Magazine Lunedì 5 marzo 2007

'Cattive': quando il killer è una lei

Magazine - Maria Vittoria Giannotti, giornalista di cronaca nera fiorentina per l’ e per Metropoli Day ha scritto un libro in cui raccoglie le figure delle donne criminali italiane del Novecento. Tra i nomi si trovano Maria Oggioni Tiepolo, Maria Dolfi, Leonarda Cianciulli, Rina Fort, Pia Bellentani, Doretta Graneris, Franca Bauso, Grazia Fichera, Rosalia Quartararo, Milena Quaglini, Gigliola Guerinoni, Maria Luigia Redoli e la contemporanea Erika De Nardo. Siamo andati a intervistarla per conoscerla meglio.

Puoi raccontarci qualcosa di te?
«Sono una giornalista fiorentina, ho 32 anni e da sette mi occupo di cronaca. Ho cominciato a muovere i primi passi in questo lavoro ancora prima di laurearmi in Lettere, collaborando con quotidiani e riviste. Per caso, sono finita ad occuparmi di cronaca nera, settore che mi ha subito appassionata. Cattive, edito dalla Olimpia, è il mio primo libro».

Perché le donne uccidono?
«È nel tentativo di dare una risposta a questa domanda che ho scritto il libro, limitando il campo della mia ricerca al solo Novecento italiano. E forse la risposta che ho trovato è quella più scontata di tutte: le donne uccidono per gli stessi motivi degli uomini. Ci sono donne che si sono macchiate del più orribile dei delitti solo per motivi di interesse, altre che hanno agito per passione, per vendicarsi dell’uomo che le aveva tradite o abbandonate. Ma ci sono anche donne che hanno pianificato e organizzato un omicidio in nome di un ideale politico oppure per ubbidire a un immaginario “ordine” di Satana».

Qual è la donna più cattiva del tuo repertorio?
«Sicuramente le più “cattive”, quelle per cui è difficile provare comprensione, sono coloro che hanno ucciso per denaro. Il caso che più mi ha colpito è quello di Maria Bonvecchiato, una signora di buona famiglia, che, negli anni Trenta, a Milano, uccise, avvelenandola con l’arsenico, una ragazza ingenua, di umili origini, che accettò di stipulare un’assicurazione sulla vita in favore di quella che sarebbe diventata la sua assassina. L’insistenza con cui la Bonvecchiato convinse l’amica a sorseggiare il rabarbaro contenuto nel bicchiere che aveva riempito di veleno è davvero agghiacciante».

Che differenza c’è tra i serial killer maschi e femmine?
«Le serial killer, in realtà, non sono molto numerose nella storia criminale italiana. In genere, comunque, le donne, dotate di minore forza fisica, ricorrono a metodi più subdoli, che richiedono una tecnica più raffinata. Non a caso, il delitto concepito con l’utilizzo del veleno è considerato dai criminologi caratteristico del gentil sesso. Certo è che Leonarda Cianciulli, passata alla storia come la “Saponificatrice di Correggio”, sembra sfuggire a questa definizione: uccise tre amiche recidendo loro la testa con un’ascia e facendone a pezzi i corpi, mettendo poi a bollire tutto in un pentolone».

Perché una donna che delinque solletica la curiosità della gente?
«Per due motivi: il primo è che le donne che delinquono sono di gran lunga meno numerose degli uomini e quindi rappresentano, in un certo senso, una rarità, un’eccezione. Ma credo anche che tanta curiosità si spieghi con il fatto che la donna assassina stravolge, con la sua violenza, quello che è il cliché femminile consolidato».

Mi puoi definire una dark lady?
«Una dark lady è una donna irresistibile e, al tempo stesso, pericolosa. Consapevole di possedere un fascino, per quanto oscuro esso sia, e disposta a utilizzarlo per raggiungere i sui scopi».

E una vedova nera?
«La vedova nera è considerato uno dei ragni più velenosi al mondo: all’origine del nome, è il fatto che la femmina si dimostra molto aggressiva nei confronti del maschio, tanto che, spesso, lo divora o ne provoca la morte al termine dell’atto riproduttivo. Con questo termine sono state additate, in passato, donne accusate di aver ucciso il marito o il compagno, solitamente per motivi di interesse».

Progetti per il futuro?
«Continuare a scrivere».

Visto il risultato raggiunto con Cattive, un saggio che si legge come un romanzo, credo che possa tranquillamente continuare a farlo.

di Gordiano Lupi

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