapevo che questi due tizi venivano da Amici di Maria de Filippi, e da Sanremo Lab. Ma volevo evitare i preconcetti. Sapevo anche che erano un’accoppiata formata a tavolino dai produttori. Ma non volevo essere condizionata. Poi ho guardato le facce, la postura, il look e non mi hanno fatto una bella impressione. Ma ho aspettato che cantassero per dichiarare, senza pudore: “Che schifo!”. La canzone ha testo che può scrivere un bambino delle elementari (“malinconiche/sere senza te”), e una melodia scontata, con tanto di inserto rappato ché fa tanto moderno. Esecuzione scarsina, hanno un po’ stonato entrambi. Ma, mi chiedo, ad Amici non dovevano imparare a cantare? Magari era l’emozione, su disco hanno fatto meglio. Ma non ci tengo a saperlo. Un po’ presuntuosetto quello che ha protestato con la giuria di qualità, sostenendo che non si può dire che la canzone è brutta. Si può eccome. Definirei il look schizofrenico: uno sembrava il Justin Timberlake di periferia, l’altro uno Zarrillo dei poveri. Fin troppo evidente la strategia di distinguerli. Un po’ come avevano fatto per le Spice Girls, insomma. Magari faranno anche successo. Poveri noi.

Ora, in ordine alfabetico, i cantanti che sono arrivati alla finale:
Marco Baroni – L’immagine che ho di te
Moro ha avuto il maggior numero di preferenze anche dalla critica. Ma gli altri voti sono stati distribuiti, pochi ciascuno, agli altri concorrenti. Tutti tranne Marco Baroni. Riflettete. Questo ragazzo ha fatto uscire un singolo, con tanto di video, prima di Sanremo. Trovandolo insulso, non avevo grandi aspettative. Ed avevo ragione. La canzone ha una musica prevedibile, e il testo parla del rapporto con il padre (oh-mio-dio). Lui non ha una grande personalità, una voce che vorrebbe essere alla Ligabue ma finisce per somigliare di più a Bracco di Graci. La biografia dice che attualmente lavora come operatore ecologico, commesso in un negozio di dischi e cantante nei locali. Non credo che il mestiere per il quale è più portato sia quest’ultimo.

Romina Falconi – Ama
Non nascondo di essere rimasta perplessa, di primo acchito, dal look: capello platinato quasi bianco, orecchini giganti a cuore. Posseduta dal cattivo gusto. A suo sfavore giocava anche il testo che, ahimè avevo già letto: Ama ti prego ama/Solamente la mia anima/Non la vedi ma tu amala. Non so se mi spiego. Per fortuna, avendo uno stile soul, delle parole si capisce poco. Oggettivamente ha una bella voce, molto “educata”. Ed è pure amica dei Velvet. Ma la vedo a cantare nei club, diciamo che la discografia italiana non ne sente il bisogno.

Sara Galimberti – Amore ritrovato
Tanto per cambiare, una ragazza che ha studiato canto ed una bella voce. Questa aveva anche un buon look. Ma non basta. La canzone inizia dandoci un po’ di illusione di originalità, con un tango. Ma poi si perde in un ritornello che quasi quasi fa venire in mente la Pausini. Vedremo se la Galimberti sparirà del tutto, risucchiata dall’oblio post-sanremese, o tornerà alla carica, magari con qualcosa di più originale.

Jasmine – La vita subito
È la figlia della defunta showgirl Stefania Rotolo, ex corista dei Sottotono, e figlioccia di Renato Zero. E a 35 anni approda a Sanremo Giovani. È proprio l’ uomo-Fonopoli che le ha scritto la canzone. Canzone bruttina. Come genere ricordava un po’ Alexia dopo la svolta italiana. Ma ‘sta Jasmine ha una voce piuttosto potente, ma non straordinaria e, soprattutto manca di personalità. Nelle interviste ha sempre cercato di fare la simpatica (atteggiamento che trovo irritante) e, saputo di essere passata in finale, ha anche fatto una capriola. Brano dimenticabile, lei torni a fare la corista che le viene meglio. Però la prima sera aveva un bel vestito.

Elsa Lila – Il senso della vita
La definirei, senza rimorso, la Pausini albanese. Solo che la Lila è bellina, ha fatto anche la fotomodella. Aveva già fatto quella buffonata di Destinazione Sanremo e Sanremo nel 2002. Ricordo una canzone orrenda. E stavolta non è stata da meno. Lei si sgola, ma il brano è bruttissimo. E anche il vestito multicolor della finale faceva un po’ impressione.

Eliminati alla prima esibizione. In questo caso ha retto la regola sanremese che tra i Giovani quasi tutti i più validi vengono segati subito (vedi Negramaro).

Patrizio Baù – Peccati di gola
Un mio collega. Ovvero, un prof, nello specifico di musica alle medie. Si è trovato involontariamente al centro della “polemica hot” del Festival. Il vescovo di Ventimiglia si è preso la briga di gridare allo scandalo prima ancora che cantasse. Al centro dell’attacco è stato il testo, giocato sull’associazione cibo-seduzione. Ora, vi assicuro che non c’era nulla di sconvolgente, alla radio suonano frasi ben più scabrose. Solo che spesso sono in inglese e nessuno se ne accorge. Comunque, la visibilità data da questo episodio non lo ha aiutato ad accedere alla finale. Anzi, forse il contrario. La canzone invece era tra le meno peggio di questa categoria. Carino il testo (i giochi di parole sembrano troppo difficili per Sanremo, a volte), carina la musica. Ora può succedere che le radio la promuovano, o, al contrario che venga subito archiviata e il povero Baù torni definitivamente in classe.

Pier Cortese – Non ho tempo
Era forse il Giovane più famoso tra quelli in gara. E l’hanno segato lo stesso, per mandare avanti altre schifezze. Sinceramente, ho trovato l’eliminazione scandalosa. Non solo per la sua pregressa notorietà (non dovrebbe contare ai fini del voto), ma perché il brano era decisamente gradevole, direi tra i migliori del cantautore, che ha il pregio di avere un suo stile ormai definito. E infatti da quando è finito il Festival il singolo ha invaso le radio e le tv musicali. Morale della favola: a Pier Cortese Sanremo non è servito ad un tubo, continua la sua carriera ugualmente. E se lo merita.

FSC – Non piangere
Sugli FSC avevo buone aspettative. Piacciono già da tempo con Battiato, hanno collaborato con lui sia in tour che su disco, e avevano fatto un singolo di pop elettronico non male. L’aspetto su cui avevo delle riserve erano i testi. E, purtroppo, la canzone di Sanremo ha confermato i miei dubbi. Non piangere ha un testo un po’ immaturo. Peccato, perché la musica mi piace decisamente. Melodica, ma mi piace. A questo punto sono davvero curiosa di ascoltare le altre canzoni, per capire qual è il livello. Ma bravi, li avrei voluti in finale.

Khorakhanè – La ballata di Gino
Sono nati come cover band di De Andrè (e dal nome si capisce. Il testo parla di un contadino che si trova, suo malgrado, a fare il soldato e la musica è un po’ balcanica, un po’ Modena City Ramblers & co. E il gruppo sa anche tenere la scena. Ma non mi hanno entusiasmato. Non ho trovato in loro una scintilla di originalità che mi coinvolgesse. Credo però che visti live, piuttosto che sul palco di Villa Arzilla, rendano meglio. Giudizio non definitivo.

Grandi animali marini – Napoleone azzurro
Per la serie “i migliori non arrivano alla finale”. I G.A.M. li conoscevo già per due singoli, e mi piacevano. I testi non erano geniali (soprattutto il ritornello di Io amo il rock..), ma un rock-pop molto buono. La canzone di Sanremo è assolutamente all’altezza, e proprio non mi spiego come siano stati eliminati, secondo me è colpa dei cavallini. Vi spiego. Il testo, piuttosto psichedelico, dice Mille piccoli cavalli azzurri, e la stessa mente criminale che ha farcito l’esibizione di Daniele Silvestri di granchi ha inquinato l’esibizione dei poveri G.A.M. con cavallini da giostra in versione cartone. Avete presente quelli di Mary Poppins? Ecco. Nonostante ciò hanno fatto una bella performance, dimostrando di saper cantare, suonare e tenere il palco con una certa eleganza che definirei “baustelliana” (e da parte mia è un complimento). Inoltre in quel contesto mi sono sembrati molto più belli che nelle foto o negli altri video. I misteri dello schermo. Comunque spero che troveranno un loro spazio, e che suoneranno tanto in giro, credo abbiano delle potenzialità.

Mariangela – Ninna nanna
Non so se vi ricordate il suo orrendo tormento(ne) radiofonico: M’ama o m’amerà. Avevano girato anche un clip, nel quale si palesava una buona dose di zoccolaggine, percepibile già via audio. Per la serie “a volte ritornano” questa 22enne, con il trucco pesante quanto Raffaella Carrà, è approdata al festivalone con un pezzo che voleva essere dolce. E invece è uno straziante miagolio su una musica da Zecchino d’oro. Inguainata in una sorta di baby doll color carne sussurra per 3 minuti, passando poi a lamenti degni di un parto. Ringrazio la giuria di qualità, che ci ha permesso di non dover subire una seconda esibizione.

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