Cinema Magazine Giovedì 1 marzo 2007

Teosofia: il web diventa un film

© www.teo-sofia.com
mof?, asl?. Domande che sembrano errori di battitura. E invece no, come nn, , xché, sono formule strausate dai giovani, soprattutto in chat. Mos (Maschio o femmina?, asl (Anni, sesso, luogo) sono il segno della svolta linguistica e comunicativa avvenuta negli ultimi anni. Da questo punto di partenza, e Lucio Basadonne hanno scritto «una storia d’amore - dice Michele – raccontata con il linguaggio di adesso». Il mediometraggio Teosofia non raccoglie sono gli slang odierni, ma anche i linguaggi visuali. È il primo filmato costruito al 90% con strumenti Flash (quelli delle animazioni, tanto per interderci), seguendo l’iconografia di videochat, webcam, telefonini, videocamere amatoriali e di sorveglianza. «Una specie di grande fratello al contrario», continua Michele. Lucio ha addirittura creato dal nulla un’interfaccia funzionante, che è la chat attraverso cui i protagonisti comunicano.

La trama. Teo e Sofia si conoscono in rete (mof?, asl? le domande di rito); sono disinibiti, intraprendenti. Parlano per un po’, poi si spingono anche oltre la chiacchiera. Alla fine decidono di incontrarsi. «In chat tutti sono naturali e senza troppi freni - dice Vaccari – ma nella vita è diverso». Infatti, dopo essersi spogliati davanti allo schermo in quattro e quattr’otto, l’approccio fisico è più complicato. «Per sbloccarsi dal vivo c’è bisogno di feste, pasticche, alcol e quant’altro».
La festa c’è in Teosofia, ed è un bel delirio. «Abbiamo organizzato una vera festa - dicono - chiedendo agli invitati di portare uno strumento digitale per riprendersi, e di lasciarsi un po’ andare». Non l’avessero mai fatto. Il risultato è: 15 ore di girato, dove si vede di tutto: «noi pensavamo di essere un po’ matti, ma questa gente era fuori sul serio», dice Michele.

Girato con pochi soldi (600 Eu) e poco tempo, Teosofia è figlio soprattutto del computer. «Lavoro nel campo della videoproduzione per internet - dice Lucio – e spesso mi trovo ad imitare gli effetti della pellicola con mezzi digitali. La nostra idea era andare nella direzione opposta: dare dignità al digitale come mezzo espressivo».
Il lavoro dura circa quaranta minuti. Per ammissione degli stessi creatori, la sceneggiatura potrebbe migliorare. C’è, forse, un po’ troppo autocompiacimento : «abbiamo inserito dei dettagli che facevano ridere solo noi», dicono. Un consiglio che gli ha dato anche un amico cui hanno fatto vedere il video: Niccolò Ammaniti.

Dopo il rifiuto di alcuni festival italiani hanno deciso di mettere il video sul web, creando un vero e proprio caso. Prima i forum, poi : attualmente sono circa ventimila i download: «ma ormai la situazione è fuori controllo», dice Lucio. Una casa toscana ha deciso di appoggiarli, distribuendo Teosofia nelle edicole di quella Regione. Ora il problema è non cadere nella censura. Alcune scene (poche per la verità) sono molto esplicite, ma i due non vogliono mettere il “vietato ai minori”. «Non vorremmo venire confusi con altri generi, tipo la pornografia, che non hanno nulla a che fare con il nostro lavoro». Per adesso il video è scaricabile gratuitamente: «scrivi che è consigliabile la visione ad un pubblico adulto, che è meglio». E noi lo scriviamo.

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