Magazine Giovedì 8 marzo 2007

Segnali di Fumetto

© www.sergiobonellieditore.it
Dando un'occhiata alle super-eroine a fumetti potrebbe essere facile pensare che il mondo dei comics sia estremamente maschilista, fossilizzato su un'idea della femminilità ferma alle pagine delle riviste patinate. Vitino da vesta, gambe chilometriche e tette abbondanti: ce ne è abbastanza da far arrabbiare anche la più moderata delle femministe.
Prendete Wonder Woman. È universalmente considerata – al pari di Superman e Batman – una delle icone del fumetto. È figlia di una dea, ha poteri tanto simili a quelli di Superman da diventare, nel futuro immaginato da in Kingdom Come, la sua sposa, eppure se uno dovesse scegliere, meglio essere arrestati da lei - sempre e rigorosamente vestita pochissimo - che da Batman e Robin.

Spostandosi dalla giustizia al crimine spunta un nuovo sex symbol: . Che la immaginiate nelle versione a fumetti o in quella cinematografica - interpretata da Michelle Pfeiffer o Halle Berry – il risultato non cambia: curve da brivido, abiti sexy e tacchi altissimi, tanto per una serata di gala quanto per la rapina del secolo.

Basta andare un po’ più a fondo per scoprire che non è tutto qui. Il fumetto idealizza, mostra quello che molti desiderano, non racconta la realtà che ci circonda ma quella che vorremmo. Come gli artisti classici, anche i disegnatori di oggi sono alla ricerca di un ideale di perfezione etico ma anche estetico. È raro trovare un eroe con la pancetta, sarebbe poco credibile.

Ma, come quello che ci circonda, anche il mondo a fumetti è bello perché è vario e così anche una docente universitaria – consulente criminologa part-time - diventa un’eroina speciale perché normale.
- il personaggio inventato da Giancarlo Berardi nel 1998 – ha le fattezze di Audrey Hepburn ed un fascino naturale unito ad un grandissimo spessore psicologico. La criminologa edita da è una persona normale, dotata di passioni e paure assolutamente comuni, che combatte omicidi, stupri e rapimenti.

L’idea da cui è partito – autore genovese già padre di un classico come Ken Parker – è quella di costruire un personaggio simile a Clarice Starling, l’agente dell’FBI capace di stregare l'amatissimo cattivo Hannibal Lecter. È infatti una criminologa specializzata in whodunnit, ossia nella costruzione di ipotesi per eleborare il profilo di un criminale, soprattutto seriale, per consegnarlo alla giustizia.

Le avventure in cui si trova sono variegate ma sempre credibili. Difficilmente la vedrete saltare da un palazzo all'altro o improvvisamente abile a sparare da distanze siderali. Più facile condividerne i piccoli fallimenti, le angosce che sentiamo vicine, come la paura del buio fino ad arrivare a riscoprire con lei i piccoli piaceri, le piccole cose capaci di farci impazzire: un bagno caldo, la crosta della crema catalana, il sacchetto dei legumi, un bicchiere di vino davanti ad un gran film. Un pizzico di Clarice, un tocco di Kay Scarpetta e tanta Amélie con lo sguardo della Audrey Hepburn a colazione da Tiffany. È una donna affascinante in cui riconoscersi o di cui innamorarsi e che arriva dalla porta accanto, non dal paginone centrale di .
di Francesco Cascione

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