Magazine Lunedì 26 febbraio 2007

La Cuba di Cabrera Infante

Tre tristi tigri
Il Saggiatore Net – pag450 – euro 11,00
Mea Cuba
Il Saggiatore EST – pag. 470 euro 9,30

Guillermo Cabrera Infante nasce a Gibara, nella zona orientale di Cuba e successivamente emigra all’Avana con la famiglia. Si iscrive a medicina, ma poi abbandona la facoltà per entrare come redattore nella rivista Bohemia. Nel 1949 fonda il settimanale Nueva Generación e nel 1950 entra nella Scuola di Giornalismo. Due anni dopo, a causa di un racconto pubblicato su Bohemia, viene incarcerato.
Negli anni successivi non può firmare i suoi lavori con il proprio nome e deve utilizzare lo pseudonimo di G. Caín. Nel 1951 fonda la Cineteca di Cuba, comincia a scrivere articoli di cinema sulla rivista Carteles e tre anni dopo viene nominato redattore capo. Dopo il trionfo della Rivoluzione, dirige il Consiglio Nazionale di Cuba e come editore di Revolución crea il suplemento letterario Lunes, che ha vita breve.
Nel 1962 viene nominato addetto culturale di Cuba a Bruxelles, incarico che svolge fino al 1965, anno in cui rompe con il regime di Fidel Castro e si stabilisce a Londra, città dove muore nel 2005.

Lo scrittore definisce il suo periodo a Bruxelles come «una specie di Siberia», accettata solo perché non ce la faceva più a vivere all’Avana. «Non sopportavo di essere considerato un appestato invece che una persona», scrive. Así en la paz como en la guerra (1960) è il suo primo volume di racconti. All’interno della tradizione letteraria cubana del ventesimo secolo, Tres tristes tigres (1965) - un titolo che è uno scioglilingua - rappresenta un totale rinnovamento della concezione estetica e concede alla parola la stessa dimensione spazio-temporale dell'azione narrativa. Questo romanzo conferma Cabrera Infante come uno dei narratori di lingua spagnola più importanti del secolo ed è un’opera tradotta in tutto il mondo. In Italia esce per la prima volta nel 1976 per merito de Il Saggiatore e con una efficace traduzione di Leonardo Lojacono, mentre la ristampa giunge a ottobre 2006, un anno dopo la morte dello scrittore.

Il romanzo racconta l’Avana di Batista poco prima della Rivoluzione e soprattutto riesce a fare un affresco di una società in lenta ma inesorabile decadenza. Si avverte che qualcosa sta per accadere come sotto un vulcano vicino a esplodere, ma la letteratura non può fare miracoli perchè non ha la stessa forza distruttrice della storia. Si tratta di un romanzo complesso, scritto in uno spagnolo barocco e molto letterario, dal linguaggio ricercato che a tratti ricorda quello di Joyce, Stern e Carroll. Resta il suo libro migliore e bene ha fatto Il Saggiatore a riproporlo a un poco attento pubblico italiano per far capire che i grandi scrittori cubani non sono quelli che omaggiano il potere.
L’Avana e il mondo cubano sono le ossessioni ripetute di Cabrera Infante, in questo romanzo come in tutta la sua opera.

Di Cabrera Infante ricordiano anche La Habana para un infante difunto (1979), un libro molto autobiografico edito in Italia da Garzanti, O (1975) e Exorcismos de esti(l)o (1976), opere sperimentali inedite in Italia. Ha pubblicato anche Holy Smoke (1985), ma solo in inglese, un romanzo che racconta la storia di una foglia di tabacco dai primi fumatori fino ai nostri giorni. Un altro volume importante uscito per i tipi del Saggiatore è Mea Cuba - con amore e con rabbia, raccolta di articoli polemici che Infante ha pubblicato su vari quotidiani e periodici nel corso della sua vita. Il libro va letto come un’invettiva politica lanciata contro un regime che odia perché gli ha tolto la libertà di rivedere il suo paese e di poter tornare a casa propria.
Cabrera Infante resta in esilio volontario dal 1965 al 2005, anno della sua scomparsa, e non lesina mai critiche feroci ai papaveri della rivoluzione e ai letterati che non gli vanno a genio. Non ha un carattere facile il vecchio Infante e da buon cubano possiede una lingua sciolta capace di fare più vittime che una spada affilata. Sotto i suoi fendenti letterari cadono pure nomi del calibro Lezana Lima e Alejo Carpentier, colpevoli di essere rimasti a Cuba asserviti (ma non troppo) al tiranno. In ogni caso non si può dire di conoscere la letteratura latinoamericana se non si è letto niente di Guillermo Cabrera Infante. Senza dubbio un suo romanzo rappresenta una lettura ben più complessa che affrontare un’opera di Luis Sepulveda o di Garcia Marquez, ma vi garantisco che ne vale la pena.
di Gordiano Lupi

Potrebbe interessarti anche: , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin , MiniVip&SuperVip. Il Mistero del Viavai di Bozzetto: il cinema si fa fumetto , Il segreto del faraone nero, una nuova stoccata letteraria di Marco Buticchi , Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti

Oggi al cinema

The children act Il verdetto Di Richard Eyre Drammatico 2017 Giudice dell'Alta Corte britannica, Fiona Maye è specializzata in diritto di famiglia. Diligente e persuasa di fare sempre la cosa giusta, in tribunale come nella vita, deve decidere del destino di Adam Henry, un diciassettenne testimone di Geova... Guarda la scheda del film