Magazine Martedì 27 febbraio 2007

Baci e abbracci, Claudia

Dunque venerdì sera pensavo di andare ad una semplicissima festa di compleanno. Una come le nostre italiane. Al ristorante cinese, dal mio buon , con una decina di invitati o giù di lì. Jolanda, una nostra amica e vicina di casa, ci ha invitati per i quindici anni della sua figlia più piccola, Alba.
Jolanda e sua sorella Rita sono arrivate circa tredici anni fa dall’Ecuador e ora vivono e lavorano qui. Abitano a un passo da casa mia. Hanno molti amici, non solo ecuadoriani, ma molti italiani anche. Sono donne belle e forti. Come si fa a non amarle. Le due figlie di Jolanda sono cresciute in Italia e sono ormai due ragazze, bellissime peraltro, che vanno a scuola, studiano, escono e vivono come qualsiasi adolescente. Non è stato facile per loro. Ne hanno passate tante. E ora finalmente si sentono a casa. Anche se la loro terra rimane sempre il posto dove tornare, prima o poi.

Dunque vi dicevo che il mio compagno ed io siamo stati invitati al compleanno di Alba. L’appuntamento era per le sette e mezza. Pensavamo ad una cena tranquilla, con alcuni loro amici e parenti, i pochi che vivono qui a Genova, con la torta, le candeline, i regali e tutto il resto. Invece non è stato così. Siamo arrivati e abbiamo visto una marea di persone. Italiani, ecuadoriani. C’erano pure tre indiani. C’è da dire che gli invitati arrivavano da ogni dove. Molti dalla Spagna, alcuni dalla Germania, altri da varie città italiane. L’attesa per l’arrivo della festeggiata è durata fino alle dieci o giù di lì. Tutti in gran tiro, eleganti, con un sacco di bambini strizzati e incravattati in abiti da festa, mentre le bambine erano vestite da damigelle, con deliziosi abitini rosa. Perché per una ragazza ecuadoriana compiere quindici anni è un evento tanto importante quanto un matrimonio. Infatti per l’occasione è stata affittata un’intera sala, addobbata per l’occasione in modo fantastico.

Sono rimasta fuori dalla sala gremita di gente ad aspettare. Alba è arrivata con un abito meraviglioso, in rosa pure lei, emozionata come una giovane sposa. Mi ha preso la mano e mi ha detto, senti come batte. Le ho toccato il petto e mi sembrava che il cuore le scoppiasse, che le schizzasse fuori e mi cadesse in mano. Le ho detto, calmati, è la tua serata, dai che sei bellissima. Ma Alba tremava, con le mani ghiacciate mi stringeva le mie e mi chiedeva, Claudia, ma c’è tanta gente là dentro? Ed io, eh sì, effettivamente un po’. E lei, che paura. Ed io non gliel’ho detto, ma al posto suo, a quindici anni, me la sarei fatta sotto. Sono rimasta lì, con lei tutto il tempo, a calmarla, a parlarle, ad aggiustarle i capelli, il vestito e tutto il resto, mentre dentro la sala tutti si preparavano ad accoglierla e aumentava il fermento.
I bambini e le damigelle venivano messi in fila per precederla, la mamma e le zie correvano da una parte all’altra per salutare gli invitati e per sistemare le ultime cose.

Io ero un po’ confusa, sbigottita da tutta quella confusione carica di aspettative. Incuriosita anche. Dopo un bel po’ ecco che parte la musica e Alba è invitata a entrare. Io corro dentro e mi siedo al mio tavolo per non perdermi l’avvenimento.
E finalmente ci siamo. I bambini e le piccole damigelle sfilano, serissime e orgogliose del loro ruolo, chi con i fiori, chi con cuscini con doni e altre cose. Ed ecco che la quinceneira (si scrive così?) entra tremante in mezzo agli applausi, urla, musica e grida. Solitamente non piango ai matrimoni o a altre feste. A volte mi commuovo un po’. Ma in questa occasione, vi giuro che mi sono ritrovata a piangere come una scema. E oltretutto ero l’unica. Neanche sua madre, che avrei detto si sarebbe sciolta in lacrime, si è lasciata andare. Tutti gioiosi, ma attenti al rito, hanno seguito con serietà e passione la cerimonia. Perché la festa è una vera e propria iniziazione.

Intanto alla festeggiata vengono tolte le sue scarpe e le vengono messe un paio di scarpe rosa, con un tacco bello alto, da donna appunto. Poi le viene sfilato un elastico dalla gamba e una delle zie le mette una giarrettiera rosa. Dopo ci sono i discorsi di auguri e di raccomandazioni dei parenti che la giovane donna ascolta. E qualcuno traduceva in italiano per chi non capiva lo spagnolo. Insomma, le viene detto, ora sei una donna, hai pure le scarpe, vai. Anche il mio compagno è stato chiamato a dire qualcosa. È arrivato al microfono intimidito e sorpreso dall’onore che gli veniva fatto. Non se l’aspettava proprio questo invito. Anche se è abituato a parlare in pubblico e la dialettica non è quella che gli manca, davanti a quella folla attenta e alla giovane Alba, che aspettava le sue parole, ha avuto un attimo di cedimento. Ha cominciato balbettando.

Be-ene, ha detto, siamo tutti qui riuniti per festeggiare Alba. Che con queste scarpe tu possa fare tanta, ma tanta strada per tanti e tanti anni. Così ha detto. Secondo me mezza sala, la parte maschile, si è toccata gli zebedei. Io ho pensato, ma li ha visti i tacchi? Non ci puoi fare neanche venti metri. Comunque l’augurio emozionato e sincero è arrivato, e quindi grandi applausi e urla e intonazioni di canti. Insomma, subito dopo il valzer di rito ballato con uno zio, Alba si è rilassata ed è cominciata la festa vera e propria.
E allora cibo, musica e birra fino a tardi. Siamo stati trascinati a conoscere tutti, queste donne e questi uomini accoglienti e ospitali, che ti davano il benvenuto come fossi uno di famiglia. Ma quelle che mi hanno colpito di più sono state le donne. Molte di loro sono arrivate qui da sole, senza i loro uomini, con i figli. Se li sono tirati su, hanno lavorato, si sono costruite delle cose importanti. Non so come sia in Ecuador, ma le donne che sono qui sono la vera colonna portante della famiglia. Sono indipendenti, emancipate, non hanno paura di affrontare le avversità e lottano con coraggio per preparare ai loro figli un futuro migliore. Le guardavo, queste donne brave e coraggiose. E ascoltavo le loro storie. Tante e diverse. E così, tra canti e balli e discorsi e racconti di vita, ho passato una serata meravigliosa, con tanta gente diversa, ma tutti insieme.
Ecuadoriani, italiani, indiani. Tutti in un ristorante cinese.
Il trionfo di un’immagine di società che sogno.
Quella che fa delle differenze un grande tesoro.

Se volete contattare Claudia ecco il suo indirizzo:
di Claudia Priano

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