Weekend Magazine Venerdì 2 marzo 2007

Free climbing: a contatto col vuoto

© Jorg Zeidelhack

Magazine - Provare a scalare una parete di roccia verticale, legati a una sottile corda, che sembra rappresentare il nuovo cordone ombelicale che ti tiene unito alla vita, mentre sotto vedi il nulla, il vuoto, il baratro, è un’esperienza unica, irrepetibile che può diventare favolosa o spaventosa. In quei momenti, chi arrampica dev’esser attraversato da una tempesta di emozioni che scatenano una cascata di adrenalina e di endorfine. Qual è la sfida che spinge un uomo a superare se stesso?
Un sogno, un ideale, un mito, una scommessa contro i propri limiti o la voglia di dimostrare che nulla è impossibile? O ancora la voglia di libertà?

Ma più che conquistare un traguardo, una meta, si tratta di voler raggiungere uno stato d’animo o “gli attimi di felicità pura”, come li definisce Stefan Glowacz, uno fra i più grandi campioni tedeschi di arrampicata sportiva, nel suo libro ”On the rocks”, dove afferma: “Arrampico, quindi sono. Ma non si tratta di una latente noia di vivere. È proprio il contrario: è la gioia di vivere più pura… Riesco a sopportare il quotidiano, solo perché ho sempre la prospettiva di una nuova avventura” e ancora “ quando sono impegnato fino allo spasimo, quando mi viene richiesto il massimo contributo sia fisico sia mentale, quando corpo e mente sono in sintonia perfetta, entro in contatto con me stesso con la massima intensità. So di muovermi in un territorio di confine dove è pericoloso superare determinati limiti”.

Oggi in Liguria ci sono diverse palestre di arrampicata. Una tra le prime è stata Monkey’s Club, aperta a Recco nel ‘98 grazie ad Andrea Costaguta. La palestra coperta serve soprattutto a mantenerti in allenamento quando non hai il tempo di andare in falesia o quando le condizioni climatiche non sono le migliori. Nel 2001 invece è stata la volta della Sciorba, a Genova, gestita da Paolo Granone e Domenico Spatri. La più recente è quella di Savona, aperta nientemeno che da Christian Core, vincitore di ben due coppe del mondo. Ma Core non è l’unico fuoriclasse ligure: a Genova vive Gianni Duregato, che al contrario non ama la competizione ed è ritenuto uno dei più forti del mondo.
C’è invece chi disdegna il chiuso, la palestra e preferisce scalare all’aperto come Matteo Caropreso, infatti, nella nostra regione, la zona tra Finale, Albenga e Toirano è una delle più ricche d’Europa in quanto a falesie (pareti di roccia attrezzate per arrampicarsi): offre quasi 5.000 “vie” d’arrampicata. Ha cominciato a praticare questo sport da giovanissimo e ancora oggi, dopo tanti anni, è la sua grande passione: appena il lavoro glielo permette (laureato in Lettere, si occupa di Beni Culturali), scappa a Finale. Arrampica da più di vent’anni e di gente ne ha conosciuta tanta. Per lui il freeclimber perfetto dev’essere una persona fondamentalmente non ansiosa, che esorcizza la paura col coraggio. Sottolinea che è una disciplina che ti insegna ad aver un’ottima concentrazione e una grande padronanza di te stesso: questi atteggiamenti ti aiutano a superare situazioni particolarmante stressanti nella vita.

Parlando inevitabilmente di paura, di sfida, di pericolo, Caropreso ricorda che l’amore per il rischio è qualcosa che costa caro. Ma non si tratta semplicemente di voler sfidare la morte. È un concetto molto più profondo, alcuni psicologi parlano di un desiderio freudiano di morte che si identifica col vuoto, altri psicologi invece sostengono che sia in gioco una rimozione della paura in generale, per poi affrontare e superare una paura più circoscritta. La paura più forte, lui l’ha provata quando aveva una quindicina d’anni e scalava, slegato, a circa 80 metri di altezza. È stato colto da un abbassamento di pressione, ha visto tutto nero e ha pensato “Adesso muoio”; è stata una “cengia” (un minuscolo terrazzamento) che lo ha salvato, insieme alla sua grande forza di volontà: è riuscito a riprendersi e a terminare gli ultimi fatidici 10 metri della sua scalata: sono stati i più lunghi della sua vita e ancora oggi, a distanza di tanti anni, dice che la paura non l’ha mai superata completamente: oggi parla di paura contenuta che gli permette di scalare, divertendosi.

Anche per Paolo Granone l’aspetto più importante di questo sport è il divertimento. Ricorda che il divertimento non deve diventare esasperazione nel porsi traguardi sempre più difficili. Lui ha cominciato ad arrampicarsi da bambino, scalando il ponte di Ariccia, vicino a Roma, alto quasi settanta metri. Si sentiva una specie di “Barone rampante”. Quella che lo spingeva a salire sempre più in alto era la passione per l’aria, l’emozione, la ricerca per il vuoto come ultimo appiglio, prima del “volo” (gli attimi di caduta libera, bloccati dalla corda), perché Granone ricorda: «Il volo fa parte dell’arrampicata, se non voli non superi i tuoi limiti». È sicuro che fin da allora quello che gli ha fatto venire voglia di superare se stesso è «la passione per il vuoto, il voler conquistare quella dimensione che non riuscremo mai a dominare».

Oggi al cinema

Orizzonti di gloria Di Stanley Kubrick Drammatico/Guerra Usa, 1957 Prima guerra mondiale, sul fronte franco-tedesco a causa del fallimento di una missione i tre soldati sopravissuti vengono accusati dal loro generale di codardia e per questo fucilati. Guarda la scheda del film